Francesco Ceniti, Un carcere nel pallone, Laruffa Editore, 2008

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copertinaPer iniziativa del suo direttore Alberto Fragomeni, nel carcere milanese di Opera nasce nel 2003 una squadra di calcio formata interamente da detenuti. Il gruppo si dà un assetto professionale, con tanto di allenatore dal passato calcistico di un certo rilievo e si iscrive a un torneo ufficiale della FIGC, seppure al gradino più basso, la Terza categoria. Della vicenda arriva ad occuparsene anche la televisione, seguendo il cammino del Free Opera attraverso l'innovativa trasmissione Sfide. La compagine dei detenuti vince il campionato ed è promossa in Seconda categoria. Con loro si allena un giornalista appassionato di calcio, dalla grande sensibilità umana e sociale. Quasi ogni giorno entra ed esce dal carcere, ne respira angosce e speranze. Si chiama Francesco Ceniti. È l'autore del libro.

Un libro che verte sulle grandi potenzialità dello sport come mezzo efficace per il reinserimento sociale dei detenuti, come occasione per rinforzare l'autostima di chi è caduto nel girone dei reietti, come possibilità di riscatto per chi ha voglia di rifarsi una vita. Non si tratta tuttavia di un saggio, bensì di un diario, di una narrazione di grande dignità letteraria che descrive la quotidianità del carcere, rendendoci partecipi di emozioni e sentimenti intensi.

Sono autori di furti, rapine, spaccio di droga, persino omicidi coloro che affidano il racconto della propria esistenza alla scrittura di Ceniti, precisa e impastata di genuina pietas. La prosa dell'autore ce li restituisce uomini che hanno commesso uno sbaglio, ma che non sembrano e non sono molto diversi da noi. Coltivano i nostri stessi desideri, le nostre stesse aspirazioni, i nostri sogni più dolci. Come noi anelano a un'esistenza densa di affetti e di gratificazioni familiari e professionali.

Mettendo in discussione i più vieti stereotipi sui carcerati, Ceniti ci insegna che il crinale che separa una vita onesta da una condotta deviante è particolarmente sottile, labile, facilmente valicabile da tutti in determinate circostanze. Ci spiega come sia giusto coltivare la fiducia nella capacità degli uomini di comprendere e di cambiare e della necessità di offrire a chi lo merita, dopo che ha pagato il proprio debito verso la società, l'opportunità di reinserirsi a pieno titolo nella vita sociale. Allora capita a volte che persino uno spelacchiato campo da calcio possa costituire l'occasione per riassaporare la libertà, per mantenere i rapporti col mondo esterno, per radunare le energie necessarie a ridare una forma soddisfacente alla propria vita.

Succede al lettore di commuoversi leggendo le storie di uomini che si sono improvvisamente smarriti nel corso di intricate esistenze. E quasi si ringrazia, avvertendo, man mano che si procede tra le pagine, di compiere un'esperienza autentica e trasformativa. 
Davvero un bel libro.

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Pagina aggiornata il 11.02.09
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