
(La morte di Marat, dipinto realizzato dal pittore Jacques-Louis David
nel 1793)
Jean Paul Marat, giornalista e uomo politico francese,
nacque a Baudry, in Svizzera nel 1743. Fu uno dei grandi protagonisti
della Rivoluzione Francese. Prima di darsi alla politica, da giovane studiò medicina e pubblicò
apprezzati lavori scientifici. Nel 1789 fondò un giornale rivoluzionario
dai toni violenti. Nemico della monarchia, chiese la destituzione di
Luigi XVI. Nel 1792 reclamò misure estreme contro i nemici del popolo e
fu uno dei responsabili delle stragi di Settembre. Fu insomma uno degli
artefici di quel clima di paura e di violenza che anticiparono il
cosiddetto regime del "Terrore", che ebbe Robespierre come
protagonista.
Su di lui pubblichiamo in esclusiva un vero e proprio scoop
giornalistico. Lo siamo andati infatti a trovare nella sua abitazione parigina
lunedì 25 febbraio 1793, proprio qualche
minuto prima che fosse accoltellato a morte, mentre faceva il bagno, dalla girondina Carlotta
Corday. È l'ultima intervista che il Grande Rivoluzionario ha concesso
alla stampa.
- Signor Marat, siamo dei giornalisti della Gazzetta di Vattelapesca,
una amena e ridente località italiana. Vorremmo intervistarla.
- Mi chiami Cittadino, per favore...
- D'accordo, non s'inquieti Cittadino Marat. In fondo siamo
colleghi. Mi risulta che anche lei lavori nel campo del giornalismo...
- Un momento. Io non mi propongo di intrattenere, svagare, divertire o
distrarre il mio pubblico, come fate generalmente tutti voi. Non faccio il
buffone, io. Non scrivo su un fogliaccio qualunque. Il mio Giornale
della Repubblica francese, e prima ancora L'Amico del Popolo,
che poi la polizia ha fatto chiudere, lo leggono in tutta Parigi e
in quasi tutta la Francia. Io attacco uomini pubblici, agenti
dell'autorità, ministri oppressori, amministratori corrotti, magistrati
prevaricatori. Non sono mica come voi, sempre proni ai voleri del padrone
di turno.
Io rappresento la giusta ira del popolo e il popolo ha fiducia in me e
apprezza le mie idee. Ma soprattutto, al popolo piace il mio furore, la
mia ira. Come, - dico io! -, il popolo dà il suo sangue e intanto lo si
affama.
- Eppure si dice che voi il popolo non lo stimiate davvero. L'avete
definito molle, inetto, incolto e presuntuoso, incapace di apprezzare nel
suo giusto valore la libertà.
- Se attacco il popolo è soltanto per scuoterlo e per spingerlo
all'azione. Non a caso dicono di me: "una sola frase di Marat basta a
provocare una sommossa".
- Cittadino Marat, i provvedimenti economici che state per prendere
e di cui non si conosce ancora il programma, suscitano interesse anche
fuori dalla Francia. Me ne può parlare, per favore?
- Quanto a problemi, mi risulta ne abbiate tanti anche voi: crisi di
governo a ripetizione, aumento dei prezzi, difficoltà nei trasporti, fuga
di capitali all'estero, corruzione, crisi economica.
Guardi, io non sono la Convenzione. La mia vita la passo principalmente
qui, tra la carta, il piombo e i torchi. Certo, io sono contro il
liberalismo integrale caro ai miei avversari girondini, che vorrebbero la
libertà commerciale assoluta, unicamente per impoverire la parte sana
della nazione, a tutto vantaggio della classe mercantile e speculatrice.
Ma insomma, l'ha letto o non l'ha letto il mio articolo di questa mattina?
-... Ehm!... veramente ... no.
- Eccoli i soliti pennivendoli provinciali e sprovveduti. Il solito,
inconcludente, pressappochismo degli inetti.
- Suvvia cittadino Marat, le faccio le mie scuse, ma non la prenda
così. Mi avevano avvertito che lei ha un caratterino assai poco
socievole, persino lunatico e bisbetico. Si riconosce in questo ritratto
psicologico?
