"
- Nella società umana, - ci insegnava il professor Ringold, - la
trasgressione più grande di tutte è pensare. - Il pen-sie-ro
cri-ti-co, - diceva il professor Ringold, battendo le nocche sul piano
della cattedra per sottolineare ogni sillaba: - ecco l'estrema
trasgressione -."
In un casa nei boschi del Connecticut,
dove il leggendario Nathan Zuckerman si è ritirato a vivere in un
isolamento quasi monastico,
lo scrittore, ormai ultrasessantenne e il suo novantenne insegnante di
inglese al liceo, Murray Ringold, si ritrovano a rievocare la vita di Ira, il
fratello minore di Murray.
Nato in una famiglia povera, con un padre violento, Ira, inadatto
alla vita scolastica, si guadagna da vivere svolgendo i mestieri più umili (sterratore,
aiuto-cameriere, minatore), e conoscendo, nel frattempo, persone come
Johnny O'Day,
un operaio comunista duro e puro tutto votato alla causa, che lo
iniziano ai libri e alle questioni sociali e politiche. Divenuto, recitando con successo la parte di Abramo
Lincoln, un affermato attore
radiofonico, Ira sposa Eva Frame,
una diva del cinema, reduce da tre matrimoni falliti.
Ben presto la loro unione si rivela un disastro. La colta,
mondana e raffinata Eve è succube della figlia Sylphid,
una ragazza egoista e sarcastica, che non può sopportare
l'intrusione di Ira nella propria vita e nel proprio menage con la
madre.
Sylphid, che non possiede la bellezza dalla madre, si trova a suo agio
soltanto suonando l'arpa e odiando l'esasperante debolezza della
genitrice, che tiranneggia di continuo.
L'ex sterratore, pur sfuggire alla frustrante vita domestica e per
ritrovare un po' di tranquillità, si
vede costretto ad abitare in una baracca isolata.
Siamo ai tempi del senatore McCarthy e della ormai tristemente famosa
"caccia alle streghe". Eve, sollecitata e aiutata da un influente
giornalista mondano, Bryden Grant, pubblica un libro di memorie e pettegolezzi, Ho sposato un comunista
appunto, in cui, stravolgendo in parte la verità, denuncia il marito come un uomo ributtante e un
esponente
del partito comunista d'America.
Finito nella lista nera, Ira perde il lavoro e ritorna alle umili
occupazioni della gioventù. Violento per temperamento, - da ragazzo ha ucciso in una rissa un operaio italiano -, impulsivo, egli coltiva desideri di vendetta, meditando di
strangolare l'ex moglie e sua
figlia. Non si vendicherà tuttavia con l'assassinio, ma invitando amici
giornalisti di area progressista a distruggere la reputazione di Eve. Il
piano andrà a segno. Dimenticata dal pubblico, Eve morirà alcolizzata
poco più che cinquantenne, in una camera d'albergo, abbandonata pure dall'ingrata figlia.
Due anni dopo morirà anche Ira: si accascia mentre vende minerali
nella discarica di Zinc Town.
Ho sposato un comunista è un bel romanzo, dove
all'affresco e alle notazioni sulla storia e sulla cultura recenti degli Stati
Uniti d'America, si accompagna un minuzioso e preciso studio
psicologico dei personaggi evocati nel libro. C'è ampia materia per
riflettere sulla nostra assurda condizione di contemporanei insicuri e
spaesati.
Rende ulteriormente suggestiva la lettura, quel clima di
cupa disperazione, di misantropia e di morte che percorre gli ultimi
lavori di Roth, per il quale l'inanità di ogni azione e l'entropia
del tutto sembrano rendere vano ogni nostro tentativo di conciliazione
e di decifrazione del caos esistenziale.
Le ideologie, con il loro
linguaggio pseudoscientifico, sono fandonie pericolose per cervelli
poco abituati alla riflessione.
Roth dimostra sfiducia in qualsiasi palingenesi, individuale e
collettiva.
L'uomo è un "legno storto" immodificabile e inemendabile.
Forse solo la letteratura può salvarci, con la sua attenzione al
particolare, alle sfumature, alla complessità.
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