Sabino Scardi, Gianfranco Ignone, Valutazione funzionale e riabilitazione del cardiopatico, Utet, 1993

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"[...] L'infermiere, oltre ad assistere i pazienti durante la fase acuta e subacuta della malattia cardiaca, deve:
1) favorire la progressione dei pazienti nelle attività della vita quotidiana;
2) aiutare i malati e i familiari ad assumere un adeguato stile di vita;
3) sviluppare la capacità di rapporto fra i pazienti e la famiglia per migliorare la loro qualità di vita;
4) insegnare ai malati a prevenire la progressione della malattia".
Sabino Scardi, Gianfranco Ignone

Nell'ambito della riabilitazione quella del cardiopatico sta assumendo una rilevanza sempre maggiore.

A fronte di un bisogno crescente di interventi riabilitativi nel settore della cardiologia, va rilevato che il numero di strutture in Italia è insufficiente per rispondere alla domanda dell'utenza mentre la maggior parte delle strutture sono geograficamente dislocate al Centro-Nord.

Ciò è il riflesso di una diffusa concezione della medicina e dell'assistenza sanitaria rivolta più alla cura dell'acuzie che della cronicità e dei bisogni dei malati che necessitano di un'assistenza  a lungo termine.

La riabilitazione del cardiopatico conosce  i suoi esordi negli anni Sessanta.
Possono sottoporsi a riabilitazione cardiologica soltanto quei pazienti selezionati, le cui condizioni siano "stabili".
La riabilitazione cardiovascolare rappresenta la terza fase della cura, dopo la prevenzione e la fase diagnostico-terapeutica.

La riabilitazione del cardiopatico tende a reinserire il malato nel suo contesto familiare, sociale e lavorativo. Consta di un training fisico che non esaurisce, tuttavia, il trattamento. L'obiettivo complessivo rimane, infatti, il miglioramento della qualità della vita.

La riabilitazione cardiovascolare va iniziata il più presto possibile, già in Unità Coronarica, compatibilmente con le condizioni del paziente.
È un'acquisizione ormai largamente condivisa della medicina e dell'infermieristica contemporanee che la mobilizzazione precoce del malato comporti più benefici che rischi. Essa limita una serie di complicanze note, dovute all'allettamento prolungato: tromboembolie, stasi bronchiale, stasi intestinale, ritenzione urinaria, piaghe da decubito, rigidità articolare.

Dopo un periodo breve di convalescenza al domicilio, durante il quale il paziente dovrà seguire una serie di consigli e istruzioni scritte, seguirà l'accesso al centro di riabilitazione. Ultima fase della riabilitazione del cardiopatico è quella di mantenimento, che può essere svolta a domicilio dal paziente stesso, o in palestra, o, soluzione più auspicabile, presso i cosiddetti Club Coronarici.

La riabilitazione cardiovascolare prevede un approccio interdisciplinare: fanno parte del team riabilitativo il cardiologo riabilitatore, il fisiatra, i medici specialisti, il terapista della riabilitazione, l'infermiere, lo psicologo, il dietista, il medico di famiglia. Al centro di tutto il processo di cura c'è naturalmente la persona malata. La famiglia del malato, qualora presente e coinvolta, rappresenta una risorsa strategica nel corso del trattamento.

"Il programma riabilitativo, - sottolineano gli autori -, sarà individualizzato, omnicomprensivo, di lunga durata e richiederà una continua rivalutazione".

Candidati alla riabilitazione cardiovascolare sono i pazienti con: ischemia silente, angina pectoris, infarto del miocardio, angioplatica coronarica, stato postintervento di by-pass aorto coronarico, trapianto cardiaco, ipertensione arteriosa, stato postintervento di chirurgia valvolare, disfunzioni ventricolare, ischemica o da cardiopatia, portatore di pace-maker.

L'infermiere di riabilitazione cardiologica deve saper valutare i sintomi presentati dal malato e le loro modificazioni, conoscere i farmaci usati in cardiologia, collaborare con il medico e il fisioterapista, conoscere la dieta più idonea per il cardiopatico, favorire l'educazione sanitaria, la prevenzione secondaria e la partecipazione dei pazienti al programma riabilitativo, garantire sostegno psicologico adeguato al malato e ai suoi familiari.

Al momento della dimissione il paziente dovrà aver appreso, oltre agli esercizi terapeutici, un nuovo stile di vita che prevede una riduzione dello stress, un più corretto apporto alimentare, la cessazione del fumo.
Poiché l'ipercolesterolemia sembra strettamente collegata allo sviluppo della malattia coronarica, sarà auspicabile che il paziente mantenga il livello di colesterolo entro i 220-250 mg%

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Pagina aggiornata il 24.03.05
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