"Come
tutti sanno, oggigiorno la condizione dei vecchi è
scandalosa".
"I vecchi sono degli esseri umani? A giudicare dal modo con
cui sono trattati nella nostra società, è lecito dubitarne. Per
questa società, essi non hanno le stesse esigenze e gli stessi
diritti degli altri membri della collettività: a loro si rifiuta
anche il minimo necessario. Gli anziani vengono deliberatamente
condannati alla miseria, ai tuguri, alle malattie, alla
disperazione".
Scrittrice del Novecento
francese, compagna di Jean Paul Sartre, Simone de Beauvoir pubblicò La
terza età (titolo originale: La vieillesse) nel 1970. Il
saggio, che riunisce ed elabora dati e concetti medici, etnologici, storici,
sociologici, psicologici e filosofici, divenne ben presto un conosciuto e apprezzato
classico della gerontologia.
Vecchiaia e biologia. Ippocrate paragona l'esistenza umana
alle quattro stagioni e la vecchiaia ne rappresenta naturalmente
l'inverno. Il celebre medico della Grecia antica già descrive i
fastidiosi sintomi che accompagnano la senilità. Dopo di lui, Galeno
tratta la vecchiezza come una via di mezzo fra la malattia e la salute:
le funzioni fisiologiche dell'anziano sono ridotte.
La religione e in particolare il monoteismo inibiscono per secoli lo
sviluppo della medicina. Un passo avanti lo compie l'arabo Avicenna,
attorno all'anno 1000; seguace di Galeno, studia le malattie croniche e
i disturbi mentali dei vecchi.
Più tardi, la Scuola Salernitana, ispiratrice della medicina moderna,
detta le regole per ottenere la salute e la longevità.
Nel XIII secolo, Ruggero Bacone scrive un trattato di igiene della
vecchiaia, che egli considera alla stregua di una malattia. La prima
monografia conosciuta sulla patologia della vecchiaia si deve a un
medico italiano del Quattrocento, Zerbi, che pubblica la sua Gerontocomia.
Con l'avvento del Rinascimento, grande impulso ottengono gli studi di
anatomia, conseguente alla possibilità di sezionare i cadaveri.
Protagonisti di questa svolta conoscitiva dello studio del corpo umano e
dei suoi processi patologici sono Leonardo e Vesalio.
Per Paracelso (XVI secolo) l'essere umano è un "composto
chimico" e la vecchiaia la conseguenza di una autointossicazione.
Con l'affermarsi della borghesia, del razionalismo e del meccanicismo si fa strada
una nuova concezione della medicina: la iatrofisica; il corpo umano
viene trattato come una macchina e la vecchiaia ne manifesta l'usura.
Nel Settecento, importanti lavori sulla vecchiaia vengono prodotti dal
russo Fischer e dall'italiano Morgagni.
Nell'Ottocento, gli studi sulla vecchiaia si vanno facendo precisi e
sistematici, grazie al successo della fisiologia e delle scienze
sperimentali.
La presenza di istituzioni come Bicetre e la Salpetrière, dove sono
ricoverati migliaia di vecchi, permette una più agevole elaborazione di
dati clinici. In questi anni scrive saggi medico-scientifici sulla
vecchiaia il celebre neurologo Charchot.
Il vero sviluppo della geriatria si ha nei primi anni del Novecento,
grazie al medico americano Nasher, convinto assertore della necessità
di dedicare allo studio delle malattie senili una disciplina e una
specializzazione peculiari. Accanto alla geriatria si sviluppa la
gerontologia, che non studia le patologie inerenti la vecchiaia, ma il
processo stesso dell'invecchiamento.
I dati dell'etnologia. Generalizzando in modo piuttosto
grossolano si può sostenere che più le società
sono povere, più i vecchi vengono maltrattati. Presso alcune popolazioni
"primitive" essi sono sepolti o bruciati vivi. Più spesso vengono abbandonati,
o devono subire ogni sorta di violenza, o muoiono di fame.
La condizione degli uomini anziani è migliore nelle società più
ricche e in quelle sedentarie piuttosto che in quelle nomadi. Inoltre
i vecchi sono trattati con maggior rispetto laddove la loro esperienza
si rivela utile alla sopravvivenza del gruppo, oppure quando sono loro
attribuiti poteri magici o funzioni sacerdotali. Ma esistono
naturalmente frequenti eccezioni.
La vecchiaia nelle società storiche. Nelle società
statiche e ordinate gerarchicamente come la Cina antica, la
vecchiaia conferisce potere in seno alla famiglia. Anche la
società ebraica tiene in considerazione il vecchio, almeno secondo
quanto sappiamo dalle narrazioni della Bibbia. Sparta, poi, è
proverbiale per l'onore accordato alla vecchiaia. Con l'avvento
della democrazia, in Atene, assistiamo a uno scontro fra
generazioni. In generale si può ragionevolmente supporre che la sorte
dei vecchi dipenda dalla classe sociale di appartenenza. La vecchiaia inizia a
essere, in una certa misura, rispettata e garantita soltanto
quando le leggi cominciano a proteggere la proprietà privata. A Roma i
ricchi proprietari siedono in Senato, mentre non si esclude che ci si
sbarazzasse dei vecchi delle classi inferiori, annegandoli. Presso i
barbari, si pensa che la gioventù fosse privilegiata rispetto alla
senilità. Morire di vecchiaia o di malattia veniva considerato un
disonore.
Durante il Basso Impero e l'Alto Medioevo sono i giovani, più adatti
al mestiere delle armi, che reggono il mondo. Con l'organizzarsi del
feudalesimo sono ancora i giovani che sono in grado di difendere il
feudo a detenere il potere.
