Forse occorre demitizzare gli
Estensi come tutori dell'arte e della letteratura. Gli Estensi avevano,
in realtà, un tornaconto personale: imponevano delle scelte,
assegnavano ai letterati dei compiti amministrativi. Ciò era per
esempio sgradito all'Ariosto, per la sua stessa indole tendente a
condurre una vita tranquilla, dedita allo studio.
Una delle aspirazioni più forti di Ariosto era quella di rendersi
economicamente indipendente.Un tempo la critica riteneva vi fosse una marcata frattura tra le
opere minori di Ariosto e l'Orlando. Oggi si assiste a una
rivalutazione delle opere minori, in particolar modo delle Satire.
Si era dato per scontato che l'Ariosto fosse realmente quello descritto
nelle Satire. Ma ciò non è completamente corretto. Nelle Satire
avviene una trasfigurazione della personalità dell'Ariosto. Con le Satire
egli si è costruito un modello.
Le Satire sono importanti non soltanto per arricchire di dati
la biografia dell'Ariosto, bensì per comprendere meglio l'Orlando
Furioso.
Già nelle Satire emerge, infatti, la propensione dell'autore a
rappresentare la realtà in termini fantastici.
Possiamo inoltre notare la concezione della vita tipicamente rinascimentale
dell'Ariosto, fondata sulla misura, sull'equilibrio; un mondo
affettivo e sentimentale ricco, anche se privo delle punte estreme
della passione.
Ariosto non è Petrarca. Egli dà il giusto
riconoscimento alle cose mondane. Più che altro condanna il
servilismo e l'adulazione. È un uomo che ama conoscersi, perché
conoscendosi può dominarsi. La fantasia è un modo per rappresentare
il suo mondo interiore.
L'Ariosto sembra fuggire alla realtà, ricorrendo alla favola. Nello
stesso tempo, egli parte da una coscienza lucida della realtà, egli
parte sempre da dati reali.
Per le sue commedie, l'Ariosto prende
gli spunti maggiori dal teatro classico. Introduce però qualche
elemento nuovo, specialmente nelle sue ultime prove. Gli elementi di novità
sono costituiti da: l'ambiente (la storia è ambientata nella realtà
del tempo), il gusto per le pratiche magiche.
L'Orlando Furioso
Le storie dei cavalieri sono molto polari fra gli Estensi, basti
ricordare l'Orlando innamorato del Boiardo, che già aveva
operato una fusione fra il ciclo carolingio e quello bretone.
La vicenda dell'Orlando furioso continua da dove il Boiardo
l'aveva interrotta. La materia cavalleresca era servita al Boiardo per
idealizzare la vita della corte estense.
La materia dell'Orlando è
tratta dalle Chanson de Geste, dal Morgante. Non è
dunque originale. Egli assume la materia dalla tradizione per l'ampio
margine offerto alla fantasia del poeta. Per la visione che fornisce
della realtà della vita in tutti i suoi molteplici aspetti. La
concezione della vita e della realtà è dunque quella rinascimentale.
Si coglie la molteplicità.
I temi principali dell'Orlando
sono la bellezza, l'amore, la fantasia.
L'amore, senza eccessive passioni, viene inteso come fatto naturale,
immediato, non condizionato da principi morali e religiosi. Amore come
forza della natura, come fatto naturalissimo. Non è psicologicamente
approfondito, ma non per questo è superficiale e omogeneo: c'è
l'amore malinconico (Pinabello), l'amore come sentimento di purezza (Bradamante),
l'amore come pazzia (Orlando), l'amore patetico (Sacripante).
L'Ariosto,
quando si accorge che un tono sta per prevalere sull'altro, riconduce
l'episodio di cui tratta all'equilibrio (adopera similitudini,
interrompe bruscamente il canto). Dunque, mai nessun tono prevale
sull'altro e questo in tutta l'opera. Tutto è fuso in una grande
armonia.
Ariosto cercava la tranquillità. Sceglie la materia cavalleresca
per la molteplicità dei temi che gli permette di sviluppare.
Si credeva che il poema dell'Ariosto fosse ironico nei confronti del
mondo cavalleresco. Ma le istituzioni cavalleresche ai tempi
dell'Ariosto, non esistevano già più. Quindi egli non era più
toccato da questa istituzione ormai superata. Non ha perciò molto
senso parlare di ironia verso un'istituzione che non ha più ragione
di esistere.
Nella pazzia di Orlando si avverte la crisi
rinascimentale, l'irraggiungibilità di alcuni ideali.
Proprio nella molteplicità e varietà l'Ariosto è riuscito a
rinvenire l'armonia. L'armonia di Ariosto contiene tutto il
Rinascimento.
(V. S. 23-12-2004)