Nell'altro emisfero, agli
antipodi della città di Gerusalemme, in mezzo all'oceano, sorge la
montagna del Purgatorio, alla cui sommità si trova il paradiso
terrestre, da cui un giorno vennero scacciati Adamo ed Eva.
Dante e Virgilio, al quarto giorno dall'inizio del loro viaggio,
approdano alla luce di "quel secondo regno/ dove l'umano spirito
si purga".
Dante formula la sua invocazione alle Muse e, ritrovata la vista,
riconosce Venere e le quattro stelle simboleggianti le virtù cardinali:
prudenza, giustizia, fortezza e temperanza.
A guardia del Purgatorio sta un vecchio dalla barba e dai capelli
brizzolati, che induce deferenza e che Virgilio riconosce. Appena si
rende conto dell'identità del suo interlocutore, Virgilio costringe
Dante ad inginocchiarsi. Si tratta di
Marco Porcio Catone, detto l'Uticense, valoroso patriarca dai costumi austeri e
fiero
amante della giustizia, che si suicidò, in nome della libertà, quando
l'armata anticesariana venne sconfitta a Tapso.
Catone è il primo personaggio che Dante e Virgilio incontrano nel
Purgatorio. Egli è sorpreso che i due pellegrini siano scampati all'Inferno e siano giunti fin lì.
Virgilio gli spiega che sono arrivati sulla spiaggia per intercessione di una donna del Paradiso e che è sua intenzione
mostrare a Dante, dopo le anime dannate dell'Inferno, le anime che in
Purgatorio cercano di emendare le loro colpe. Ricorda inoltre a Catone
la moglie Marzia, da lui molto amata in vita e adesso ricoverata fra le
anime dell'inferno.
Il canto si conclude col rito di purificazione richiesto da
Catone: Virgilio lava il viso a Dante, togliendone la caligine infernale
e lo cinge di un giunco, simbolo di umiltà, in un atto dal significato
battesimale.
Già in questo primo canto il lettore avverte un clima mutato,
rispetto a quello tetro e infuocato dell'Inferno. Una lieta
brezza di sollievo e di speranza mitiga l'affanno dei viandanti.