Ludovico ARIOSTO

Forse occorre demitizzare gli Estensi come tutori dell'arte e della letteratura. Gli Estensi avevano, in realtà, un tornaconto personale: imponevano delle scelte, assegnavano ai letterati dei compiti amministrativi. Ciò era per esempio sgradito all'Ariosto, per la sua stessa indole tendente a condurre una vita tranquilla, dedita allo studio.
Una delle aspirazioni più forti di Ariosto era quella di rendersi economicamente indipendente.

Un tempo la critica riteneva vi fosse una marcata frattura tra le opere minori di Ariosto e l'Orlando. Oggi si assiste a una rivalutazione delle opere minori, in particolar modo delle Satire.
Si era dato per scontato che l'Ariosto fosse realmente quello descritto nelle Satire. Ma ciò non è completamente corretto. Nelle Satire avviene una trasfigurazione della personalità dell'Ariosto. Con le Satire egli si è costruito un modello. 
Le Satire sono importanti non soltanto per arricchire di dati la biografia dell'Ariosto, bensì per comprendere meglio l'Orlando Furioso.
Già nelle Satire emerge, infatti, la propensione dell'autore a rappresentare la realtà in termini fantastici.
Possiamo inoltre notare la concezione della vita tipicamente rinascimentale dell'Ariosto, fondata sulla misura, sull'equilibrio; un mondo affettivo e sentimentale ricco, anche se privo delle punte estreme della passione.

Ariosto non è Petrarca. Egli dà il giusto riconoscimento alle cose mondane. Più che altro condanna il servilismo e l'adulazione. È un uomo che ama conoscersi, perché conoscendosi può dominarsi. La fantasia è un modo per rappresentare il suo mondo interiore.
L'Ariosto sembra fuggire alla realtà, ricorrendo alla favola. Nello stesso tempo, egli parte da una coscienza lucida della realtà, egli parte sempre da dati reali.

Per le sue commedie, l'Ariosto prende gli spunti maggiori dal teatro classico. Introduce però qualche elemento nuovo, specialmente nelle sue ultime prove. Gli elementi di novità sono costituiti da: l'ambiente (la storia è ambientata nella realtà del tempo), il gusto per le pratiche magiche.

L'Orlando Furioso
Le storie dei cavalieri sono molto polari fra gli Estensi, basti ricordare l'Orlando innamorato del Boiardo, che già aveva operato una fusione fra il ciclo carolingio e quello bretone.
La vicenda dell'Orlando furioso continua da dove il Boiardo l'aveva interrotta. La materia cavalleresca era servita al Boiardo per idealizzare la vita della corte estense.

La materia dell'Orlando è tratta dalle Chanson de Geste, dal Morgante. Non è dunque originale. Egli assume la materia dalla tradizione per l'ampio margine offerto alla fantasia del poeta. Per la visione che fornisce della realtà della vita in tutti i suoi molteplici aspetti. La concezione della vita e della realtà è dunque quella rinascimentale. Si coglie la molteplicità.

I temi principali dell'Orlando sono la bellezza, l'amore, la fantasia.
L'amore, senza eccessive passioni, viene inteso come fatto naturale, immediato, non condizionato da principi morali e religiosi. Amore come forza della natura, come fatto naturalissimo. Non è psicologicamente approfondito, ma non per questo è superficiale e omogeneo: c'è l'amore malinconico (Pinabello), l'amore come sentimento di purezza (Bradamante), l'amore come pazzia (Orlando), l'amore patetico (Sacripante).

L'Ariosto, quando si accorge che un tono sta per prevalere sull'altro, riconduce l'episodio di cui tratta all'equilibrio (adopera similitudini, interrompe bruscamente il canto). Dunque, mai nessun tono prevale sull'altro e questo in tutta l'opera. Tutto è fuso in una grande armonia.

Ariosto cercava la tranquillità. Sceglie la materia cavalleresca per la molteplicità dei temi che gli permette di sviluppare. 
Si credeva che il poema dell'Ariosto fosse ironico nei confronti del mondo cavalleresco. Ma le istituzioni cavalleresche ai tempi dell'Ariosto, non esistevano già più. Quindi egli non era più toccato da questa istituzione ormai superata. Non ha perciò molto senso parlare di ironia verso un'istituzione che non ha più ragione di esistere.

Nella pazzia di Orlando si avverte la crisi rinascimentale, l'irraggiungibilità di alcuni ideali.
Proprio nella molteplicità e varietà l'Ariosto è riuscito a rinvenire l'armonia. L'armonia di Ariosto contiene tutto il Rinascimento.

(V. S. 23-12-2004)

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