Nel
gennaio del 1875 De Sanctis, che ha già ricoperto la carica di ministro
della pubblica istruzione nei governi Cavour e Ricasoli, intraprende un viaggio nell'Alta Irpinia,
sollecitato dalla necessità di un ballottaggio elettorale. Accompagnato da un clima inclemente, attraverso strade tortuose e
melmose, De Sanctis raggiunge paesi per
lo più piccoli, abbarbicati sulla montagna, che rappresentano i luoghi della sua infanzia e prima
giovinezza e a cui si sente legato da teneri ricordi.
Qui incontra elettori, notabili di provincia, preti, teologi, vescovi,
sindaci, legulei, proprietari terrieri, faccendieri ed amministratori. Si
misura con i problemi e le contraddizioni della provincia meridionale e
con i mali atavici della società e della politica italiana, dove la cura
del "particulare" guicciardiniano e il trasformismo hanno la
meglio sull'interesse generale. Un quadro molto simile, del resto, a
quello dell'Italia odierna, dove gli interessi di bottega spesso hanno
la meglio su tutto il resto.
Il candidato De Sanctis, che si
definisce "il deputato di tutti", che per il bene del Paese predica l'onestà, la responsabilità e
la concordia contro gli interessi di parte, deve misurarsi invece
con ostilità, astuzie e meschinità di ogni tipo, che tendono a mantenere
nell'immobilismo e nell'arretratezza la società meridionale.
Il Meridione, allora come oggi, coltiva spinte antiunitarie e sfiducia nello Stato
centrale; soprattutto si oppone con forza al processo di modernizzazione auspicato
da De Sanctis.
Un viaggio elettorale fu pubblicato a puntate, in appendice alla
"Gazzetta di Torino" nel 1875 e stampato in volume l'anno dopo.
Appartiene agli ultimi scritti del letterato di Morra Irpino.
Racconto autobiografico, il Viaggio permette al lettore di
accompagnare lo scrittore nel suo percorso, di vivere fatiche, affanni,
dubbi, intrighi che contraddistinguono la vita di un candidato.
Soprattutto il lettore ha un accesso privilegiato ad una coscienza umana, politica
e artistica ammirevole ed elevata.
La scrittura di De Sanctis è, in questo racconto autobiografico, particolarmente
gradevole. Influenzata dalla lezione di Sterne e di Heine, risulta pervasa di ironia e di umorismo e con una
piacevole tendenza alla reverie.
Il linguaggio è innovativo: realistico, chiaro, preciso, efficace, di
taglio quasi giornalistico, con la tendenza, in taluni passi, a
riprodurre il parlato.
Luminosamente esplicativo il saggio critico introduttivo di Toni
Iermano.
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