Zygmunt
Bauman non è convinto che la mondializzazione dei mercati, la cosiddetta
globalizzazione, rappresenti un progresso per l'umanità. La società tardo-moderna è satura. L'ideologia consumista, cui tutti più o meno
consapevolmente aderiamo, produce in numero
sempre più consistente non soltanto oggetti inutili destinati a finire
nelle discariche, ma esseri umani che, espulsi dal circuito produttivo,
diventano veri e propri rifiuti da smaltire.
Un tempo, per smaltire questo tipo di rifiuti umani c'erano le colonie.
Oggi non più. Lo smaltimento degli esseri umani non riciclabili
rappresenta uno dei problemi principali della società tardo-moderna o
liquido-moderna.
La globalizzazione ci rende sostituibili e quindi insicuri, ansiosi,
depressi, vulnerabili. Nessuna posizione sociale, nessuna competenza, nessun lavoro garantisce
più la sicurezza del domani. Siamo diventati tutti
consumatori e merci nello stesso tempo. L'ideologia del libero mercato ha
ulteriormente intensificato il processo di individualizzazione, indotto
dalla modernità. Ci
dicono di contare soltanto su noi stessi e le nostre capacità; la società
non conta, la politica neppure. Ci propongono, come sostiene il
sociologo Ulrich Beck, soluzioni biografiche a contraddizioni sistemiche.
Odiamo gli stranieri, gli immigrati, perché ci ricordano con la loro
presenza quello che anche noi un giorno potremmo diventare: dei reietti,
degli ospiti non graditi, dei miserabili, degli esclusi.
Gli Stati sono diventati impotenti nel proteggerci dall'insicurezza
delle nostre vite alla mercé ormai delle forze libere e impersonali del
mercato. Il Welfare State un po' dovunque è ridimensionato quando non
smantellato. Ecco allora che lo Stato, per recuperare legittimità e credibilità, ci sbandiera davanti al naso lo spettro della
microcriminalità da sconfiggere, degli stranieri terroristi,
borseggiatori e malintenzionati da incarcerare, dell'ordine e della legge
da restaurare.
Intanto il mondo moderno vede il trionfo delle mafie criminali, troppo
forti per essere combattute dagli Stati. La crisi degli Stati ha fatto
aumentare anche le guerre intertribali. Il mondo si è trasformato in una
terra di frontiera dove si fronteggiano le grandi aziende transnazionali e
le reti terroristiche e nessuno ci può garantire che noi non diverremo
le vittime collaterali di questa guerra.
Anche la cultura è dominata dai rifiuti. Contano le mode, le copie
vendute, gli indici di ascolto; conta l'evento e non l'artista. Non si
punta più alla perfezione della bellezza, alla qualità, ma a lanciare
sul mercato sempre nuovi prodotti che rendono obsoleti quelli che li hanno
preceduti.
Gli stessi rapporti umani hanno assunto una logica mercantile. Un
rapporto, una relazione, un legame che non soddisfino più i nostri desideri
vengono
rapidamente sciolti. Aumentano vertiginosamente divorzi e separazioni,
quasi tutti hanno ormai paura a impegnarsi; il mondo degli affetti è
popolato da attrattive e occasioni sempre nuove, da non lasciarsi assolutamente
sfuggire.
E intanto continuiamo ad essere insoddisfatti e infelici.
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