Edmund White, La sinfonia dell'addio, Baldini&Castoldi, 2000


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copertinaDa tempo cercavo di procurarmi un romanzo di Edmund White. Avevo letto su di lui recensioni positive, sparse qua e là su giornali e riviste.
In centro, passeggiando fra i remainder esposti all'aperto, mi ero imbattuto in un suo libro su Jean Genet, la cui copertina stava ingiallendo al sole.
Ma non era il White saggista ad interessarmi, quanto il narratore.
E' stato coś un piacere imbattermi, durante un giro da Feltrinelli, in questo volume scontato del 15%.

Eccellente scrittore White, acuto elegante, introspettivo, colto. Una mia piccola grande scoperta estiva di cui vado fiero.
Nel libro, le annotazioni autobiografiche si intrecciano alle considerazioni sui grovigli amorosi, amicali, familiari. Abbondano le riflessioni sulla vita e sulla morte, sulla letteratura e il mondo editoriale. Non mancano le osservazioni sociologiche sull'amata New York e sull'Italia, con alcune belle pagine su Roma e sul nostro carattere nazionale.

Unico limite del libro, a mio avviso, le ripetute e dettagliate descrizioni dei rapporti sessuali gay. Un realismo forse eccessivo e non necessario, che a volte mi sembra appesantisca la narrazione.

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Pagina aggiornata il 02.07.02
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