Non
solo penso che un genere meno formalizzato, meno
codificato ed esposto a uno sfruttamento consapevole
e intensivo come il saggio, abbia oggi una maggiore
freschezza e maggiori potenzialità inventive,
conoscitive (fino al punto di poter inglobare,
rielaborare e infine ereditare compiti e funzioni
delegate fino a ieri ad altri generi). Credo anche
che nel Novecento internazionale da un lato, e
nell'intera tradizione italiana dall'altro, il genere
saggistico abbia svolto un ruolo che non gli è stato
debitamente, chiaramente riconosciuto.
Poco so di critica e teorie letterarie, anche se
ne sono molto curioso.
Dalle mie scarse letture, tuttavia, mi pare di
poter affermare con sufficiente sicurezza che Alfonso
Berardinelli sia una delle voci più attendibili e
stilisticamente pregevoli del panorama letterario
nostrano.
Mi ricordo i suoi profili critici di poeti,
pubblicati settimanalmente, anni or sono, su Panorama,
eleganti e divulgativi allo stesso tempo.
In questo libro, che è costituito, in gran parte,
da scritti già pubblicati dal critico romano
sull'argomento, Berardinelli tesse l'elogio della
forma saggio, la più incisiva, la più mutevole, la
più viva, la più capace di trasmettere suggestioni
e contenuti, fra i generi letterari contemporanei.
Molti grandi libri, capisaldi della modernità, sono
dei saggi: Il Principe di Machiavelli, i Saggi
di Montaigne, il Dizionario filosofico di
Voltaire, le Operette morali di Leopardi, La
gaia scienza di Nietzsche, Le pietre di
Venezia di Ruskin.
Il Novecento, poi, è il secolo della forma saggio;
molta narrativa di valore (Mann, Musil, Proust,
Broch, Kafka) sembra avere una vocazione saggistica.
Molti scrittori novecenteschi hanno forse dato il
meglio di sè come saggisti (Camus, Valery, Paz,
Enzensberger, Pasolini).
Dopo un excursus sul genere saggio nei secoli,
Berardinelli appunta la propria attenzione sulla
saggistica letteraria italiana del Novecento, una
acuta "critica della critica" condotta
attraverso una competente disamina della produzione
letteraria, dopo De Sanctis e Croce, di
Michelstaedter, Prezzolini, Salvemini, Cecchi, Praz,
Longhi, Gobetti, Gramsci, Debenedetti, Saba, Gadda,
Montale, Fortini, Pasolini, don Milani, Solmi, La
Capria, Garboli, Orlando, Magris, Ferroni, Moretti.
Per gli stranieri, un capitolo ciascuno viene
riservato a Steiner e Auden.
Alcuni ritratti sono indimenticabili (Praz e
Debenedetti, per esempio).
Di ogni autore viene tratteggiato un profilo
sintetico, ma affascinante, preciso ed esauriente,
per la soddisfazione del lettore che ha modo di farsi
un'idea attendibile degli scrittori trattati, quasi
tutti straordinari protagonisti delle patrie lettere.
Una scrittura piacevole, quella di Berardinelli,
un libro ricco di stimoli, riflessioni,
approfondimenti.
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