Secondo me, leggere buona letteratura è come
immergersi in una feconda autoanalisi, un viaggio
alla scoperta di sé e della propria interiorità,
che ci rende, alla fine, più consapevoli e quindi
più liberi.
Brodkey produce questo tipo di
letteratura, molto attenta all'esplorazione di sé e
della complessità delle relazioni interpersonali. In
questo libro, nove deliziosi e garbati racconti, c'è
Brodkey con il suo metodo: un flusso continuo di
osservazioni appropriate sui rapporti con gli altri (Il
mondo era triste, pensò. Oh, l'impossibilità di
comunicare gli uni con gli altri) e con la
propria interiorità, un Io investigato al
microscopio elettronico, nella migliore tradizione
novecentesca.
E' un'opera che si ricorda, questo Primo
amore e altri affanni, che uscì nel 1988, da
Serra e Riva e rivelò lo scrittore al pubblico
italiano. Una narrazione elegante e aggraziata che ci
confortò, allora, nel nostro essere giovani. Brodkey
sapeva, da profondo conoscitore del cuore umano, dare
un nome e una espressione alle nostre ansie,
insicurezze, aspirazioni, ai nostri conflitti e ci
riusciva senz'altro meglio di psicologi dell'età
evolutiva guidati da teorie o troppo meccaniche o
troppo aleatorie, di pediatri vittime di furori
pedagogici e di smanie di protagonismo, di psicoanalisti
eccessivamente aggrappati ai propri dogmi. Ed erano
le stesse ansie, le medesime preoccupazioni, gli
stessi inceppi emotivi dei ragazzi americani degli
anni Cinquanta. Semmai, eravamo noi i più arretrati,
più rozzi e più immaturi. L'America, come spesso
succederà, ci anticipava di decenni.
Ricordo la
lettura di Brodkey (tutti i suoi libri sono
affascinanti) come una delle più utili, piacevoli e
illuminanti della mia gioventù appena trascorsa.
I
libri di Harold Brodkey