Alfonso Berardinelli, La forma del saggio, Marsilio, 2002

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copertinaNon solo penso che un genere meno formalizzato, meno codificato ed esposto a uno sfruttamento consapevole e intensivo come il saggio, abbia oggi una maggiore freschezza e maggiori potenzialità inventive, conoscitive (fino al punto di poter inglobare, rielaborare e infine ereditare compiti e funzioni delegate fino a ieri ad altri generi). Credo anche che nel Novecento internazionale da un lato, e nell'intera tradizione italiana dall'altro, il genere saggistico abbia svolto un ruolo che non gli è stato debitamente, chiaramente riconosciuto.

Poco so di critica e teorie letterarie, anche se ne sono molto curioso.

Dalle mie scarse letture, tuttavia, mi pare di poter affermare con sufficiente sicurezza che Alfonso Berardinelli sia una delle voci più attendibili e stilisticamente pregevoli del panorama letterario nostrano.

Mi ricordo i suoi profili critici di poeti, pubblicati settimanalmente, anni or sono, su Panorama, eleganti e divulgativi allo stesso tempo.

In questo libro, che è costituito, in gran parte, da scritti già pubblicati dal critico romano sull'argomento, Berardinelli tesse l'elogio della forma saggio, la più incisiva, la più mutevole, la più viva, la più capace di trasmettere suggestioni e contenuti, fra i generi letterari contemporanei. Molti grandi libri, capisaldi della modernità, sono dei saggi: Il Principe di Machiavelli, i Saggi di Montaigne, il Dizionario filosofico di Voltaire, le Operette morali di Leopardi, La gaia scienza di Nietzsche, Le pietre di Venezia di Ruskin.
Il Novecento, poi, è il secolo della forma saggio; molta narrativa di valore (Mann, Musil, Proust, Broch, Kafka) sembra avere una vocazione saggistica. Molti scrittori novecenteschi hanno forse dato il meglio di sè come saggisti (Camus, Valery, Paz, Enzensberger, Pasolini).

Dopo un excursus sul genere saggio nei secoli, Berardinelli appunta la propria attenzione sulla saggistica letteraria italiana del Novecento, una acuta "critica della critica" condotta attraverso una competente disamina della produzione letteraria, dopo De Sanctis e Croce, di Michelstaedter, Prezzolini, Salvemini, Cecchi, Praz, Longhi, Gobetti, Gramsci, Debenedetti, Saba, Gadda, Montale, Fortini, Pasolini, don Milani, Solmi, La Capria, Garboli, Orlando, Magris, Ferroni, Moretti. Per gli stranieri, un capitolo ciascuno viene riservato a Steiner e Auden.
Alcuni ritratti sono indimenticabili (Praz e Debenedetti, per esempio).
Di ogni autore viene tratteggiato un profilo sintetico, ma affascinante, preciso ed esauriente, per la soddisfazione del lettore che ha modo di farsi un'idea attendibile degli scrittori trattati, quasi tutti straordinari protagonisti delle patrie lettere.

Una scrittura piacevole, quella di Berardinelli, un libro ricco di stimoli, riflessioni, approfondimenti.

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