Con l'ascesa, a partire dal Duecento della borghesia mercantile, la
forza fisica conta meno e la posizione del vecchio, perlomeno quello
di classe agiata, migliora. Il Rinascimento esalta la bellezza del
corpo e perciò l'atteggiamento verso i vecchi non migliora granché.
Il Seicento è un secolo molto duro per i vecchi e sono i giovani a detenere il potere.
Nel Settecento, le migliorate condizioni igieniche favoriscono la
longevità. Aumenta parallelamente, però, anche il numero di vecchi
indigenti. Il mutato clima culturale favorisce lo sviluppo di forme di
pubblica assistenza.
L'Ottocento è un secolo di grandi cambiamenti. al progresso della
scienza corrisponde un incremento demografico. La rivoluzione
industriale, implacabile nella sua avanzata, determina la nascita di
una nuova classe, il proletariato, che sperimenterà sulla propria
pelle tutta la violenza del progresso produttivo.
Questo sconquasso non giova alla condizione dei vecchi. Esaurita la
loro capacità di lavorare, spesso muoiono di stenti. Nelle campagne, impoverite,
i vecchi vengono sovente trattati come bestie dai loro stessi figli.
Viceversa, la classe dirigente si trasforma sempre più in una
gerontocrazia, composta da vecchi ricchi.
Il Novecento assiste allo sgretolamento della famiglia patriarcale. I
grandi rivolgimenti politici del secolo vengono condotti dai giovani.
Al potere i vecchi fanno valere ancora la loro esperienza, anche se il
suo valore viene progressivamente eroso dal rapido avvicendamento
delle conoscenze e delle tecnologie.
La vecchiaia nella società attuale. Nella società odierna
prevale nei confronti dei vecchi l'indifferenza, anche da parte di
figli e nipoti. L'anziano ispira ripugnanza, non serve a niente, viene
inferiorizzato. Può, tutt'al più interessare ancora come
consumatore.
La diminuzione della mortalità infantile unita al calo delle nascite
determinano un po' ovunque, nelle società occidentali,
l'invecchiamento della popolazione. Ma i mezzi forniti agli
anziani e le loro condizioni esistenziali e lavorative sono del tutto
inadeguati. Le pensioni sono spesso miserevoli e, d'altronde, i datori
di lavoro non vedono di buon occhio i lavoratori anziani. Già a
cinquant'anni si rischia di essere considerati obsoleti. Le sempre
più frequenti ristrutturazioni aziendali tendono a liberarsi per
primi proprio dei dipendenti più vecchi, anche se qualificati. Ancora
più feroce è la discriminazione verso le donne.
Tutto ciò nonostante ricerche serie documentino come l'efficienza lavorativa si
mantenga elevata sino ad età assai avanzate. Senza contare che il
lavoratore anziano può compensare eventuali defaillance con il
mestiere, l'esperienza, un'alta qualità del lavoro, una coscienza
professionale eccellente, un tasso di assenteismo basso.
Così stereotipi ingiustificati costringono assai di frequente il
lavoratore anziano alla disoccupazione. Ai problemi di reddito si
accompagnano solitudine, alloggi scomodi, alimentazione
insufficiente.
Molti vecchi finiscono all'ospizio, che è "nella maggior
parte dei paesi un'istituzione perfettamente disumana".
Nell'ospizio esiste uno "scandaloso" abbandono sanitario che
può costringere gli ospiti ad affrontare precocemente il drammatico
ciclo: abbandono, segregazione, decadenza, demenza, morte.
Il pensionamento si rivela, quindi, di frequente una beffa: perso il
proprio ruolo sociale subentra un penoso senso di inutilità, di
vuoto. Alcuni cadono in depressione e del resto il tasso di suicidi in
età avanzata è elevato. Ne sono cause la decadenza fisica e mentale,
la solitudine, l'ozio forzato, l'inadattamento, la malattia
incurabile.
Vecchiaia e vita quotidiana. Il vecchio è spesso
indifferente alla cultura, non sa a che pro apprendere. Perduta la
propria immagine, ambisce piuttosto alle decorazioni, ai titoli, agli
onori. L'assenza di scopi provoca la noia. Aumenta la diffidenza,
indotta dalla dipendenza. Per difendersi dall'ansietà si rifugia
nelle abitudini, nell'ostilità e nell'avarizia. Gli sembra che il
denaro possa proteggerlo dalle insidie del futuro e gli conservi una
parvenza di potere.
Aumentano con l'età anche le turbe psicopatologiche.
Ma può essere pure che per taluni fortunati, la vecchiaia porti
arricchimento e liberazione.
C'è questo e molto altro nel saggio della de Beauvoir: il rapporto
dell'anziano con la propria immagine e col tempo, vissuto nella
dimensione del ricordo, l'esperienza erotica, l'approssimarsi della
morte.
La sessualità dell'anziano è esplorata attraverso le testimonianze
letterarie di Goethe, Hugo, Tanizaki e Leautaud, quella della donna
attraverso le riflessioni di Sofia Tolstoj e di Juliette, la compagna
di Victor Hugo.
Il ricorso alle annotazioni biografiche relative a uomini illustri, ma
anche di vecchi qualunque, degenti di un ospizio, filtrate dalla
sensibilità della scrittrice, favoriscono la consapevolezza del
lettore meglio di freddi trattati.
Il libro, poi, è una stimolante miniera di citazioni, una più
sorprendente dell'altra, che invogliano alla lettura di scrittori
magari poco frequentati.
Un libro, dunque, di ampio respiro, che va spesso al di là di un
discorso sulla vecchiaia per farsi riflessione sull'uomo e sulla vita.
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