Giorgio Ruffolo, Cuori e denari. Dodici grandi economisti raccontati a un profano, Einaudi, 1999

E
c
o
n
o
m
i
a

copertinaL'economia, pur definita da Carlyle la scienza triste, è una disciplina affascinante quanto complicata. Forse per impararne i rudimenti giova la lettura di libri come questo di Ruffolo, già ministro della Repubblica, economista e squisito intellettuale. Nella prefazione, Ruffolo si schermisce, affermando che il suo non costituisce nè un testo di economia, nè una raccolta di biografie, bensì una serie di ritratti, di reportage scritti da un economista non accademico.

In verità, in questo libro, rivolto esplicitamente al profano, Ruffolo compie un'opera meritoria di divulgazione alta. Vivificando la materia con aneddoti e note biografiche, l'autore ci spiega difficili teorie economiche, il loro farsi, il contesto storico e culturale in cui si sono affermate. La qualità della scrittura ne fa un saggio molto leggibile e piacevole; il rispetto per il destinatario fa sì che l'autore non mortifichi l'intelligenza del lettore con facili e abborracciate semplificazioni.

L'autore ha il coraggio e il merito di uscire dal limitato recinto della specializzazione e di far ricorso a tutta la sua composita cultura per la felicità del lettore. D'altronde, nel capitolo dedicato a Smith, è lo stesso Ruffolo che scrive: La cultura del tempo non era stata ancora disseccata dalla specializzazione. L'uomo colto non era un "esperto". Era un uomo assetato di molte storie, un "polistore", come lo definì Schumpeter. Un libertino del sapere. Anche i professori universitari, allora, non credevano che il mondo fosse spartito secondo i confini delle loro cattedre.

I personaggi raffigurati nel libro sono dodici, fra i più importanti della storia del pensiero economico. A ciascuno è associato un aggettivo che ne sintetizza la figura. Così vengono narrate le gesta di Galiani, il machiavellino; Turgot, il timido; Smith, il distratto; Mill, il ronzino; Marx, l'insolvente; Marshall, l'aquila; Wicksell, l'agitatore; Veblen, lo sconcertante; Pareto, lo sprezzante; Schumpeter, il narcisista; Sraffa, l'ecomunista; Keynes, l'esuberante.
Ogni capitolo è preceduto da una citazione, scelta con cura ed emblematica dell'economista trattato. Riporto quelle che mi hanno più colpito:

Fisiocrate? Mercantilista? "Io non sono per niente... Sono soltanto perché non si sragioni... Non si deve ragionare, come fanno gli "economisti", per teoremi astratti: perché si rischia che il teorema vada bene e il problema assai male". (Ferdinando Galiani)

Non chiederemo la nostra bistecca alla benevolenza del macellaio, ma al suo interesse. Contiamo tuttavia che sia un interesse illuminato: dalla naturale simpatia che lega gli esseri umani e dalla educazione di cui dobbiamo provvederli. (Adam Smith)

Il gioco economico della concorrenza è affascinante. E sarebbe anche perfetto, se non fosse che l'ingiustizia e la stupidità ne truccano le carte. (Knut Wicksell)

Bisognerà che l'Italia cominci col persuadersi che c'è nel seno della nazione stessa un nemico più potente dell'Austria, ed è la nostra colossale ignoranza, sono le moltitudini analfabete, i burocrati macchine, i professori ignoranti, i politici bambini, i generali incapaci, l'operaio inesperto, l'agricoltore patriarcale e la retorica che ci rode le ossa. (Pasquale Villari, capitolo su Vilfredo Pareto)

ordina

I libri di Giorgio Ruffolo

| home |

| recensioni |

 

Pagina aggiornata il 02.12.00
Copyright 2000-2006
Valentino Sossella