Figlio illegittimo di un medico
padovano, Angelo Beolco ci dà una rappresentazione amara e per niente
idilliaca del mondo popolare, in cui, a causa della fame, si rinuncia
all'amore.
Ai suoi tempi Beolco non fece successo perché infastidiva il
pubblico aristocratico e inoltre, la sua, era un'accusa violenta. Si
preferiva una commedia libera, ma che rispecchiasse solo una
determinata parte della società. Ciò apparteneva a una visione
aristocratica della vita.
Recentemente Beolco è stato rivalutato.
Non vi è nelle sue opere alcuna rivolta esplicita verso i signori.
C'è, invece, da parte dei contadini, la consapevolezza della loro
inferiorità.
(v. s. 24-12-2004)