"Una
piroetta di Anastasi, un verso di Sereni, un colpo di testa di Gigi
Riva, una frase di Soriano: così mi piace andare in gol"
Ci sono dei libri che si
vorrebbe aver scritto, perché li si sente vicini alla propria
sensibilità e alla propria storia. Tempi supplementari è
senz'altro uno di questi.
Sarà che l'autore appartiene alla mia stessa generazione, sarà che il
calcio, lo sport prediletto, viene qui incrociato con la letteratura,
sarà che a me la vita del giornalista sportivo di valore mi
affascina, ma
ho letto con piacere, facendo fatica a staccarmi dalle pagine, questa
raccolta di una quarantina di brevi capitoli, ricchi di personaggi, di
citazioni, di aneddoti. Una narrazione condotta sul filo della memoria e
del sentimento.
Darwin Pastorin, oggi responsabile dei programmi sportivi di La7, è
nato nel 1955 a San Paolo del Brasile, ma è di origini veronesi. Ha fatto
le scuole in
Italia e ha cominciato giovanissimo la carriera di cronista sportivo.
Appassionato e studioso di letteratura, oltre che di calcio, che ha
praticato in qualità di centravanti alla Pippo Inzaghi, Pastorin sa conferire alle sue pagine uno
spessore che raramente fa capolino nel giornalismo sportivo.
Un libro, il suo, che travalica il dato tecnico e agonistico per
diventare una sorta di autobiografia generazionale, dove il calcio cessa
di essere soltanto una disciplina sportiva, per farsi costume, cultura,
metafora della vita.
Dal pugno a Patrizio Sala sferrato in allenamento
da Ciccio Graziani alle riflessioni di Ariedo Braida, da Gentile che
legge Remarque alle parate di Superchi, dai dribbling di Garrincha
alla gallina al guinzaglio di Meroni, dalle cronache dei campionati di
periferia alla dura e amorevole scuola di Caminiti e di Arpino, ogni
episodio raccontato, sempre con molta eleganza ed equilibrio,
trascende il dato contingente per divenire spunto di riflessione,
simbolo, insegnamento di vita.
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I
libri di Darwin Pastorin