Philip Roth, Ho sposato un comunista, Einaudi, 2000

N
a
r
r
a
t
i
v
a
copertina" - Nella società umana, - ci insegnava il professor Ringold, - la trasgressione più grande di tutte è pensare. - Il pen-sie-ro cri-ti-co, - diceva il professor Ringold, battendo le nocche sul piano della cattedra per sottolineare ogni sillaba: - ecco l'estrema trasgressione -."

In un casa  nei boschi del Connecticut, dove il leggendario Nathan Zuckerman si è ritirato a vivere in un isolamento quasi monastico, lo scrittore, ormai ultrasessantenne e il suo novantenne insegnante di inglese al liceo, Murray Ringold, si ritrovano a rievocare la vita di  Ira, il fratello minore di Murray.

Nato in una famiglia povera, con un padre violento, Ira, inadatto alla vita scolastica, si guadagna da vivere svolgendo i mestieri più umili (sterratore, aiuto-cameriere, minatore), e conoscendo, nel frattempo,  persone come Johnny O'Day, un operaio comunista duro e puro tutto votato alla causa, che lo iniziano ai libri e alle questioni sociali e politiche. Divenuto, recitando con successo la parte di Abramo Lincoln, un affermato attore radiofonico, Ira sposa Eva Frame, una diva del cinema, reduce da tre matrimoni falliti.

Ben presto la loro unione si rivela un disastro. La colta,  mondana e raffinata Eve è succube della figlia Sylphid, una ragazza egoista e sarcastica, che non può sopportare l'intrusione di Ira nella propria vita e nel proprio menage con la madre. 
Sylphid, che non possiede la bellezza dalla madre, si trova a suo agio soltanto suonando l'arpa e odiando l'esasperante debolezza della genitrice, che tiranneggia di continuo. 
L'ex sterratore, pur sfuggire alla frustrante vita domestica e per ritrovare un po' di tranquillità, si vede costretto ad abitare in una baracca isolata.

Siamo ai tempi del senatore McCarthy e della ormai tristemente famosa "caccia alle streghe". Eve, sollecitata e aiutata da un influente giornalista mondano, Bryden Grant, pubblica  un libro di memorie e pettegolezzi, Ho sposato un comunista appunto, in cui, stravolgendo in parte la verità,  denuncia il marito come un uomo ributtante e un esponente del partito comunista d'America.

Finito nella lista nera, Ira perde il lavoro e ritorna alle umili occupazioni della gioventù. Violento per temperamento, - da ragazzo ha ucciso in una rissa un operaio italiano -, impulsivo, egli coltiva desideri di vendetta, meditando di strangolare l'ex moglie e sua figlia. Non si vendicherà tuttavia con l'assassinio, ma invitando amici giornalisti di area progressista a distruggere la reputazione di Eve. Il piano andrà a segno. Dimenticata dal pubblico, Eve morirà alcolizzata poco più che cinquantenne, in una camera d'albergo, abbandonata pure dall'ingrata figlia. Due anni dopo morirà anche Ira: si accascia mentre vende minerali nella discarica di Zinc Town.

Ho sposato un comunista è un bel romanzo, dove all'affresco e alle notazioni sulla storia e sulla cultura recenti degli  Stati Uniti d'America, si accompagna un minuzioso e preciso studio psicologico dei personaggi evocati nel libro. C'è ampia materia per riflettere sulla nostra assurda  condizione di contemporanei insicuri e spaesati.

Rende ulteriormente suggestiva la lettura, quel clima di cupa disperazione, di misantropia e di morte che percorre gli ultimi lavori di Roth, per il quale l'inanità di ogni azione e l'entropia del tutto sembrano rendere vano ogni nostro tentativo di conciliazione e di decifrazione del caos esistenziale.

Le ideologie, con il loro linguaggio pseudoscientifico, sono fandonie pericolose per cervelli poco abituati alla riflessione. 
Roth dimostra sfiducia in qualsiasi palingenesi, individuale e collettiva. 
L'uomo è un "legno storto" immodificabile e inemendabile.
Forse solo la letteratura può salvarci, con la sua attenzione al particolare, alle sfumature, alla complessità.

ordina

I libri di Philip Roth

| home |

| recensioni |


Pagina aggiornata il 12.09.03
Copyright 2000-2009 Valentino Sossella