Simone de Beauvoir, La terza età, Einaudi, 2002

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copertina"Come tutti sanno, oggigiorno la condizione dei vecchi è scandalosa".

"I vecchi sono degli esseri umani? A giudicare dal modo con cui sono trattati nella nostra società, è lecito dubitarne. Per questa società, essi non hanno le stesse esigenze e gli stessi diritti degli altri membri della collettività: a loro si rifiuta anche il minimo necessario. Gli anziani vengono deliberatamente condannati alla miseria, ai tuguri, alle malattie, alla disperazione".

Scrittrice del Novecento francese, compagna di Jean Paul Sartre, Simone de Beauvoir pubblicò La terza età (titolo originale: La vieillesse) nel 1970. Il saggio, che riunisce ed elabora dati e concetti medici, etnologici, storici, sociologici, psicologici e filosofici, divenne ben presto un conosciuto e apprezzato classico della gerontologia.

Vecchiaia e biologia. Ippocrate paragona l'esistenza umana alle quattro stagioni e la vecchiaia ne rappresenta naturalmente l'inverno. Il celebre medico della Grecia antica già descrive i fastidiosi sintomi che accompagnano la senilità. Dopo di lui, Galeno tratta la vecchiezza come una via di mezzo fra la malattia e la salute: le funzioni fisiologiche dell'anziano sono ridotte. 
La religione e in particolare il monoteismo inibiscono per secoli lo sviluppo della medicina. Un passo avanti lo compie l'arabo Avicenna, attorno all'anno 1000; seguace di Galeno, studia le malattie croniche e i disturbi mentali dei vecchi.
Più tardi, la Scuola Salernitana, ispiratrice della medicina moderna, detta le regole per ottenere la salute e la longevità.
Nel XIII secolo, Ruggero Bacone scrive un trattato di igiene della vecchiaia, che egli considera alla stregua di una malattia. La prima monografia conosciuta sulla patologia della vecchiaia si deve a un medico italiano del Quattrocento, Zerbi, che pubblica la sua Gerontocomia.
Con l'avvento del Rinascimento, grande impulso ottengono gli studi di anatomia, conseguente alla possibilità di sezionare i cadaveri. Protagonisti di questa svolta conoscitiva dello studio del corpo umano e dei suoi processi patologici sono Leonardo e Vesalio.
Per Paracelso (XVI secolo) l'essere umano è un "composto chimico" e la vecchiaia la conseguenza di una autointossicazione. 
Con l'affermarsi della borghesia, del razionalismo e del meccanicismo si fa strada una nuova concezione della medicina: la iatrofisica; il corpo umano viene trattato come una macchina e la vecchiaia ne manifesta l'usura.
Nel Settecento, importanti lavori sulla vecchiaia vengono prodotti dal russo Fischer e dall'italiano Morgagni.
Nell'Ottocento, gli studi sulla vecchiaia si vanno facendo precisi e sistematici, grazie al successo della fisiologia e delle scienze sperimentali.
La presenza di istituzioni come Bicetre e la Salpetrière, dove sono ricoverati migliaia di vecchi, permette una più agevole elaborazione di dati clinici. In questi anni scrive saggi medico-scientifici sulla vecchiaia il celebre neurologo Charchot.
Il vero sviluppo della geriatria si ha nei primi anni del Novecento, grazie al medico americano Nasher, convinto assertore della necessità di dedicare allo studio delle malattie senili una disciplina e una specializzazione peculiari. Accanto alla geriatria si sviluppa la gerontologia, che non studia le patologie inerenti la vecchiaia, ma il processo stesso dell'invecchiamento.

I dati dell'etnologia. Generalizzando in modo piuttosto grossolano si  può sostenere che più le società sono povere, più i vecchi vengono maltrattati. Presso alcune popolazioni "primitive" essi sono sepolti o bruciati vivi. Più spesso vengono abbandonati, o devono subire ogni sorta di violenza, o muoiono di fame.
La condizione degli uomini anziani è migliore nelle società più ricche e in quelle sedentarie piuttosto che in quelle nomadi. Inoltre i vecchi sono trattati con maggior rispetto laddove la loro esperienza si rivela utile alla sopravvivenza del gruppo, oppure quando sono loro attribuiti poteri magici o funzioni sacerdotali. Ma esistono naturalmente frequenti eccezioni.

