"Questo è quello che avrebbe potuto
scrivere Sofocle, con un coro di madri morenti: un grande eroe, una
grande verità, una grande missione, e infine un folle volo di
appassionata arroganza, che si conclude nella distruzione".
(Sherwin B. Nuland, Il morbo dei dottori)
Nell'Ottocento, anche nella
civile Vienna, molte donne incinte morivano a causa
di una febbre di origine infettiva. I medici, che
visitavano le donne allora, non ritenevano necessario
lavarsi le mani dopo aver sezionato cadaveri. Ciò
costituiva la causa, allora ignota, dell'infezione,
che causava poi il decesso delle partorienti.
Dopo attente osservazioni, la causa venne
identificata dal dottor Ignatz Semmelweis, passato in virtù di ciò
alla storia della medicina come lo scienziato
che, scoprendo l'origine della febbre puerperale,
mise a punto la tecnica dell'asepsi, così importante
per lo sviluppo della medicina e soprattutto della
chirurgia contemporanee.
A differenza di quello che è logico pensare,
questo benefattore dell'umanità fu fatto segno in
vita di ostracismi, derisioni, diffidenze,
persecuzioni, che lo portarono dapprima
all'emarginazione dal mondo della medicina viennese,
infine alla follia e alla morte precoce.
La sua storia è narrata, in questo bel libro
appassionato, che costituisce la tesi di laurea in
medicina di quello scrittore irregolare e ricco di
talento che fu Celine. Un bel libro, una narrazione circostanziata, avvincente e amara, una
dimostrazione di come spesso il gregge prenda a
cornate l'uomo di genio.
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