Federigo Tozzi, Ricordi di un impiegato, Edizioni Studio Tesi, 1994

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Pubblicato postumo nel 1920, a cura di Giuseppe Antonio Borgese, Ricordi di un impiegato riconosce una prima stesura che risale al 1910. Il racconto, dilatatosi dopo successive riscritture a romanzo breve, doveva più propriamente intitolarsi, per volontà di Tozzi stesso, "Ricordi di un giovane impiegato", dove l'aggettivo "giovane" ha una funzione tutt'altro che pleonastica, visto il rilievo che il concetto di giovinezza riveste in tutta l'opera narrativa di Tozzi, stagione della vita che lo scrittore senese identificava con l'inettitudine e la goffaggine.

Scritto sotto forma di diario, l'intreccio vede il ventenne Leopoldo Gradi lasciare Firenze e la numerosa famiglia dotata di poveri mezzi di sostentamento, per impiegarsi nelle ferrovie presso la stazione di Pontedera. Leopoldo lascia anche una ragazza, Attilia, di cui è innamorato, un amore però avversato con motivazioni diverse sia dal padre del giovane che dalla madre, ostile alla ragazza e gelosa del figlio.

A Pontedera, Leopoldo vive un ambiente lavorativo particolarmente ostile nei suoi confronti. Egli, che è taciturno, preso nelle sue fantasticherie e poco avvezzo agli aspetti pratici dell'esistenza, fatica ad inserirsi e a farsi benvolere da colleghi e superiori.

In questo clima psicologico, che tocca vertici di autentica paranoia, Leopoldo trova conforto e riposo nel paesaggio e nelle lettere che scrive alla fidanzata.
Attilia intanto si ammala, si parla di una pleurite, ormai non riesce neppure più a scrivergli e si serve allo scopo di un'amica. 

Leopoldo, che pure ama ancora con trasporto Attilia, si sente attratto anche da altre ragazze, per esempio Nèmora e persino l'amica di Attilia che fa da tramite alla loro corrispondenza.
Con l'aggravarsi delle condizioni della fidanzata, Leopoldo fa ritorno a Firenze, dove riesce a vedere Attilia sul letto di morte, prima del funerale. Rientrato in famiglia trova una sorellina neonata, cui prega la  madre di dare il nome della ragazza morta.
A Pontedera Leopoldo non farà più rientro.

Opera che i critici collocano nell'alveo del naturalismo, Ricordi di un (giovane) impiegato è un testo vivo, che esprime una sensibilità moderna e originale. Il testo si fa apprezzare soprattutto per la finezza dell'analisi psicologica cui Tozzi giunge, oltre che utilizzando la sua grande sensibilità artistica, anche attraverso lo studio delle opere di William James, Janet, Ribot, Lombroso e probabilmente del primo Freud.

Ci sono nel racconto richiami alla memoria involontaria che sembrano anticipare Proust.

Il racconto di Tozzi  contiene espliciti riferimenti autobiografici: Tozzi fu davvero nel 1908 aiuto applicato a Pontedera, lasciandosi alle spalle un contesto familiare ostile e un'innamorata. 
Il tema dell'impiegato ricorre in larga parte della letteratura europea dell'Ottocento e del primo Novecento: Gogol', Dostoevskij, Balzac, Flaubert, De Marchi, Kafka e Svevo, solo per fare alcuni dei nomi degli scrittori più significativi, hanno descritto nelle proprie opere gli affanni e i drammi di impiegati e funzionari di vario livello.

La visione della vita che ci comunica Tozzi in questa opera è improntata ad uno sconsolato pessimismo di matrice quasi leopardiana: la violenza e il male dominano i rapporti fra gli uomini e il lavoro appare una necessità che spegne ogni proposito di vita piena e autentica. L'esistenza di Leopoldo è contraddistinta dal deserto affettivo e da una fredda solitudine. L'io del protagonista è un io frammentato, attraversato da desideri, pulsioni, stati d'animo e pensieri contraddittori. 

La prosa di Tozzi è aspra e tagliente, qualità che non le impediscono di toccare vette di lirismo; il linguaggio è connotato da toscanismi e costruzioni dialettali e colloquiali che ne aumentano il fascino e l'aderenza alla realtà.

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