L'etimologia
di chirurgia risale alla parola cheirourghìa, che
significa "lavoro manuale", da cheir, mano ed ergon,
lavoro.
Con Ippocrate (480-390 a.C.), per chirurgia si intende l'"attività terapeutica compiuta con le mani e con l'aiuto di
strumenti", finalizzata a "operare la riduzione di fratture,
lussazioni, curare le ferite, amputare gli arti, cauterizzare,
bendare".
La storia della chirurgia inizia, in verità, in epoca anteriore a
Ippocrate. Reperti della preistoria confermano l'esistenza di una
chirurgia rudimentale già in quelle età remote.
Presso gli Egizi, la chirurgia è soprattutto una chirurgia ossea.
Inoltre è presente una vivace attività settoria, non a fini di
conoscenza scientifica ma con scopi religiosi (imbalsamazione,
mummificazione).
I chirurghi ebrei praticano la circoncisione e il salasso, mentre gli
assiro-babilonesi si occupano principalmente di ferite e di fratture.
Molto severo era il codice di Hammurabi con quei chirurghi che fallivano
nella loro opera: venivano loro amputati arti e falangi.
La chirurgia si formalizza e acquisisce procedure proprie, si fa in
una parola tecnica, con Ippocrate. La chirurgia si affianca alla
dietetica e alla ginnastica nella costituzione dell'arte della cura.
In Grecia si eseguono operazioni complesse come la trapanazione del
cranio, probabilmente già praticata anche da civiltà e in epoche
antecedenti.
È dalla chirurgia che, grazie alla Scuola alessandrina, si sviluppa
l'anatomia, uno dei più alti raggiungimenti della razionalità greca.
Dalla pratica, dunque, scaturisce la teoria.
Roma importa la tecnica chirurgica dalla Grecia. Estimatore della
chirurgia nella Roma imperiale fu Celso (I secolo d.C.), medico,
enciclopedista, divulgatore, autore del trattato De medicina.
I chirurghi romani sono in grado di operare la cataratta e i calcoli
vescicali.
Nel II secolo dopo Cristo, con Sorano, nasce l'ostetricia.
Galeno, il più importante medico romano, archiatra di Marco Aurelio,
riteneva la chirurgia la terza via della medicina, dopo la
dietetica e i farmaci. Galeno si batté contro lo specialismo e
auspicava l'unione fra la figura del medico e quella del chirurgo.
L'armamentario di quest'ultimo intanto si accresce: "pinze, specilli,
sonde, spatole, aghi, seghe, trapani, cauteri, forbici, coltelli,
scalpelli".
Nel Medioevo lo sviluppo della chirurgia conosce una battuta
d'arresto: la chirurgia tende a spostarsi nei conventi, esercitata dai
monaci. Quando le gerarchie ecclesiastiche pongono un veto
all'esercizio della chirurgia da parte del clero, questa diventa
appannaggio di ebrei e di laici empirici (persone con ricca
esperienza, cavadenti, conciaossa, ma anche guaritori e ciarlatani).
In particolare si segnalano i "norcini", i macellatori delle
carni suine, originari di Norcia, nell'Umbria. Esperti nella
dissezione del maiale, si cimentano, spesso con successo, nella
chirurgia.
Nel frattempo, sono i medici arabi a il loro contributo allo
sviluppo della chirurgia: Albucasis (936-1013) scrive La
compilazione, un'enciclopedia medica in 30 volumi, l'ultimo dei
quali si intitola, appunto, Chirurgia.
Dopo i veti della Chiesa e il suo orrore per il sangue, durante
l'epoca del feudalesimo, mentre la medicina delle università è tutta
teorica e dottrinaria, si occupano di fornire prestazioni chirurgiche
i cerusici (chirurghi-barbieri); essi operano negli ospedali, quasi
tutti sono esperti nella pratica, ma ignoranti di anatomia e
farmacologia.
Henri de Mondeville (1260-1320), in contrasto con le proibizioni della
Chiesa, si batte per una riunificazione del sapere medico con la
pratica chirurgica.
