L'ictus è una patologia diffusa e potenzialmente molto
invalidante.
Per le sofferenze che arreca e i costi che comporta, è bene che gli
operatori sanitari si approprino di una serie di conoscenze e di competenze
che consentano di conseguire migliori risultati nella cura e
nell'assistenza del malato colpito da apoplessia.
La comparsa dell'ictus (o stroke) è improvvisa (si parla,
difatti, di "colpo"). Concomitano spesso cefalea e perdita
di coscienza. L'origine è vascolare.
L'ictus può essere ischemico o emorragico. Il cervello
abbisogna, per vivere ed espletare le proprie funzioni, di ossigeno
e glucosio, apportati attraverso il flusso ematico. Un flusso
ridotto determina sofferenza, fino alla morte cellulare. Fa seguito
una risposta infiammatoria. Nell'ictus ischemico, la riduzione di
flusso è determinata sostanzialmente, dalla formazione di trombi o
di emboli. Nell'emorragia cerebrale avviene, invece, che un vaso si
rompa, di frequente a causa dell'ipertensione o della presenza di un
aneurisma.
La conoscenza dei fattori di rischio permette di attuare una
prevenzione efficace.
Alcuni, come l'età, il sesso, l'ereditarietà, sono immodificabili.
Su altri, invece, si può intervenire, al fine di correggerli:
l'ipertensione, la fibrillazione atriale, il diabete, il fumo,
l'abuso di alcool, l'obesità.
La diagnosi è principalmente clinica. Gli esami diagnostici, cui
si ricorre principalmente, sono: TAC encefalo, profilo ematochimico,
ECG ed Rx torace. Una diagnosi accurata è necessaria per instaurare
una terapia corretta. Soprattutto è necessario inizialmente discriminare
fra ictus ischemico e ictus emorragico.
Dal punto di vista organizzativo, grande successo ed efficacia
documentata hanno conseguito le "stroke unit", unità di
cura istituite appositamente per i pazienti colpiti da ictus, che
vengono così seguiti da un'equipe dedicata durante tutto l'iter
terapeutico-assistenziale. Tra le professionalità previste dalle
"stroke unit", c'è naturalmente l'infermiere.
Sempre ai fini di una cura efficace, utile è risultata
l'implementazione di linee guida, suggerite dall'evidenza
scientifica.
La mortalità, in caso di ictus, è elevata (20-25% nelle prime
3-4 settimane). La prognosi è più severa per gli ictus emorragici.
Le cause di morte in fase acuta sono rappresentate da edema
cerebrale e ipertensione endocranica, infezioni, infarto miocardico
e aritmie, tromboflebiti ed embolie polmonari.
Le complicanze più frequenti sono: la disfagia, le piaghe da
decubito, l'incontinenza sfinterica, le contratture e la spasticità.
Alcune misure sicuramente importanti, in fase acuta, sono:
- la sorveglianza attenta del malato;
- la mobilizzazione passiva;
- la cautela nell'infusione di liquidi o di cortisonici;
- la pervietà delle vie aeree;
- l'alimentazione che, appena possibile, va fatta per via orale,
con prudenza onde evitare l'aspirazione di materiale alimentare
nelle vie aeree;
- controllo dell'ipertensione arteriosa;
- prevenzione dell'embolia polmonare con somministrazione
sottocute di eparina calcica (provvedimento sconsigliato
nell'ictus emorragico, almeno nei primi giorni);
- valutazione dell'insorgenza di crisi epilettiche.
Nei casi della formazione di ematomi cerebellari, è indicato il
ricorso alla chirurgia.
L'importante aspetto della prevenzione delle recidive va attuato
incidendo su quei fattori di rischio che sono modificabili, i
particolar modo tenendo sotto controllo l'ipertensione arteriosa.
Agile libriccino monografico, curato da un
neurologo, un'infermiera e una terapista della
riabilitazione dell'Ospedale Niguarda di Milano,
questo tascabile si occupa dell'ictus cerebrale e dei
problemi assistenziali ad esso correlati, attingendo
le notizie dalla bibliografia più aggiornata esistente sull'argomento.
Il volume è composto di 9
capitoli più le appendici e tratta di: dimensioni
del problema; definizioni e classificazione; fattori
di rischio; diagnosi; gestione della fase acuta;
prevenzione delle recidive; recupero del paziente;
piano di assistenza infermieristico; posture e
mobilizzazione del paziente; DRG; scale utili nella
valutazione dei pazienti; guida alla formulazione del
progetto riabilitativo per le disabilità postictali.
Se, come scrivono gli autori, l'ictus cerebrale
si colloca ai primi posti fra le cause di
invalidità e al terzo posto fra le cause di
mortalità nelle classi di età media e senile,
si comprende la validità di manuali, pur sintetici, come questo,
finalizzati al miglioramento della qualità
dell'assistenza e, di conseguenza, della qualità di
vita di una parte significativa di popolazione.