La vecchiaia è l'oggetto di
questo libro, la vecchiaia e quella particolare
istituzione totale, sottoposta raramente a verifiche
e controlli, che è l'ospizio.
La condizione dei vecchi è uno dei grandi
problemi rimossi dalle società ricche, dove, con
fredda e burocratica violenza, milioni di persone che
non incarnano più i valori dominanti e non sono più
vincenti nello struggle of life, vengono
silenziosamente emarginate, escluse, reiette.
E fa bene la Petrignani a raccontare tutto questo
nel suo libro, un collage di esperienze
vitali cui la scrittrice rende dignità letteraria,
un resoconto a metà strada fra la narrativa e la
sociologia, almeno quella più avveduta e
metodologicamente aggiornata.
E così ci vengono messe sotto il naso verità di
cui non vorremmo essere consapevoli, i drammi, le
incomprensioni familiari e generazionali, la perdita di dignità, le frustrazioni, le miserie, le
umiliazioni di una stagione della vita che
reclamerebbe una maggiore serenità.
Spesso le vite narrate in prima persona dagli
anziani, con la mediazione della scrittrice, sono
esistenze semplici, fatte di pensieri, sentimenti e
piaceri elementari, ma, tristi o felici, comunque
soggettivamente cariche di significato rispetto al
nulla che spesso connota la condizione esistenziale
dei vecchi istituzionalizzati.
Forse proprio questa semplicità, che si riflette
anche nella scrittura della Petrignani, sobria,
piana, del tutto aliena da funambolismi verbali, è,
a mio parere, un limite del libro.
La desolazione assolutamente verosimile della
vecchiaia, finisce con l'ingrigire l'esistenza tout
court dei personaggi narranti, quasi che la
depressione e il decadimento delle funzioni fisiche e
psichiche che così di frequente accompagna l'età
avanzata, facciano da filtro alle esperienze passate,
persino a quelle giovanili.
Raro in questo libro trovare guizzi vitali, fossero
pure di rabbia o di ribellione. Inoltre, a volte, nei
racconti si avverte una certa convenzionalità, lo
stereotipo è spesso in agguato.
Anche Cosima, l'infermiera che si occupa degli
anziani con dedizione, non mi è parsa un personaggio
particolarmente riuscito, assomiglia a una
soccorrevole ma un po' rozza figurina del passato,
manca di spessore culturale e vitale, di
complessità.
Un testo, tuttavia, che a parte queste irrilevanti
riserve, mi sembra molto utile e stimolante e che
sottolinea come il vissuto dei vecchi sia spesso
all'insegna del dolore, psicologico prima che fisico;
un libro che va beneficamente oltre i trionfalismi
involontariamente grotteschi dei gerontologi che
scrivono sui media.
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