Giorgio Cosmacini, La vita nelle mani. Storia della chirurgia, Laterza, 2003

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copertinaL'etimologia di chirurgia risale alla parola cheirourghìa, che significa "lavoro manuale", da cheir, mano ed ergon, lavoro.

Con Ippocrate (480-390 a.C.), per chirurgia si intende l'"attività terapeutica compiuta con le mani e con l'aiuto di strumenti", finalizzata a "operare la riduzione di fratture, lussazioni, curare le ferite, amputare gli arti, cauterizzare, bendare".

La storia della chirurgia inizia, in verità, in epoca anteriore a Ippocrate. Reperti della preistoria confermano l'esistenza di una chirurgia rudimentale già in quelle età remote.

Presso gli Egizi, la chirurgia è soprattutto una chirurgia ossea. Inoltre  è presente una vivace attività settoria, non a fini di conoscenza scientifica ma con scopi religiosi (imbalsamazione, mummificazione).

I chirurghi ebrei praticano la circoncisione e il salasso, mentre gli assiro-babilonesi si occupano principalmente di ferite e di fratture. Molto severo era il codice di Hammurabi con quei chirurghi che fallivano nella loro opera: venivano loro amputati arti e falangi.

La chirurgia si formalizza e acquisisce procedure proprie, si fa in una parola tecnica, con Ippocrate. La chirurgia si affianca alla dietetica e alla ginnastica nella costituzione dell'arte della cura.
In Grecia si eseguono operazioni complesse come la trapanazione del cranio, probabilmente già praticata anche da civiltà e in epoche antecedenti.
È dalla chirurgia che, grazie alla Scuola alessandrina, si sviluppa l'anatomia, uno dei più alti raggiungimenti della razionalità greca. Dalla pratica, dunque, scaturisce la teoria.

Roma importa la tecnica chirurgica dalla Grecia. Estimatore della chirurgia nella Roma imperiale fu Celso (I secolo d.C.), medico, enciclopedista, divulgatore, autore del trattato De medicina
I chirurghi romani sono in grado di operare la cataratta e i calcoli vescicali. 
Nel II secolo dopo Cristo, con Sorano, nasce l'ostetricia.

Galeno, il più importante medico romano, archiatra di Marco Aurelio, riteneva la chirurgia la terza via della medicina, dopo la dietetica e i farmaci. Galeno si batté contro lo specialismo e auspicava l'unione fra la figura del medico e quella del chirurgo.
L'armamentario di quest'ultimo intanto si accresce: "pinze, specilli, sonde, spatole, aghi, seghe, trapani, cauteri, forbici, coltelli, scalpelli". 

Nel Medioevo lo sviluppo della chirurgia conosce una battuta d'arresto: la chirurgia tende a spostarsi nei conventi, esercitata dai monaci. Quando le gerarchie ecclesiastiche pongono un veto all'esercizio della chirurgia da parte del clero, questa diventa appannaggio di ebrei e di laici empirici (persone con ricca esperienza, cavadenti, conciaossa, ma anche guaritori e ciarlatani).
In particolare si segnalano i "norcini", i macellatori delle carni suine, originari di Norcia, nell'Umbria. Esperti nella dissezione del maiale, si cimentano, spesso con successo, nella chirurgia.

Nel frattempo, sono i medici arabi a il loro contributo allo sviluppo della chirurgia: Albucasis (936-1013) scrive La compilazione, un'enciclopedia medica in 30 volumi, l'ultimo dei quali si intitola, appunto, Chirurgia.

Dopo i veti della Chiesa e il suo orrore per il sangue, durante l'epoca del feudalesimo, mentre la medicina delle università è tutta teorica e dottrinaria, si occupano di fornire prestazioni chirurgiche i cerusici (chirurghi-barbieri); essi operano negli ospedali, quasi tutti sono esperti nella pratica, ma ignoranti di anatomia e farmacologia.
Henri de Mondeville (1260-1320), in contrasto con le proibizioni della Chiesa, si batte per una riunificazione del sapere medico con la pratica chirurgica.

