Un
malessere psicologico personale, degli attacchi di panico collegati alla
paura e alla necessità di prendere l'aereo, estesi poi ad
altri mezzi di trasporto, si incrociano, nel racconto di Canobbio, con un
panico generalizzato, quello prodotto dall'attacco terroristico al World
Trade Center del settembre 2001.
Il risultato è che la dimensione privata prevale su quella pubblica.
Il disastro delle Twin Towers, vissuto a poche centinaia di metri di
distanza, è percepito in modo attutito e quasi irreale ("sentimento
ovattato di quiete e di silenzio"), mentre il panico del
protagonista si mimetizza perfettamente con quello della gente intorno,
anzi, paradossalmente, si trasforma in un'apparenza di superiore
autocontrollo.
Scrive l'autore: "La drammatizzazione delle proprie paure, uno
spettacolo affascinante per chi sta male; e trovarsi in mezzo a mille
persone in stato di panico mimetizza il tuo, rischi di sembrare quello
meno spaventato (dicono che in tempo di guerra i nevrotici non si
notano)".
Il libro di Canobbio, sommesso ed ellittico, ironico e distaccato, raffinato e minimalista,
è la cronaca di una nevrosi personale, della fenomenologia delle sue
manifestazioni e dell'indagine ipotetica e circospetta delle sue cause.
Un libro breve e denso, che testimonia
dell'angoscia del nostro tempo.
ordina