Roberto Sterzi, Anurada Bresciani, Laura Cagnati, Il paziente con ictus cerebrale. (Come si cura, come si assiste). Sorbona, 1996

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L'ictus è una patologia diffusa e potenzialmente molto invalidante.
Per le sofferenze che arreca e i costi che comporta, è bene che gli operatori sanitari si approprino di una serie di conoscenze e di competenze  che consentano di conseguire migliori risultati nella cura e nell'assistenza del malato colpito da apoplessia.

La comparsa dell'ictus (o stroke) è improvvisa (si parla, difatti, di "colpo"). Concomitano spesso cefalea e perdita di coscienza. L'origine è vascolare.

L'ictus può essere ischemico o emorragico. Il cervello abbisogna, per vivere ed espletare le proprie funzioni, di ossigeno e glucosio, apportati attraverso il flusso ematico. Un flusso ridotto determina sofferenza, fino alla morte cellulare. Fa seguito una risposta infiammatoria. Nell'ictus ischemico, la riduzione di flusso è determinata sostanzialmente, dalla formazione di trombi o di emboli. Nell'emorragia cerebrale avviene, invece, che un vaso si rompa, di frequente a causa dell'ipertensione o della presenza di un aneurisma.

La conoscenza dei fattori di rischio permette di attuare una prevenzione efficace.
Alcuni, come l'età, il sesso, l'ereditarietà, sono immodificabili. Su altri, invece, si può intervenire, al fine di correggerli: l'ipertensione, la fibrillazione atriale, il diabete, il fumo, l'abuso di alcool, l'obesità.

La diagnosi è principalmente clinica. Gli esami diagnostici, cui si ricorre principalmente, sono: TAC encefalo, profilo ematochimico, ECG ed Rx torace. Una diagnosi accurata è necessaria per instaurare una terapia corretta. Soprattutto è necessario inizialmente discriminare fra ictus ischemico e ictus emorragico.

Dal punto di vista organizzativo, grande successo ed efficacia documentata hanno conseguito le "stroke unit", unità di cura istituite appositamente per i pazienti colpiti da ictus, che vengono così seguiti da un'equipe dedicata durante tutto l'iter terapeutico-assistenziale. Tra le professionalità previste dalle "stroke unit", c'è naturalmente l'infermiere.
Sempre ai fini di una cura efficace, utile è risultata l'implementazione di linee guida, suggerite dall'evidenza scientifica.

La mortalità, in caso di ictus, è elevata (20-25% nelle prime 3-4 settimane). La prognosi è più severa per gli ictus emorragici.
Le cause di morte in fase acuta sono rappresentate da edema cerebrale e ipertensione endocranica, infezioni, infarto miocardico e aritmie, tromboflebiti ed embolie polmonari.

Le complicanze più frequenti sono: la disfagia, le piaghe da decubito, l'incontinenza sfinterica, le contratture e la spasticità. Alcune misure sicuramente importanti, in fase acuta, sono:

  • la sorveglianza attenta del malato;
  • la mobilizzazione passiva;
  • la cautela nell'infusione di liquidi o di cortisonici;
  • la pervietà delle vie aeree;
  • l'alimentazione che, appena possibile, va fatta per via orale, con prudenza onde evitare l'aspirazione di materiale alimentare nelle vie aeree;
  • controllo dell'ipertensione arteriosa;
  • prevenzione dell'embolia polmonare con somministrazione sottocute di eparina calcica (provvedimento sconsigliato nell'ictus emorragico, almeno nei primi giorni);
  • valutazione dell'insorgenza di crisi epilettiche.

Nei casi della formazione di ematomi cerebellari, è indicato il ricorso alla chirurgia.

L'importante aspetto della prevenzione delle recidive va attuato incidendo su quei fattori di rischio che sono modificabili, i particolar modo tenendo sotto controllo l'ipertensione arteriosa.

Agile libriccino monografico, curato da un neurologo, un'infermiera e una terapista della riabilitazione dell'Ospedale Niguarda di Milano, questo tascabile si occupa dell'ictus cerebrale e dei problemi assistenziali ad esso correlati, attingendo le notizie dalla bibliografia più aggiornata esistente sull'argomento. 
Il volume è composto di 9 capitoli più le appendici e tratta di: dimensioni del problema; definizioni e classificazione; fattori di rischio; diagnosi; gestione della fase acuta; prevenzione delle recidive; recupero del paziente; piano di assistenza infermieristico; posture e mobilizzazione del paziente; DRG; scale utili nella valutazione dei pazienti; guida alla formulazione del progetto riabilitativo per le disabilità postictali. 

Se, come scrivono gli autori, l'ictus cerebrale si colloca ai primi posti fra le cause di invalidità e al terzo posto fra le cause di mortalità nelle classi di età media e senile, si comprende la validità di manuali, pur sintetici, come questo, finalizzati al miglioramento della qualità dell'assistenza e, di conseguenza, della qualità di vita di una parte significativa di popolazione.

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Pagina aggiornata il 23.12.00
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