Io allora avevo
incominciato a misurare nei fatti la distanza che
separa la sfera delle cose reali da quella delle
utopie e dei sogni giovanili, che mi apparivano
sempre più lontani e sfocati.
Li vedevo così entusiasti, nonostante tutto;
così convinti di vivere in un'epoca straordinaria,
di progresso e di grandi cambiamenti, e di dover fare
la loro parte perché il mondo diventasse perfetto!
Io sono un fanatico dell'Aspirina - le dissi -
. Quei dischetti bianchi, dentro alle loro scatole
bianche e verdi, sono una delle poche certezze che ci
ha dato questo secolo. L'utopia socialista è
crollata, la fede nel progresso è crollata, ma
l'Aspirina, per la mia generazione, è un punto di
riferimento incrollabile, e non mi deluderà mai. Se
non credo nell'Aspirina, in cosa posso credere?
Nel 1968 esistette un'intera generazione di
giovani che credeva possibile rivoluzionare il mondo.
Il romanzo di Vassalli ci racconta gli ideali e la
vita di questi giovani presto diventati adulti, ma
animati da una fiducia cieca e incrollabile nel
progresso e nella perfettibilità del genere umano,
attraverso le vicende di una coppia esemplare, Leo e
Michela Ferrari, che alle utopie sessantottine
credette davvero.
Dopo essersi conosciuti all'Università, durante
un'occupazione, i due, che nel frattempo trovano
impiego come insegnanti in un istituto tecnico e si
sposano, attraversano tutti i miti della "nuova
sinistra" italiana: la comune, l'antididattica,
l'antipsichiatria, il femminismo, il pacifismo,
l'ecologismo, le filosofie orientali, la difesa dei
diritti umani, la medicina alternativa, la società
multietnica, l'animalismo, la lotta contro il
nucleare e la pena di morte.
Confratelli ideali di Don Chisciotte e del Candido
di Voltaire, i nostri due eroi rimediano quasi
sempre, nel sostenere nella pratica le battaglie in
difesa dei propri ingenui convincimenti, delle sonore
legnate fino all'epilogo della loro morte finale, una
morte violenta subita per mano di un loro figlio
adottivo, Marlon, un poco di buono, ottuso e
indifferente, nonché completamente estraneo alla
loro visione del mondo.
Leo e Michela vogliono cambiare il mondo o almeno
salvarlo, ma la vita quotidiana, nella sua plumbea
opacità, riserva loro continue sorprese: i poveri si
scannano fra loro, le vittime non sono sempre
innocenti; a fianco degli idealisti, sotto lo
stendardo delle medesime idee, pullulano gli
arrivisti, i profittatori, i furbi, gli
opportunisti..
Il lettore che appartiene suppergiù alla stessa
generazione degli eroi del romanzo, non può che
provare un senso di familiarità per le idee
abbracciate di volta in volta dai protagonisti, ma
anche un moto di vertiginosa noia, di stanco disgusto
per le mode ideologiche che si sono succedute negli
ultimi trent'anni e non hanno resistito alla prova
dei fatti.
Il processo di identificazione del lettore con i due
personaggi principali e le loro sconfitte non può
dunque risultare altrimenti che penoso.
Fourier, Marx, Lenin, Reich, Engels, Gramsci,
Marx, Mao, Marcuse, Rousseau, Freud, Whitman,
Foucault, Illich, De Bartolomeis, Jung, Don Milani,
tutti autori citati nel romanzo di Vassalli, sono gli
stessi nomi che affollano le nostre biblioteche di
quaranta-cinquantenni, stracolme a volte di libri
inutili.
Nel romanzo di Vassalli c'è una sorta di condanna
per l'insensato e superficiale ottimismo di certi
intellettuali (Che idioti!, esclamerà la
voce narrante, un amico architetto che seguirà, un
po' in disparte, con accenti critici, ma anche con
emotiva partecipazione, le vicissitudini dei due
protagonisti), mitigata dalla radicata consapevolezza
che comunque certo idealismo velleitario è meglio
del minimalismo etico contemporaneo, che caratterizza
quest'epoca senza più passioni e senza grandi
emozioni.
Gli ultimi trent'anni della nostra vita, Vassalli
ce li racconta ricorrendo ad una prosa dimessa, una
scrittura scarna ed essenziale, che si condensa in
capitoli brevi e in periodi contratti.
Un'eleganza stilistica spartana forse necessaria per
raccontarci efficacemente il falò di tutte le
ingenuità illuministe di fine secolo e di fine
millennio.
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