Che la lettura potesse strappare delle sonore
risate lo sapevo già dopo aver letto, nella
primissima adolescenza, Il circolo Pickwick
di Dickens.
Ma il libro che mi ha fatto ridere di più in
assoluto, proprio di gusto, in modo irrefrenabile, è
stato questo Bar Sport di Stefano Benni.
Ero in coda, una bella coda sovietica come capitava
spesso di fare in Italia nei primi anni Ottanta,
dovevo fare una vaccinazione, una visita di idoneità
a qualchecosa, non ricordo più bene. Insomma si
profilava una giornata noiosa, o per essere meno
eufemistici, di m.....
Senza molta speranza di sfuggire al tedio, mi ero
portato appresso questo libretto dello scrittore
bolognese, di cui avevo avuto modo di apprezzare la
fresca verve umoristica nella rubrica che
teneva in quegli anni per Panorama, allora
non ancora di Berlusconi.
Non appena, scettico, ho cominciato a leggere il
libro, non mi sono più potuto trattenere dalle
risate. Dalla prima all'ultima pagina un riso
convulso, che inutilmente cercavo di soffocare,
suscitando il comprensibile sconcerto dei presenti.
Benni in questo libro è decisamente corrosivo, sa
identificare tic, ossessioni, manie, vezzi
che hanno per palcoscenico questa istituzione
ormai consacrata della provincia italiana che è il bar.
Indimenticabili le pagine sul tecnico calcistico,
maschera nazionale per eccellenza.
Di Benni mi è capitato poi, negli anni, di
leggiucchiare qualche altra cosa, distrattamente e
senza voglia. Non ricordo nessun altro suo libro.
Forse la mia disposizione d'animo è cambiata, forse
lui si è raffinato. Non so. Davvero non ho
un'opinione precisa.
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