Letto quindici anni fa
all'incirca, questo Nine Stories mi fece una
grande impressione e mi parve un capolavoro, al punto
da farmi totalmente scordare le pene d'amore di una
storia tribolata.
Riletto in questi giorni, l'impressione favorevole
si č un po' attenuata. Forse, e fortunatamente, non
sono ancora in quell'etā in cui si rilegge con
passione.
Rimane, comunque, un gran libro, giovane, fresco, con
una scrittura asciutta, moderna, essenziale, molto
prossima al parlato, che č una delle caratteristiche
peculiari e riconosciute della prosa di Salinger, con
dei bei dialoghi, dove alcool e sigarette vengono
usati quasi come segni di punteggiatura. Fa da sfondo
ai racconti di questo libro un'infelicitā
quotidiana, che il benessere borghese a malapena
riesce a nascondere e che l'arte dello scrittore sa
rendere bella e commovente; ci sono bambini difficili
e sensibili; adolescenti che affascinano il lettore
con la loro grazia e bellezza acerbe e disperate,
teneri scopritori del mondo adulto; c'č l'America,
ci sono il baseball e l'eco drammatico della guerra.
Salinger sa rendere, come pochi, l'incanto e il
dolore della giovinezza. L'innocenza, la purezza e la
sensibilitā si scontrano con il perbenismo, il
conformismo, le ipocrisie degli square.
Soltanto nevrotici e bambini conservano, pur nel
loro solitario e a volte impenetrabile disagio, la
propria autenticitā e consapevolezza e una propria,
vulnerabile, vita interiore.
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