L'ottava bolgia risplende di
fiamme; ogni fiamma incorpora un peccatore. In questo girone infernale
sono condannati i Consiglieri Fraudolenti, coloro cioè, che usarono
l'intelligenza per ordire inganni.
Avvolti da una fiamma bifida stanno Ulisse e Diomede. Ulisse è qui
condannato, quale principale ispiratore dell'inganno perpetrato ai danni
dei Troiani tramite il cavallo di legno.
Dante chiede a Virgilio
di poter parlare alle due ombre avvolte nella fiamma, ma la sua
guida lo frena, ricordandogli che si tratta di Greci, quindi di uomini
superbi.
È Virgilio stesso che avvia il dialogo, chiedendo loro come trovarono
la morte. Ulisse inizia allora il suo racconto.
Congedatosi dalla maga Circe, l'eroe greco, spinto dalla sete di
conoscenza e incurante degli affetti famigliari, raccoglie un esiguo
drappello di vecchi compagni e salpa con una nave.
Giunti alle colonne d'Ercole (lo stretto di Gibilterra), egli incita i
suoi marinai a superarle:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.
L'imbarcazione procede dunque il suo viaggio, oltre i confini del
mondo conosciuto, sino ad avvicinarsi alla montagna del Purgatorio. I
marinai esultano, ma la loro gioia dura poco: dalla montagna un turbine
di vento investe la nave, che naufraga miseramente nell'oceano.
Interpretazioni contraddittorie si sono succedute nei secoli su
questo canto e in special modo sulla figura dell'Ulisse dantesco. Si
tratta di un ribaldo senza rimorsi o di un eroe?
I commenti più recenti propendono per questa seconda ipotesi: Ulisse
rappresenterebbe l'aspirazione all'assoluto, sarebbe il campione
dell'umanesimo integrale. Un personaggio moderno, affamato di conoscenza
e di avventure, sorretto dal libero pensiero, insofferente ai dogmi e
alle verità rivelate.
La volontà di conoscere è la qualità essenziale dell'uomo; vivere
privi di questa aspirazione costituisce non un'esistenza umana, ma
un'esperienza bestiale. Ulisse è abitato da una energia prometeica;
riconosce la sconfitta del suo ultimo tentativo di sfidare i limiti
imposti dalla divinità, ma non si pente.
In qualche modo egli rappresenta un modello umano che si contrappone
all'uomo medioevale, chiuso nelle sue certezze sul cosmo e su Dio.
Dante è turbato dall'incontro con l'eroe greco. Secondo Benedetto
Croce egli riconosce se stesso in Ulisse. Le loro imprese, in effetti, si
assomigliano: anche Dante si è "imbarcato" in un viaggio
incerto e temerario, che ha i connotati della follia.