La prima notizia
dell'esistenza di Less than Zero, la lessi
su una qualche testata giornalistica di De Benedetti,
a firma di Alberto Arbasino. Curioso, appena il libro
apparve in traduzione italiana, lo comprai.
Le storie raccontate da Ellis in questo romanzo,
il suo stile di scrittura, sono molto accattivanti.
Giovani borghesi americani, belli e dannati, edonisti
e decadenti, forse troppo patinati per essere veri,
vivono, malgrado gli agi e la promiscuità sessuale,
nell'angoscia quotidiana, nel vuoto di valori e
significati, ricorrendo spesso a rimedi chimici.
La narrazione procede scorrevole e vivace; il
lettore può, in parte, identificarsi con i
personaggi e con i loro problemi e un po' invidiare
la loro vita movimentata, moderna, esemplare.
I personaggi del libro di Ellis sono diventati
quasi un modello per la mia generazione; molte ansie,
molti disagi descritti nel libro, appartengono anche
a noi al di qua dell'oceano. Il merito di Ellis è
appunto quello di aver saputo rappresentare, in modo
incisivo ed esteticamente apprezzabile, il malessere
della gioventù, quella di allora e forse anche di
epoche a venire.
Un limite del romanzo di Ellis, di tutti i romanzi
di Ellis, è a mio avviso, la ripetitività, di
azioni e situazioni. A volte, mentre si procede nella
lettura, dopo un certo numero di pagine, si ha
l'impressione che lo scrittore americano voglia
allungare, per forza, la narrazione. Comunque, un
bell'esordio.
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Ellis