La vecchiaia nelle società storiche. Nelle società statiche e ordinate gerarchicamente come la Cina antica, la vecchiaia  conferisce potere in seno alla famiglia. Anche la società ebraica tiene in considerazione il vecchio, almeno secondo quanto sappiamo dalle narrazioni della Bibbia. Sparta, poi, è proverbiale per l'onore accordato alla vecchiaia. Con l'avvento della  democrazia, in Atene, assistiamo a uno scontro fra generazioni. In generale si può ragionevolmente supporre che la sorte dei vecchi dipenda dalla classe sociale di appartenenza. La vecchiaia inizia a essere, in una certa misura,  rispettata e garantita soltanto quando le leggi cominciano a proteggere la proprietà privata. A Roma i ricchi proprietari siedono in Senato, mentre non si esclude che ci si sbarazzasse dei vecchi delle classi inferiori, annegandoli. Presso i barbari, si pensa che la gioventù fosse privilegiata rispetto alla senilità. Morire di vecchiaia o di malattia veniva considerato un disonore.
Durante il Basso Impero e l'Alto Medioevo sono i giovani, più adatti al mestiere delle armi, che reggono il mondo. Con l'organizzarsi del feudalesimo sono ancora i giovani che sono in grado di difendere il feudo a detenere il potere.
Con l'ascesa, a partire dal Duecento della borghesia mercantile, la forza fisica conta meno e la posizione del vecchio, perlomeno quello di classe agiata, migliora. Il Rinascimento esalta la bellezza del corpo e perciò l'atteggiamento verso i vecchi non migliora granché. Il Seicento è un secolo molto duro per i vecchi e sono i giovani a detenere il potere.
Nel Settecento, le migliorate condizioni igieniche favoriscono la longevità. Aumenta parallelamente, però, anche il numero di vecchi indigenti. Il mutato clima culturale favorisce lo sviluppo di forme di pubblica assistenza.
L'Ottocento è un secolo di grandi cambiamenti. al progresso della scienza corrisponde un incremento demografico. La rivoluzione industriale, implacabile nella sua avanzata, determina la nascita di una nuova classe, il proletariato, che sperimenterà sulla propria pelle tutta la violenza del progresso produttivo.
Questo sconquasso non giova alla condizione dei vecchi. Esaurita la loro capacità di lavorare, spesso muoiono di stenti. Nelle campagne, impoverite, i vecchi vengono sovente trattati come bestie dai loro stessi figli. Viceversa, la classe dirigente si trasforma sempre più in una gerontocrazia, composta da vecchi ricchi.
Il Novecento assiste allo sgretolamento della famiglia patriarcale. I grandi rivolgimenti politici del secolo vengono condotti dai giovani. Al potere i vecchi fanno valere ancora la loro esperienza, anche se il suo valore viene progressivamente eroso dal rapido avvicendamento delle conoscenze e delle tecnologie.

La vecchiaia nella società attuale. Nella società odierna prevale nei confronti dei vecchi l'indifferenza, anche da parte di figli e nipoti. L'anziano ispira ripugnanza, non serve a niente, viene inferiorizzato. Può, tutt'al più interessare ancora come consumatore.
La diminuzione della mortalità infantile unita al calo delle nascite determinano un po' ovunque, nelle società occidentali, l'invecchiamento della popolazione.  Ma i mezzi forniti agli anziani e le loro condizioni esistenziali e lavorative sono del tutto inadeguati. Le pensioni sono spesso miserevoli e, d'altronde, i datori di lavoro non vedono di buon occhio i lavoratori anziani. Già a cinquant'anni si rischia di essere considerati obsoleti. Le sempre più frequenti ristrutturazioni aziendali tendono a liberarsi per primi proprio dei dipendenti più vecchi, anche se qualificati. Ancora più feroce è la discriminazione verso le donne.
Tutto ciò nonostante ricerche serie documentino come l'efficienza lavorativa si mantenga elevata sino ad età assai avanzate. Senza contare che il lavoratore anziano può compensare eventuali defaillance con il mestiere, l'esperienza, un'alta qualità del lavoro, una coscienza professionale eccellente, un tasso di assenteismo basso.
Così stereotipi ingiustificati costringono assai di frequente il lavoratore anziano alla disoccupazione. Ai problemi di reddito si accompagnano solitudine, alloggi scomodi, alimentazione insufficiente. 
Molti vecchi finiscono all'ospizio, che è "nella maggior parte dei paesi un'istituzione perfettamente disumana". Nell'ospizio esiste uno "scandaloso" abbandono sanitario che può costringere gli ospiti ad affrontare precocemente il drammatico ciclo: abbandono, segregazione, decadenza, demenza, morte.
Il pensionamento si rivela, quindi, di frequente una beffa: perso il proprio ruolo sociale subentra un penoso senso di inutilità, di vuoto. Alcuni cadono in depressione e del resto il tasso di suicidi in età avanzata è elevato. Ne sono cause la decadenza fisica e mentale, la solitudine, l'ozio forzato, l'inadattamento, la malattia incurabile. 

Vecchiaia e vita quotidiana. Il vecchio è spesso indifferente alla cultura, non sa a che pro apprendere. Perduta la propria immagine, ambisce piuttosto alle decorazioni, ai titoli, agli onori. L'assenza di scopi provoca la noia. Aumenta la diffidenza, indotta dalla dipendenza. Per difendersi dall'ansietà si rifugia nelle abitudini, nell'ostilità e nell'avarizia. Gli sembra che il denaro possa proteggerlo dalle insidie del futuro e gli conservi una parvenza di potere.
Aumentano con l'età anche le turbe psicopatologiche.
Ma può essere pure che per taluni fortunati, la vecchiaia porti arricchimento e liberazione.

C'è questo e molto altro nel saggio della de Beauvoir: il rapporto dell'anziano con la propria immagine e col tempo, vissuto nella dimensione del ricordo, l'esperienza erotica, l'approssimarsi della morte.
La sessualità dell'anziano è esplorata attraverso le testimonianze letterarie di Goethe, Hugo, Tanizaki e Leautaud, quella della donna attraverso le riflessioni di Sofia Tolstoj e di Juliette, la compagna di Victor Hugo.
Il ricorso alle annotazioni biografiche relative a uomini illustri, ma anche di vecchi qualunque, degenti di un ospizio, filtrate dalla sensibilità della scrittrice, favoriscono la consapevolezza del lettore meglio di freddi trattati.
Il libro, poi, è una stimolante miniera di citazioni, una più sorprendente dell'altra, che invogliano alla lettura di scrittori magari poco frequentati.
Un libro, dunque, di ampio respiro, che va spesso al di là di un discorso sulla vecchiaia per farsi riflessione sull'uomo e sulla vita.

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Pagina aggiornata il 25.01.04
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