Mario Tobino, Una giornata con Dufenne, Mondadori, 2008
N a r r a t i v a |
![]() Manda Gastone Dufenne, l'originale personaggio sui cui ruota l'intero racconto di Tobino, quel Dufenne che aiutò il dottor Giustiniani all'esame di maturità, passandogli il tema di greco e permettendogli quindi di superare una drammatica impasse. Dufenne è un individuo un po' "strano". Avvocato, ha preferito all'esercizio dell'attività forense un posto di impiegato al catasto. E' sposato, ha un figlio; la moglie è farmacista. Appassionato della bicicletta, con cui compie, da solo o con un amico ingegnere, lunghe gite domenicali, Dufenne è una persona solitaria, schiva, poco amante della mondanità, ma nello stesso tempo un acuto osservatore. Sta in disparte per meglio osservare gli altri e la vita, materia su cui poi elaborare profonde riflessioni.
La sua compagnia si rivelerà preziosa ed affascinante per il narratore, durante tutta la giornata. Giunti al collegio, Dufenne, secondo il suo stile, si defila, lascia il
dottor Giustiniani solo nel misurarsi con ricordi e incontri. Che si
rivelano piuttosto deludenti: il medico ascolta discorsi retorici e retrivi, incontra
pavidi, chiacchieroni, perbenisti e nullità piene di sé. Il tema della morte, cui alludono le notizie di altri ex allievi deceduti o gravemente ammalati, succede nel libro alla rievocazione dell'adolescenza, "la nostra adolescenza, il nostro passaggio nella vita", intervallo esistenziale di "solenni azioni, memorabili avvenimenti", "quell'età che con gioia scopre ed esalta, ruba i segreti, crea e trasfigura". Mentre Dufenne e il narratore commentano i particolari della festa, in una conversazione che incarna l'ideale della vera amicizia, sullo sfondo delle amare e sagge considerazioni dei due sulla vita, a margine della strada asfaltata percorsa con lentezza dall'automobile di Dufenne, splende la bellezza della campagna toscana: "a ogni curva mi appariva un miracolo, un paesaggio che attendevo e nonostante riusciva a sorprendermi". I due amici si accomiatano, con pudore, stringendosi la mano, col rimpianto di non aver potuto commentare tutto quanto avevano visto nel corso di quell'intensa giornata. Si lasciano senza promesse di scriversi o telefonarsi: "Non c'eravamo mai dato noia". Il dottor Giustiniani torna ai suoi matti, con i quali ha trascorso tutta la sua vita. Pubblicato nel 1968 presso Bompiani, frutto di un'esperienza
autobiografica come la maggior parte della produzione narrativa di Tobino, questo breve e aspro
romanzo conobbe alterne
fortune. La narrazione, incentrata sulla memoria, diventa particolarmente
brillante nella seconda parte.
|
| home
|
| recensioni |
|
Pagina aggiornata il 25.12.09 |