Norbert Elias, La solitudine del morente, Il Mulino, 2005

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copertinaNato in Germania nel 1897, Norbert Elias fa parte della grande tradizione della sociologia tedesca. Famoso per la sua opera fondamentale Il processo di civilizzazione, La solitudine del morente (titolo originale Ueber die Einsamkeit der Sternbenden in unseren Tagen, Francoforte, 1982) è un suo saggio minore che però si inserisce perfettamente nel suo edificio teorico. L'edizione italiana comprende in appendice anche l'illuminante scritto Invecchiare e morire, che rappresenta un prezioso completamento delle riflessioni di Elias sul tema della morte nella società moderna.

La società contemporanea ha operato, secondo l'eminente sociologo tedesco, una rimozione della morte. Mai come ai giorni nostri i morti e la morte vengono occultati e si muore in totale solitudine.

L'interdetto che accompagna il processo del morire è tanto forte come lo era quello che si riferiva alla sessualità in epoca vittoriana.

I morenti vengono sottratti alla vista dei bambini che altrimenti, si pensa, ne rimarrebbero traumatizzati; non esistono riti che consentano alla maggioranza di accostarsi al morente e porgergli aiuto e conforto: ci mancano le parole, il nostro grado di civilizzazione e di informalizzazione ci lascia muti, nell'imbarazzo e nella vergogna, al cospetto del moribondo, incapaci di toccarlo, di prendergli la mano, di manifestare compassione e solidarietà.

E invece proprio la persona che muore avrebbe bisogno di sentire accanto il calore dei suoi simili, di provare il gratificante sentimento di appartenenza a una comunità.

La morte la affidiamo alla tecnica e agli specialisti. La neutrale routine degli ospedali costituisce ormai il solo rito di accompagnamento per colui che muore. Le operazioni di sepoltura e di organizzazione delle esequie, la cura stessa delle tombe vengono affidate a ditte commerciali esterne alla famiglia.

Senza voler idealizzare il passato, Elias ci ricorda che in epoche antecedenti la nostra si moriva in casa, circondati da familiari e conoscenti. I discorsi della gente comune toccavano spesso l'argomento della morte, non nascondendone neppure gli aspetti più ripugnanti. La morte del resto rientrava nell'esperienza quotidiana di tutti. La vita era meno sicura di oggi e guerre, epidemie, carestie e carenze igieniche mietevano continuamente vittime. 

Oggi, che possiamo contare su un'aspettativa di vita più ampia rispetto alle epoche passate, si muore per lo più isolati, in asettiche stanze di terapia intensiva, dove i professionisti della salute cercano di correggere le anomalie dei singoli organi e di prolungare la vita oltre il lecito, ignorando tuttavia quasi sempre il benessere complessivo della persona assistita e le sue esigenze più profonde. 

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