Nel XIV secolo il prestigio e il potere del chirurgo raggiungono quelli del medico. La dissezione dei cadaveri, intanto, permette un avanzamento rivoluzionario nello studio dell'anatomia umana.
L'anatomia moderna, basata sulla dissezione del cadavere, vede all'avanguardia proprio le università italiane: Bologna, Padova, Ferrara, Pavia, Roma e Napoli.

Il principe della chirurgia cinquecentesca sarà Ambroise Parè, che inizia la sua carriera come barbiere fino a diventare medico personale di re e imperatori. Sarà sempre inviso, però, all'accademia.

Il 15 giugno 1667 ha luogo, per opera di Jean-Baptiste Denis, la prima emotrasfusione nell'uomo.

Nel Settecento la chirurgia ottiene i suoi primi successi nel campo dell'oncologia.
Le idee di Galileo e Cartesio hanno intanto consentito l'affermazione di una medicina scientifica, meccanicistica, detta iatromeccanica.

Il XIX secolo viene definito "il secolo della chirurgia". Bernard introduce la medicina sperimentale, Virchow la patologia cellulare; soprattutto si sviluppano l'anestesia e la disinfezione (antisepsi, asepsi, sterilizzazione). Il salto di qualità è notevole.
Semmelweis, Pasteur e Lister sono i vincitori della lotta ai germi che provocano le temute e mortali infezioni chirurgiche.
Fanno la loro comparsa camici, maschere, berrettini e cuffie copri-capelli, guanti di gomma e sovrascarpe. Migliorano le tecniche di emostasi.
Protagonista della chirurgia militare  e di una nuova concezione dell'organizzazione sanitaria è un'infermiera: Florence Nightingale.
È un chirurgo, Nelaton, che salva dall'amputazione Garibaldi ferito sull'Aspromonte, l'inventore del catetere vescicale flessibile dei giorni nostri. 
La scoperta dei raggi X, avvenuta nel 1895 ad opera di Roentgen, permette di vedere l'invisibile e apre il campo allo sviluppo della radiologia.

Nel Novecento la chirurgia diventa una scienza. Soltanto la chirurgia italiana arranca. Operare un ernia viene considerato da noi assai difficile fino almeno al 1930.
Esistono tuttavia anche chirurghi italiani innovatori: Carle, Nicolich (il padre della chirurgia urologica italiana), Codivilla (ortopedia).
Si fanno possibili gli interventi al polmone al cuore, al cervello. Si passa alla specializzazione chirurgica. L'anestesia si emancipa dalla chirurgia e diventa rianimazione.
Inizia l'era dei trapianti d'organo. La rivoluzione tecnologica favorisce la diffusione dell'endoscopia operativa, della radiologia interventistica e della chirurgia mini-invasiva.
Si riduce la degenza in concomitanza con un intervento chirurgico: nasce la day surgery.

La storia della chirurgia è fatta di contrasti e di riappacificazioni con la medicina teorica e dottrinaria. Inoltre quello chirurgo è stato, presso che in tutte le epoche storiche, un mestiere entusiasmante e grandioso, ma anche soggetto alle critiche accese, sempre in bilico fra l'ammirazione e il biasimo. Soprattutto quando interviene in condizioni di emergenza e può scapparci il morto, si passa facilmente dall'ammirazione per il chirurgo alla delusione e alle accuse.

Giorgio Cosmacini, già autore di altri interessanti volumi di storia della medicina, ci racconta la storia della chirurgia con la consueta amabilità e con talento narrativo, oltre che con straordinaria competenza.
Ricco di deliziose citazioni e di intelligenti osservazioni, La vita nelle mani è una lettura piacevole e ricca di insegnamenti tratti dai grandi del passato, utili anche al disincantato lettore contemporaneo e soprattutto all'"addetto ai lavori", cui si offre l'occasione di riflettere sull'arte del curare da una prospettiva storica e quindi più profonda.

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