L'autore del libro è responsabile medico della
sezione Terapia del Dolore e Cure Palliative
dell'ospedale di Cremona; ha scritto, con questo
manualetto, un bel saggio, fitto di considerazioni
intelligenti sulla evoluzione della medicina, sulla
morte, sull'organizzazione dell'assistenza.
Ci
racconta di un malato, quello terminale, che mette in
crisi l'onnipotenza della medicina tecnologica,
l'autorità indiscussa e paternalistica del medico e illustra lo sviluppo di una Medicina, quella Palliativa,
che unificando tecnologia e umanità, mira a migliorare
la qualità della vita senza né accelerare, né procrastinare un processo, la morte appunto, che deve
essere considerato e accettato come naturale.
Il
malato, dunque, diventa soggetto di scelta, non più
oggetto di terapia. Ma anche l'organizzazione
dell'assistenza non è più rigidamente
medicocentrica. Qui Toscani esprime il suo concetto
di "fare medicina", che, secondo me, si
potrebbe tranquillamente estendere con successo a
tutti gli ambiti organizzativi sanitari in cui
occorre lavorare in team (ma quale
organizzazione sanitaria moderna, quale disciplina
medica, può prescindere dal gioco di squadra?).
Così scrive l'autore, sottolineando l'importante
ruolo dell'infermiere nell'assistenza moderna:
Altre discipline e altre figure acquisiscono una
dignità e una autonomia che la tradizione medica
negava loro(...). L'infermiere, per esempio, per
lungo tempo subalterno del medico, diviene attore
comprimario.
E ancora:
Si rende necessario creare un'equipe
multidisciplinare (...). Geriatra, palliativista,
riabilitatore, devono collaborare strettamente con i
medici esperti di quelle patologie specifiche che di
volta in volta costituiscono un problema per il
malato; in pratica con l'oncologo, il neurologo,
l'ortopedico, l'infettivologo ecc. E insieme con
loro, devono lavorare in stretto contatto e con pari
dignità, l'infermiere, il fisioterapista, lo
psicologo, e altri esperti quali l'assistente
sociale, l'assistente spirituale, il musicoterapista,
ecc. Il medico deve imparare a rispettare le
competenze di altri, accettando di volta in volta la
leadership di chi, in quella fase, avrà la
possibilità di essere più efficace (...). E' il
malato, e solo il malato, che deve guidare il medico
così come gli altri eventuali operatori.
Concezioni sagge, moderne, evolute, largamente
condivisibili, che ci piacerebbe vedere estese ad
altre realtà oltre che alla Medicina Palliativa.