Antonio
Dorigo è un architetto di 49 anni, "un borghese nel pieno della
vita, intelligente, corrotto, ricco e fortunato". Non è sposato.
Per determinate sue caratteristiche psicologiche, che gli rendono
problematico il rapporto con l'altro sesso, egli è solito frequentare
case d'appuntamento, dove ha modo di soddisfare il suo "bisogno
fisico".
"La donna, forse a motivo dell'educazione familiare, gli era
parsa sempre una creatura straniera, con una donna non era mai
riuscito ad avere la confidenza che aveva con gli amici. La donna era
sempre per lui la creatura di un altro mondo, vagamente superiore e
indecifrabile".
In particolare, il timido e compassato Antonio frequenta la casa della signora Ermelina ed è qui che
fa la conoscenza di Adelaide Anfossi, detta Laide. Si tratta di una
ragazza non ancora ventenne, di estrazione popolare, che, pur facendo ufficialmente
la ballerina alla Scala, si guadagna in verità da vivere
con prestazioni sessuali a pagamento e ballando in un equivoco locale
notturno, il Due.
Dorigo si innamora della ragazza; trascura lavoro, mamma e amici;
viene trascinato progressivamente in un gorgo di tradimenti, gelosie,
umiliazioni, sofferenze, arrabbiature, tormenti.
Laide, l'eterno femminino, capricciosa, evasiva, con una strana erre
aristocratica, gli appare "provocante, estranea,
irraggiungibile". Bugiarda e totalmente incurante delle
qualità intellettuali e artistiche dell'uomo ("Per farsi
prendere in considerazione da lei, una bella Maserati ultimo modello
contava molto di più che aver costruito il Partenone") lo
tiene sulla corda, nell'incertezza, in un estenuante tira e
molla.
L'amore fa soffrire Dorigo, ma egli non riesce a vivere senza la sua
Laide. Decisosi finalmente a rompere la sofferta relazione, arriva
persino ad assumere un detective privato, ma ritorna poi sui suoi
passi, pur di avere la ragazza, che intanto aspetta un figlio, vicino
a sé.
Il rapporto che lega Antonio a Laide non è soltanto di natura
sessuale. L'amore concepito da Antonio è una sorta di eros greco,
platonico, che coinvolge l'intera sua personalità. L'amore appare a
Dorigo come un mistero difficilmente sondabile e capriccioso che
talvolta sceglie come oggetti persone in apparenza mediocri, volgari,
insignificanti. Laide è una bella ragazza, ma a qualcuno potrebbe
apparire addirittura brutta. Ma, soprattutto, senza di lei la vita gli
appare soltanto colma di noia, di vuoto, di solitudine, di morto
squallore.
Si accorge di amare nella ragazza quello che non possiede: la
spavalderia, la sicurezza in se stesso, la disinvoltura, la
strafottenza. Con l'innamoramento egli è davvero costretto a
rimettersi in gioco, a rivedere i suoi pregiudizi, la sua
confortevole, ma mortifera routine, a criticare la sua solida
rispettabilità borghese, a modificare la sua visione del mondo e
della vita.
Sullo sfondo del romanzo una Milano brulicante, attiva, laboriosa,
la Milano del primo boom economico, che nel suo orgoglio, nella sua
decisione e nella sua sfacciata, insolente presunzione assomiglia un
po' alla ragazza.
Pubblicato nel 1963, Un amore fa pensare a qualche illustre
modello letterario: lo scrittore stesso cita nel libro Il professor
Unrat (per la verità il film l'Angelo azzurro, che dal
libro di Heinrich Mann è tratto); al lettore vengono in mente la Lolita
di Nabokov e Senilità di Svevo.
Il romanzo di Buzzati, carico di riferimenti autobiografici, si
segnala per il nitore ammirevole dello stile. Il linguaggio è
colloquiale, quotidiano, con molte concessioni alle espressioni
gergali e dialettali. I periodi sono in genere brevi, salvo quando
l'autore ricorre al discorso indiretto libero per rendere, con tecnica
moderna, il flusso dei pensieri e della sensazioni che affastellano la
psiche del protagonista. In questi casi il periodo si allunga
giocoforza e la punteggiatura tende a rarefarsi e quasi a scomparire.
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