"[...] L'infermiere,
oltre ad assistere i pazienti durante la fase acuta e subacuta della
malattia cardiaca, deve:
1) favorire la progressione dei pazienti nelle attività della vita
quotidiana;
2) aiutare i malati e i familiari ad assumere un adeguato stile di vita;
3) sviluppare la capacità di rapporto fra i pazienti e la famiglia per
migliorare la loro qualità di vita;
4) insegnare ai malati a prevenire la progressione della malattia".
Sabino Scardi, Gianfranco Ignone
Nell'ambito della riabilitazione quella del
cardiopatico sta assumendo una rilevanza sempre maggiore.
A fronte di un bisogno crescente di interventi
riabilitativi nel settore della cardiologia, va rilevato che il numero
di strutture in Italia è insufficiente per rispondere alla domanda
dell'utenza mentre la maggior parte delle strutture sono
geograficamente dislocate al Centro-Nord.
Ciò è il riflesso di una diffusa concezione della
medicina e dell'assistenza sanitaria rivolta più alla cura
dell'acuzie che della cronicità e dei bisogni dei malati che
necessitano di un'assistenza a lungo termine.
La riabilitazione del cardiopatico conosce i
suoi esordi negli anni Sessanta.
Possono sottoporsi a riabilitazione cardiologica soltanto quei
pazienti selezionati, le cui condizioni siano "stabili".
La riabilitazione cardiovascolare rappresenta la terza fase della
cura, dopo la prevenzione e la fase diagnostico-terapeutica.
La riabilitazione del cardiopatico tende a reinserire
il malato nel suo contesto familiare, sociale e lavorativo. Consta di
un training fisico che non esaurisce, tuttavia, il trattamento.
L'obiettivo complessivo rimane, infatti, il miglioramento della
qualità della vita.
La riabilitazione cardiovascolare va iniziata il più
presto possibile, già in Unità Coronarica, compatibilmente con le
condizioni del paziente.
È un'acquisizione ormai largamente condivisa della medicina e
dell'infermieristica contemporanee che la mobilizzazione precoce del
malato comporti più benefici che rischi. Essa limita una serie di
complicanze note, dovute all'allettamento prolungato: tromboembolie,
stasi bronchiale, stasi intestinale, ritenzione urinaria, piaghe da
decubito, rigidità articolare.
Dopo un periodo breve di convalescenza al domicilio,
durante il quale il paziente dovrà seguire una serie di consigli e
istruzioni scritte, seguirà l'accesso al centro di riabilitazione.
Ultima fase della riabilitazione del cardiopatico è quella di
mantenimento, che può essere svolta a domicilio dal paziente stesso,
o in palestra, o, soluzione più auspicabile, presso i cosiddetti Club
Coronarici.
La riabilitazione cardiovascolare prevede un approccio
interdisciplinare: fanno parte del team riabilitativo il
cardiologo riabilitatore, il fisiatra, i medici specialisti, il terapista della
riabilitazione, l'infermiere, lo psicologo, il dietista, il medico di
famiglia. Al centro di tutto il processo di cura c'è naturalmente la
persona malata. La famiglia del malato, qualora presente e coinvolta,
rappresenta una risorsa strategica nel corso del trattamento.
"Il programma riabilitativo, -
sottolineano gli autori -, sarà individualizzato, omnicomprensivo,
di lunga durata e richiederà una continua rivalutazione".
Candidati alla riabilitazione cardiovascolare sono i
pazienti con: ischemia silente, angina pectoris, infarto del
miocardio, angioplatica coronarica, stato postintervento di by-pass
aorto coronarico, trapianto cardiaco, ipertensione arteriosa, stato
postintervento di chirurgia valvolare, disfunzioni ventricolare,
ischemica o da cardiopatia, portatore di pace-maker.
L'infermiere di riabilitazione cardiologica deve saper
valutare i sintomi presentati dal malato e le loro modificazioni,
conoscere i farmaci usati in cardiologia, collaborare con il medico e
il fisioterapista, conoscere la dieta più idonea per il cardiopatico,
favorire l'educazione sanitaria, la prevenzione secondaria e la
partecipazione dei pazienti al programma riabilitativo, garantire
sostegno psicologico adeguato al malato e ai suoi familiari.
Al momento della dimissione il paziente dovrà aver
appreso, oltre agli esercizi terapeutici, un nuovo stile di vita che
prevede una riduzione dello stress, un più corretto apporto
alimentare, la cessazione del fumo.
Poiché l'ipercolesterolemia sembra strettamente collegata allo sviluppo
della malattia coronarica, sarà auspicabile che il paziente mantenga
il livello di colesterolo entro i 220-250 mg%