Dante Alighieri. Divina Commedia, Canto XI del Paradiso

Il canto si apre con un'invettiva di Dante contro le dissennate ambizioni terrene degli uomini ("O insensata cura de' mortali"), che si perdono attendendo al vano studio della giurisprudenza (iura) o della medicina, inseguendo la carriera ecclesiastica o il potere mediante la sopraffazione o il raggiro, o perseguendo il profitto nel commercio, nell'usura e nella pubblica amministrazione, oppure dedicandosi ai piaceri carnali ("chi nel diletto della carne involto / s'affaticava") o all'ozio.
Mentre lui, Dante, libero da tali bassezze ("da tutte queste cose sciolto"), se ne sta con Beatrice nel cielo del Sole.

San Tommaso, intanto, riprende a parlare, informando Dante che la divina Provvidenza, che regola il corso delle vicende umane ( "che governa il mondo"), ha mandato sulla terra due principi con il compito di guidare e sostenere la Chiesa. Si tratta di san Francesco e di san Domenico.
San Francesco fu ardente di carità come un Serafino ("L'un fu tutto serafico in ardore"), san Domenico splendente di sapienza come un Cherubino ("l'altro per sapienza in terra fue / di cherubica luce uno splendore").

L'Aquinate passa poi a ordire il panegirico di San Francesco. Originario di Assisi, figlio di un mercante, Pietro Bernardone, egli, per amore di una donna, la Povertà, non esitò a entrare  in conflitto col padre ("che per tal donna, giovinetto, in guerra / del padre corse").
Con la sua ricchezza spirituale, non compresa dagli uomini mondani, san Francesco si guadagnò ben presto dei discepoli: Bernardo da Quintavalle, Egidio, Silvestro ("'l venerabile Bernardo / si scalzò prima... Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro"). Il suo ordine ottenne una prima approvazione da papa Innocenzo ("da lui ebbe / primo sigillo a sua religione"), poi una seconda, questa volte solenne e ufficiale, da papa Onorio III, prima di ricevere da Cristo stesso, sulla cima aspra e rocciosa della Verna, le Sacre Stimmate. 
"da Cristo prese l'ultimo sigillo,
che le sue membra due anni portarno"
.

In punto di morte raccomandò ai suoi seguaci la Povertà e, coerentemente al suo credo, alla Porziuncola, volle essere deposto nudo sulla nuda terra ("al suo corpo non volle altra bara").

Secondo le parole conclusive che San Tommaso pronuncia a Dante, san Domenico, l'altro eletto da Dio a salvare la Chiesa, padre e fondatore dell'ordine dei Predicatori, seguendo i precetti del quale si accumulano virtù e meriti per la salvezza eterna ("per che, qual segue lui com'el comanda, / discerner puoi che buone merce carca"), ha purtroppo lasciato un gregge di seguaci ghiotti di altri cibi, rispetto a quelli raccomandati dal suo pastore ("Ma il suo peculio di nova vivanda / è fatto ghiotto"). Pochi rimangono fedeli. La maggior parte si è allontanata dai precetti e ha perduto quella ricchezza spirituale che le dovrebbe servire di alimento.

In questo canto, Dante polemizza con una concezione utilitaria del sapere, aliena dall'amore della conoscenza, ma tesa esclusivamente al guadagno materiale. Soprattutto polemizza contro la degenerazione della Chiesa, di cui condanna l'attaccamento ai beni terreni dei suoi  rappresentanti.
Fulgido esempio da seguire è quello di San Francesco con il suo amore per la povertà, allegorizzata nel canto come una donna.
La figura di san Francesco, come ce la presenta Dante in questo canto, costruita sulla base delle biografie medioevali del santo di Assisi, si staglia potente, energica e maestosa. Non c'è nessun indulgere, nelle parole di Dante, al sentimentalismo e all'aneddotico.

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Pagina aggiornata il 19.03.08
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