- Chiacchiere senza senso di quel pachiderma moderato di Danton. In
verità io ricevo ed ascolto tutti, anche quando sono a bagno nella
tinozza. Ogni persona è in grado di darmi informazioni utili.
- Molte persone però lei le manda alla ghigliottina. Perché?
- Perchè è necessario. Assolutamente. Se si vuole salvare la patria. Sei
mesi fa seicento teste sarebbero bastate per tirarci fuori dall'abisso.
Oggi che si è lasciato, in modo sciocco, che i nostri nemici
congiurassero e si rafforzassero, forse bisognerà abbatterne cinque o
seimila; ma anche se occorresse abbatterne ventimila non c'è un momento
da esitare.
Io comunque non sono il pazzo sanguinario che mi si vuole dipingere. Al
contrario, sono l'erede degli enciclopedisti e, sotto il profilo della
morale, mi dichiaro allievo di Rousseau.
Ho dato tutto me stesso alla causa della Rivoluzione. Per il Popolo e la
Rivoluzione ho dato un calcio alla medicina e alla mia numerosa clientela
per guarire un solo malato, la Francia.
Sa quanto guadagna un salariato a Parigi? Provi a dirlo. Quaranta soldi al
giorno, e venti se lavora nei campi, quando il pane costa anche otto soldi
alla libbra. Il pane è caro e in città è difficile trovarlo. Eppure il
grano non manca, il raccolto è stato abbondante ma proprietari e fittavoli
lo nascondono, perché non hanno fiducia nella cartamoneta. Occorrono
requisizioni, occorrono leggi contro gli imboscamenti, occorre denunciare
i fornitori, ma per ogni trafficante che colpisci salta fuori una
protezione dall'alto e l'impunità è assicurata.
I pubblici funzionari, questi uomini così onesti, così educati, come
strisciano quando cercano di avere i nostri voti? E come la loro finta
umiltà svanisce non appena li hanno ottenuti? E una volta nominati a
qualche carica non li senti trattare da popolaccio, da canaglia, da
pezzenti, da sanculotti, quegli stessi cittadini che avevano bassamente
adulato? E che cosa fa la legge che abbiamo voluto uguale per tutti?
Perché non colpisce gli accaparratori che tirano ad alzare il costo della
vita? Perché non sbatte in galera i furfanti che li proteggono? Perché
non impicca gli speculatori che svalutano la moneta?
Senza contare i falsi patrioti, gli oppositori interni, ancora più
pericolosi degli aristocratici e dei realisti. Ahhh... Serve ben altro del
vostro imbelle e ipocrita "buonismo"!
Io le dico: la violenza cesserà quando cesseranno i soprusi. So solo che
oggi non siamo maturi per un governo saggio e ordinato e che la libertà
non deve essere illimitata che per i veri amici della patria.
- Cittadino Marat, lei non teme il giudizio della Storia?
- Di quale Storia parla? Di quella scritta dal popolo o di quella
raccontata da chi il popolo ce l'ha in odio?
E adesso vada, che sento un urgente bisogno di farmi un bagno... Maledetto
questo prurito, che mi mangia vivo!
E mi raccomando, non provate come vostro solito a stravolgere quello che
ho detto!
Usciamo, salutando il nostro eroe, un po' frastornati e a capo chino,
mentre sulla porta di ingresso quasi ci scontriamo con un avvenente
giovane donna, che l'amante di Marat, Albertine, si rifiuta di lasciare
entrare. Ha detto di chiamarsi Carlotta Corday e di voler parlare con
"l'Amico del Popolo".
Come è poi finita, lo sapete tutti.
* Questa è una rielaborazione scolastica, ridotta e
semplificata di una delle famose "interviste impossibili",
scritta da Nelo Risi per l'omonima e fortunata trasmissione radiofonica.
Per apprezzare la ben diversa eleganza e qualità letteraria del testo
integrale, si rimanda al volume Le interviste impossibili, Bompiani,
1975 oppure alla più recente edizione
pubblicata presso l'editore Donzelli nel 2006, fornita anche di CD
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