Francis Scott Fitzgerald, I taccuini, Einaudi, 1980

L
e
t
t
e
r
a
t
u
r
a
Mi piacciono gli scrittori. Se parli con uno scrittore, spesso riesci ad avere una risposta. (n. 85)

Io parlo con autorità, di fiaschi... Ernest [Hemingway, ndr] con autorità di successi. Non potremmo mai più sedere allo stesso tavolo. (n. 1915)

Scott Fitzgerald appartiene ai mostri degli anni Venti, per usare il titolo di una fortunata raccolta di saggi della sua traduttrice Fernanda Pivano, a quella generazione di scrittori che cambiarono il volto della narrativa americana del primo dopoguerra. 
Autore de Il grande Gatsby, Tenera è la notte, Belli e dannati, Fitzgerald è uno degli esponenti di punta della Generazione Perduta, il cantore dell'età del jazz, di un'America in cui i giovani cercano di emanciparsi dal fardello delle virtù puritane.

Della narrativa di Scott Fitzgerald mi avevano affascinato i temi: l'infelicità, il fallimento, l'alcool, il denaro, la malattia mentale, il talento e la dissipazione, la mondanità; ma quello che ho letto mi ha un po' deluso; mi è capitato anche di annoiarmi. Voglio rileggerlo. Voglio concedermi un'altra chance.

Di questi Taccuini, per esempio, mi sono piaciute alcune osservazioni illuminanti, folgoranti, scritte spesso con brillante ironia, mentre altre annotazioni sono evocative e sanno restituire al lettore emozioni e situazioni originali e seducenti.
Gli appunti di Fitzgerald ci permettono inoltre di visitare l'"officina" dello scrittore, ci consentono di capire il suo metodo di lavoro e come nascono racconti e romanzi di un grande autore.

Circa I taccuini, scrive Sergio Perosa, cui siamo debitori di uno splendido e completo saggio introduttivo:

"Questi sono "I taccuini" di uno scrittore scrupoloso, impegnato col suo lavoro, attento ai problemi della narrativa, consapevole del suo talento (e delle sue debolezze), in lotta quotidiana non solo con la parola, ma con il pericolo della dispersione, delle tentazioni che sviano, della resa al commercialismo. Sono una testimonianza umana, ma in primo luogo confermano questa immagine di Fitzgerald "scrittore", alla quale è dopotutto legata la sua importanza.
[...] Sono in primo luogo uno stock-tacking, una sorta di bilancio redatto in un momento di crisi, un argine o baluardo di difesa, una raccolta di dati, osservazioni, idee, che funga da riserva per l'ora del bisogno.
[...] Ma rispondono anche, questi "Taccuini", all'esigenza fondamentale dello scrittore: avere a disposizione tutto di sé, ogni filo o brandello che possa servirgli, un campionario di potenzialità da custodire anche allo stato embrionale.
[...] Alcune delle note sono desunte, anzi ripescate, dai racconti dozzinali sfornati a ritmo continuo per le riviste popolari: di quasi ognuno di essi viene salvata o preservata una frase, un particolare, una descrizione che si possa riutilizzare in opere di impegno più serio.
[...] Altre note sono preparatorie ai romanzi [...]: e lì si entra direttamente nel laboratorio dello scrittore, nel luogo dove le idee prendono forma, le immagini balenate nella mente si compongono in possibili figurazioni, affiorano e vengono verificati i principi narrativi, la pagina prende a poco a poco consistenza. Altre ancora hanno valore di testimonianza umana, rivelano i moventi più intimi o le ossessioni segrete dell'io". 

I libri di Francis Scott Fitzgerald

| home |

| scrivere |


Pagina aggiornata il 10.08.03
Copyright 2000-2007 Valentino Sossella