Franco Toscani, Il malato terminale, Il Saggiatore, 1997

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L'autore del libro è responsabile medico della sezione Terapia del Dolore e Cure Palliative dell'ospedale di Cremona; ha scritto, con questo manualetto, un bel saggio, fitto di considerazioni intelligenti sulla evoluzione della medicina, sulla morte, sull'organizzazione dell'assistenza. 

Ci racconta di un malato, quello terminale, che mette in crisi l'onnipotenza della medicina tecnologica, l'autorità indiscussa e paternalistica del medico e illustra lo sviluppo di una Medicina, quella Palliativa, che unificando tecnologia e umanità, mira a migliorare la qualità della vita senza né accelerare, né procrastinare un processo, la morte appunto, che deve essere considerato e accettato come naturale.  

Il malato, dunque, diventa soggetto di scelta, non più oggetto di terapia. Ma anche l'organizzazione dell'assistenza non è più rigidamente medicocentrica. Qui Toscani esprime il suo concetto di "fare medicina", che, secondo me, si potrebbe tranquillamente estendere con successo a tutti gli ambiti organizzativi sanitari in cui occorre lavorare in team (ma quale organizzazione sanitaria moderna, quale disciplina medica, può prescindere dal gioco di squadra?). 

Così scrive l'autore, sottolineando l'importante ruolo dell'infermiere nell'assistenza moderna:
Altre discipline e altre figure acquisiscono una dignità e una autonomia che la tradizione medica negava loro(...). L'infermiere, per esempio, per lungo tempo subalterno del medico, diviene attore comprimario

E ancora:
Si rende necessario creare un'equipe multidisciplinare (...). Geriatra, palliativista, riabilitatore, devono collaborare strettamente con i medici esperti di quelle patologie specifiche che di volta in volta costituiscono un problema per il malato; in pratica con l'oncologo, il neurologo, l'ortopedico, l'infettivologo ecc. E insieme con loro, devono lavorare in stretto contatto e con pari dignità, l'infermiere, il fisioterapista, lo psicologo, e altri esperti quali l'assistente sociale, l'assistente spirituale, il musicoterapista, ecc. Il medico deve imparare a rispettare le competenze di altri, accettando di volta in volta la leadership di chi, in quella fase, avrà la possibilità di essere più efficace (...). E' il malato, e solo il malato, che deve guidare il medico così come gli altri eventuali operatori.

Concezioni sagge, moderne, evolute, largamente condivisibili, che ci piacerebbe vedere estese ad altre realtà oltre che alla Medicina Palliativa.

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Pagina aggiornata il 23.12.00
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