ARISTOTELE

La vita

Aristotele nacque a Stagira nel 384/383 a. C. Il padre, Nicomaco, era medico. Per completare la propria educazione frequentò l'Accademia, dove fu l'allievo più brillante di Platone e dove rimase per vent'anni. Abbandonò l'Accademia alla morte di Platone. Divenne precettore di Alessandro. Ormai cinquantenne e pensatore di fama, fondò ad Atene una propria scuola, il Peripato, in opposizione all'Accademia. Seguirono anni di fecondi studi e pubblicazioni. Alla morte di Alessandro il Macedone, nel 323 a. C., Aristotele lasciò Atene perché si sentiva minacciato. Riparò a Calcide dove morì nel 322 a. C.

Politica

L'uomo ha bisogno, per vivere, di intessere relazioni con gli altri. Lo Stato ha la  preminenza perciò sull'individuo. 
Non la famiglia, né il villaggio, ma l'articolata organizzazione dello Stato può consentire al singolo le condizioni della vita perfetta. Soltanto lo Stato con le sue leggi può pungolare l'individuo a rinunciare al proprio egoismo e a perseguire una vita non soggettivamente, ma oggettivamente buona.

Per Aristotele la donna è inferiore all'uomo per natura, così come esistono gli schiavi per "natura" ed è allo stesso modo naturale la supremazia dei Greci sui Barbari.
Mentre è virtuoso procacciarsi il necessario per vivere, lo Stagirita è contrario al commercio, poiché vede in esso la rincorsa della ricchezza, il vivere in funzione di essa.

Il cittadino è colui che partecipa alla vita della polis (amministrativa, giuridica, ecc.). Tutti gli altri sono costretti ad attività che servono al sostentamento del cittadino. Uomini, dunque, considerati mezzi per il soddisfacimento dei bisogni di altri uomini.

Il fine dello Stato è di mirare al bene comune. Per raggiungere tale obiettivo lo Stato necessita di una struttura. Tre sono le forme di governo praticabili:  a) il governo di un solo uomo; b) il governo di pochi uomini; c) il governo della maggior parte degli uomini.
L'importante è che il potere venga esercitato nell'interesse comune: allora si hanno le costituzioni rette.
Qualora coloro che governano ricerchino il loro interesse privato, danno luogo a deviazioni o costituzioni degenerate.
Aristotele riconosce tre forme di costituzioni rette: a) la monarchia; b) l'aristocrazia; c) la politía.
Specularmente, tre sono le forme di costituzione degenerata: a) la tirannide; b) l'oligarchia; c) la democrazia (da intendersi non nel senso moderno del termine, ma come sinonimo di demagogia).

Nello Stato ideale, la popolazione dovrà essere né troppo esigua né troppo numerosa. Anche il territorio non dovrà essere né troppo vasto né troppo piccolo, in modo da poterlo difendere con facilità. I cittadini dovranno essere virtuosi.

Per prosperare, la Città abbisogna di:

  1. Coltivatori della terra che forniscano cibo
  2. Artigiani che procurino strumenti e manufatti
  3. Guerrieri che sappiano difenderla dai ribelli e dai nemici
  4. Commercianti che producano la ricchezza
  5. Uomini che la governino
  6. Sacerdoti che si occupino del culto.

Veri cittadini saranno considerati soltanto coloro che si occupano della guerra, del governo e del culto. Soltanto a costoro sarà consentito vivere una vita perfetta e felice. Tutti gli altri devono, di necessità, condurre un'esistenza infraumana.

Per formare cittadini virtuosi grande importanza Aristotele attribuisce all'educazione, che sarà compito non dei privati ma dello Stato. Dall'educazione, che ha come culmine lo sviluppo dell'anima razionale, sono escluse le classi inferiori.

Poetica

L'arte, per Aristotele costituisce una forma di conoscenza. Dice esplicitamente: "Alcune cose che la natura non sa fare l'arte le fa, altre invece le imita".
Le "arti belle " non hanno un'utilità immediatamente pratica.
Nella Poetica, Aristotele prende in esame la poesia tragica e, in subordine, la poesia epica. È probabile si sia occupato pure della commedia, ma quanto scritto in proposito è andato perduto.

Due sono i concetti fondamentali che Aristotele elabora per comprendere il fatto artistico: a) la mimesi; b) la catarsi

In antitesi a Platone, per cui l'arte è copia di una copia, per Aristotele l'arte ricrea le cose secondo una nuova dimensione.
L'arte è superiore alla storia per il diverso modo in cui essa tratta i fatti: mentre la storia è vincolata al particolare, l'arte assurge all'universale.
L'arte può prescindere dalla realtà, introdurre eventi irrazionali o impossibili, ricorrere a menzogne. Ma l'impossibile e l'irrazionale devono essere verosimili. Scrive in proposito Aristotele: "L'impossibile verisimile è da preferire al possibile non credibile".

Il "bello" è in Aristotele un concetto quasi matematico, implica ordine, simmetria di parti, in una parola proporzione.

La tragedia ha per effetto la catarsi delle passioni. La definizione di catarsi in Aristotele non è ben chiara; il suo significato oscilla fra la sublimazione delle passioni in senso morale e la loro eliminazione in senso fisiologico. Una cosa è certa: l'arte ci scarica dell'emotività e quel tipo di emozione che essa ci procura ci risana.

Bibliografia:

Giovanni Reale, Introduzione a Aristotele, Bari, Laterza, 1986

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Pagina aggiornata il 05.03.05
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