Nel XIV secolo il prestigio e il potere del chirurgo raggiungono
quelli del medico. La dissezione dei cadaveri, intanto, permette un
avanzamento rivoluzionario nello studio dell'anatomia umana.
L'anatomia moderna, basata sulla dissezione del cadavere, vede
all'avanguardia proprio le università italiane: Bologna, Padova,
Ferrara, Pavia, Roma e Napoli.
Il principe della chirurgia cinquecentesca sarà Ambroise Parè,
che inizia la sua carriera come barbiere fino a diventare medico
personale di re e imperatori. Sarà sempre inviso, però,
all'accademia.
Il 15 giugno 1667 ha luogo, per opera di Jean-Baptiste Denis, la
prima emotrasfusione nell'uomo.
Nel Settecento la chirurgia ottiene i suoi primi successi nel campo
dell'oncologia.
Le idee di Galileo e Cartesio hanno intanto consentito l'affermazione
di una medicina scientifica, meccanicistica, detta iatromeccanica.
Il XIX secolo viene definito "il secolo della chirurgia".
Bernard introduce la medicina sperimentale, Virchow la patologia
cellulare; soprattutto si sviluppano l'anestesia e la disinfezione
(antisepsi, asepsi, sterilizzazione). Il
salto di qualità è notevole.
Semmelweis, Pasteur e Lister sono i vincitori della lotta ai germi che
provocano le temute e mortali infezioni chirurgiche.
Fanno la loro comparsa camici, maschere, berrettini e cuffie
copri-capelli, guanti di gomma e sovrascarpe. Migliorano le tecniche
di emostasi.
Protagonista della chirurgia militare e di una nuova concezione
dell'organizzazione sanitaria è un'infermiera: Florence Nightingale.
È un chirurgo, Nelaton, che salva dall'amputazione Garibaldi ferito
sull'Aspromonte, l'inventore del catetere vescicale flessibile dei
giorni nostri.
La scoperta dei raggi X, avvenuta nel 1895 ad opera di Roentgen,
permette di vedere l'invisibile e apre il campo allo sviluppo della radiologia.
Nel Novecento la chirurgia diventa una scienza. Soltanto la
chirurgia italiana arranca. Operare un ernia viene considerato da noi
assai difficile fino almeno al 1930.
Esistono tuttavia anche chirurghi italiani innovatori: Carle, Nicolich
(il padre della chirurgia urologica italiana), Codivilla (ortopedia).
Si fanno possibili gli interventi al polmone al cuore, al cervello. Si
passa alla specializzazione chirurgica. L'anestesia si emancipa dalla
chirurgia e diventa rianimazione.
Inizia l'era dei trapianti d'organo. La rivoluzione tecnologica
favorisce la diffusione dell'endoscopia operativa, della radiologia
interventistica e della chirurgia mini-invasiva.
Si riduce la degenza in concomitanza con un intervento chirurgico:
nasce la day surgery.
La storia della chirurgia è fatta di contrasti e di
riappacificazioni con la medicina teorica e dottrinaria. Inoltre
quello chirurgo è stato, presso che in tutte le epoche storiche, un
mestiere entusiasmante e grandioso, ma anche soggetto alle critiche
accese, sempre in bilico fra l'ammirazione e il biasimo. Soprattutto
quando interviene in condizioni di emergenza e può scapparci il
morto, si passa facilmente dall'ammirazione per il chirurgo alla
delusione e alle accuse.
Giorgio Cosmacini, già autore di altri interessanti volumi di
storia della medicina, ci racconta la storia della chirurgia con la
consueta amabilità e con talento narrativo, oltre che con
straordinaria competenza.
Ricco di deliziose citazioni e di intelligenti osservazioni, La
vita nelle mani è una lettura piacevole e ricca di insegnamenti
tratti dai grandi del passato, utili anche al disincantato lettore
contemporaneo e soprattutto all'"addetto ai lavori", cui si
offre l'occasione di riflettere sull'arte del curare da una
prospettiva storica e quindi più profonda.
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