Gabriele D'Annunzio, Le vergini delle rocce, Mondadori, 2002

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copertina"Il mondo è la rappresentazione della sensibilità e del pensiero di pochi uomini superiori".

Il romanzo venne pubblicato nel 1896.

Claudio Cantelmo è il nobile discendente di Alessandro Cantelmo, conte di Volturara, tenuto in gran conto da Leonardo e morto prematuramente in battaglia.

Claudio Cantelmo, il primo superuomo della narrativa dannunziana, è disgustato dall'epoca in cui gli tocca vivere, afflitto com'è dalla folla, dai commerci e dall'operosità filistea che minacciano la civiltà.  Dovunque si sente rattristato e accerchiato dall'affarismo e dall'utilitarismo.
Sogna di procreare un individuo che, capace di ridurre all'obbedienza il popolo, sappia restaurare l'antico ordine distrutto. 

Ritorna a Rebursa, "paese dalle vertebre di roccia", tenero e amato teatro della sua infanzia. Raggiunge la vicina Trigento, dove vive, nell'avvilita nostalgia del proprio passato, un principe borbonico decaduto, Luzio Capece Montaga; sull'antico palazzo nobiliare, ricco di testimonianze artistiche, aleggia un clima di disfacimento e di dolore: la moglie del padrone di casa, donna Aldoina, è una folle che vaga sperduta per i giardini. 
("Quella grande stirpe moribonda aggiungeva a quel paese di rocce una specie di funebre bellezza"

Claudio ha modo di incontrare i due figli del principe Luzio, Antonello e Oddo, adorati amici di infanzia, sopraffatti, soprattutto il primo, dalla desolazione e dallo sconforto; ma soprattutto ha modo di ammirare Massimilla, Anatolia e Violante, le tre belle e nubili  figlie del principe.

Claudio vorrebbe idealmente sposare tutte e tre le sorelle ("O belle anime [...] nella casta trinità non è forse la perfezione dell'amore umano"). 
Massimilla, gracile e soave, in procinto di farsi monaca, rappresenta la virtù e la timidezza sottomesse e adoranti.
Anatolia, "forza generosa" e "bontà efficace", simboleggia la femminilità, atta a raccogliere e a sostenere.
Violante è "l'amore sterile [...], la voluttà che non crea", lussuriosa, intangibile, attediata. 

Dovendo operare una scelta, Claudio rimane incerto fino alla fine. Il lettore non conoscerà il nome della principessa prescelta, quella la cui unione col protagonista permetterà di generare il superuomo, capace di riscattare la patria dalla barbarie.

Pirandello, scrittore di cose, definì  "ridicolo" il protagonista di Le vergini delle rocce, eppure "d'altero e generoso disdegno"

In effetti, il lettore di oggi fatica ad adattarsi al linguaggio prezioso, ricercato ed enfatico di D'Annunzio, un romanziere di parole.
A volte si sbadiglia, disperando di poter arrivare alla conclusione di una vicenda che sembra non avere né capo né coda.
Eppure il romanzo ha da comunicare, anche al lettore attuale, delle osservazioni tutt'altro che banali sul rapporto uomo-donna, sulla virilità e sulla femminilità, non riconducibili al facile schema uomo dominatore-donna sottomessa, uomo attivo-donna passiva.
Lo stesso Claudio Cantelmo, un chiaro modello di virilità proposto al lettore,  manifesta dei tratti  "femminei" e "passivi". D'Annunzio ricorre, nel ritrarlo, ad espressioni come:
"Ora tu possiedi l'impetuosa fecondità delle terre profondamente lavorate [...]. Non temere d'esser pietoso [...]. Non avere onta delle tue inquietudini e dei tuoi languori [...]. Non respingere la dolcezza che t'invade, l'illusione che ti avvolge, la malinconia che ti attira [...].

La critica della società odierna, formulata nella prima parte del romanzo, una sorta di manifesto politico di D'Annunzio, risulta condivisibile nella sostanza, ma tuttavia permeata, nella sua elaborazione propositiva, da idee antidemocratiche di derivazione nicciana, pericolose, superficiali e antistoriche.

Il libro, soffuso di un piacevole lirismo, ha una sua delicata armonia e un suo fascino sommerso.
D'Annunzio sa disvelare segrete affinità; si rivela, in questo romanzo, capace di esprimere poeticamente"un sì gran numero di cose recondite".

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