Harold Brodkey, Primo amore e altri affanni, Serra e Riva, 1988

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Secondo me, leggere buona letteratura è come immergersi in una feconda autoanalisi, un viaggio alla scoperta di sé e della propria interiorità, che ci rende, alla fine, più consapevoli e quindi più liberi.

Brodkey produce questo tipo di letteratura, molto attenta all'esplorazione di sé e della complessità delle relazioni interpersonali. In questo libro, nove deliziosi e garbati racconti, c'è Brodkey con il suo metodo: un flusso continuo di osservazioni appropriate sui rapporti con gli altri (Il mondo era triste, pensò. Oh, l'impossibilità di comunicare gli uni con gli altri) e con la propria interiorità, un Io investigato al microscopio elettronico, nella migliore tradizione novecentesca. 

E' un'opera che si ricorda, questo Primo amore e altri affanni, che uscì nel 1988, da Serra e Riva e rivelò lo scrittore al pubblico italiano. Una narrazione elegante e aggraziata che ci confortò, allora, nel nostro essere giovani. Brodkey sapeva, da profondo conoscitore del cuore umano, dare un nome e una espressione alle nostre ansie, insicurezze, aspirazioni, ai nostri conflitti e ci riusciva senz'altro meglio di psicologi dell'età evolutiva guidati da teorie o troppo meccaniche o troppo aleatorie, di pediatri vittime di furori pedagogici e di smanie di  protagonismo, di psicoanalisti eccessivamente aggrappati ai propri dogmi. Ed erano le stesse ansie, le medesime preoccupazioni, gli stessi inceppi emotivi dei ragazzi americani degli anni Cinquanta. Semmai, eravamo noi i più arretrati, più rozzi e più immaturi. L'America, come spesso succederà, ci anticipava di decenni. 

Ricordo la lettura di Brodkey (tutti i suoi libri sono affascinanti) come una delle più utili, piacevoli e illuminanti della mia gioventù appena trascorsa.

I libri di Harold Brodkey

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Pagina aggiornata il 23.10.00
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