J.D. Salinger, Nove racconti, Einaudi, 1976

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copertinaLetto quindici anni fa all'incirca, questo Nine Stories mi fece una grande impressione e mi parve un capolavoro, al punto da farmi totalmente scordare le pene d'amore di una storia tribolata.

Riletto in questi giorni, l'impressione favorevole si č un po' attenuata. Forse, e fortunatamente, non sono ancora in quell'etā in cui si rilegge con passione.
Rimane, comunque, un gran libro, giovane, fresco, con una scrittura asciutta, moderna, essenziale, molto prossima al parlato, che č una delle caratteristiche peculiari e riconosciute della prosa di Salinger, con dei bei dialoghi, dove alcool e sigarette vengono usati quasi come segni di punteggiatura. Fa da sfondo ai racconti di questo libro un'infelicitā quotidiana, che il benessere borghese a malapena riesce a nascondere e che l'arte dello scrittore sa rendere bella e commovente; ci sono bambini difficili e sensibili; adolescenti che affascinano il lettore con la loro grazia e bellezza acerbe e disperate, teneri scopritori del mondo adulto; c'č l'America, ci sono il baseball e l'eco drammatico della guerra.

Salinger sa rendere, come pochi, l'incanto e il dolore della giovinezza. L'innocenza, la purezza e la sensibilitā si scontrano con il perbenismo, il conformismo, le ipocrisie degli square.

Soltanto nevrotici e bambini conservano, pur nel loro solitario e a volte impenetrabile disagio, la propria autenticitā e consapevolezza e una propria, vulnerabile, vita interiore.

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Pagina aggiornata il 28.12.00
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Valentino Sossella