Lucio Villari, Niccolò Machiavelli, Piemme, 2003

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copertina"Un politico che conosceva gli uomini e voleva dire la verità"
(Antonio Genovesi)

"Quando Machiavelli scriveva queste cose, l'Italia si trastullava ne' romanzi e nelle novelle, con lo straniero in casa. Era il popolo meno serio del mondo e meno disciplinato. La tempra era rotta. Tutti volevano cacciar lo straniero, a tutti "puzzava il barbaro dominio", ma erano velleità. E si comprende come Machiavelli miri principalmente a ristorare la tempra, attaccando il male nella sua radice"
(Francesco De Sanctis)

Niccolò Machiavelli nasce il 3 maggio 1469. Della prima parte della sua vita sappiamo poco: che suo padre, Bernardo, era dottore in legge e che Niccolò studiò il latino. 

Dal 1498 al 1512 Machiavelli occupa la carica di segretario della repubblica fiorentina. Viene impiegato in numerose e delicate missioni. Si distingue, oltre che in ambito politico e diplomatico, anche nel campo dell'arte militare. 
Ritornati i Medici a Firenze, viene confinato nella sua villa di San Casciano in Val di Pesa, dove concepisce Il Principe.
Di giorno frequenta gli abitanti del luogo, va all'osteria, gioca a carte e si ingaglioffisce. Tornato a casa, la sera, dialoga con gli antichi e scrive il suo trattato sull'arte di governare.
Oltre alle opere di argomento storico e politico, per le quali è universalmente conosciuto, Machiavelli scrive, nel corso della propria intensa esistenza, opere di carattere più squisitamente letterario. Sono proprio queste opere minori che troveranno in Karl Marx un convinto estimatore.
Machiavelli muore il 21 giugno 1527, in seguito a un infarto o al riacutizzarsi di un'ulcera gastrica, probabilmente causati dall'avvilimento per essere stato estromesso dal nuovo governo della repubblica fiorentina.

Il  modello ideale del principe machiavelliano è Cesare Borgia. Per Machiavelli la Storia è una continua ripetizione; gli uomini sono immutabili, così come i loro appetiti. Soltanto il principe, nell'incontro fra la sua volontà e la Fortuna, nello sfruttare l'occasione propizia, può rompere questa immobilità.
Non bastano gli studi, per dirimere i conflitti fra gli stati, occorrono pure le armi.
Tuttavia, per la salute dello stato non occorrono soltanto l'abilità e l'astuzia del principe, bensì il patriottismo e la virtù dei suoi cittadini.

Nel ritratto di Villari, Machiavelli è un uomo energico, coraggioso, tutto preso dalle sue missioni politiche, ma, nel contempo, ricco di umorismo, arguto, amante delle compagnie, non alieno dai piaceri sensuali, che soddisfa frequentando meretrici, cortigiane e cantanti, senza far mancare il proprio affetto alla moglie Marietta e ai numerosi figli.
Proprio in questa disarmonia di carattere ed esistenziale, Villari individua uno dei motivi del fascino esercitato da Machiavelli sui suoi e sui nostri contemporanei.

Acuto psicologo, di mente pronta e sveglia, il segretario fiorentino è un moderno; appartiene a quella categoria del "sentimentale", per usare un concetto di Schiller, alla quale, secondo Isaiah Berlin, appartengono Rousseau, Byron, Schopenhauer, Carlyle, Dostoevskij, Flaubert, Wagner, Marx e Nietzsche. In eterno conflitto con la natura e la società. Animi inquieti, sovversivi, arrabbiati.

Oltre a ripercorrere la biografia di Machiavelli, Villari ci presenta, nel libro, l'Italia rinascimentale e paganeggiante, dove all'ardore della cultura corrisponde l'acutezza dell'ingegno, la spregiudicatezza, le virtù militari, persino la crudeltà.
Savonarola, i Borgia, i Medici, Carlo VIII, Carlo V, Guicciardini, sfilano nel racconto di Villari come tante esistenze parallele.

La struttura del saggio biografico, "asimmetrica" secondo la definizione stessa dell'autore, richiede una lettura attenta e concentrata.

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Pagina aggiornata il 16.12.03
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