Il disarmonico sviluppo scientifico e tecnologico della medicina
contemporanea, la specializzazione esasperata con la sua parcellizzazione
di interventi spesso non coordinati e l'aziendalizzazione della sanità,
più attenta ai costi che alle reali esigenze delle persone, hanno
contribuito a impoverire l'atto del curare dalle sue valenze relazionali.
Ciò ha avuto un impatto negativo sulla salute dei cittadini, che
risentono della disumanizzazione delle strutture sanitarie cui si
rivolgono. Spesso nelle corsie degli ospedali e nelle strutture che
ospitano gli anziani o i malati cronici, la persona sofferente sperimenta
indifferenza, disprezzo, abbandono, violenze e maltrattamenti vari. La
medicina eroica e vincente, che salva le vite, non ama misurarsi con la vulnerabilità
e i limiti della condizione umana, rappresentati dalla sofferenza
irriducibile, dalla vecchiaia e dalla morte.Occorre ricostruire degli ambienti terapeutici
orientati all'ascolto,
all'informazione, al dialogo, alla compassione, alla solidarietà,
all'accoglienza e alla carità. Spesso un sorriso, una parola gentile, una
carezza, un gesto che manifesti sincero interesse giovano di più a molti
malati che non il più sofisticato armamentario tecnologico. Non si tratta
naturalmente di negare l'importanza della medicina scientifica e
tecnologica, ma di accompagnarla con il necessario rispetto per la persona
sofferente.
La disumanizzazione dell'assistenza sanitaria odierna si ripercuote sul
grado di salute e di soddisfazione degli stessi operatori. Sempre più
medici e infermieri cadono vittima del burn out; molti abbandono il
proprio lavoro, pur avendo iniziato la propria attività con i più nobili
propositi.
Occorre formare gli operatori sanitari a una soddisfacente
comunicazione con i malati, onde evitare che questi ultimi sperimentino
sentimenti di frustrazione, abbandono e umiliazione, ma occorre creare
anche delle organizzazioni che dimostrino di prestare attenzione al
benessere emotivo dei propri membri. Soltanto un'organizzazione che sappia
trattare i propri componenti con umanità, che sia sensibile ai loro
bisogni, saprà creare quel clima di attenzione necessario alla cura dei
pazienti.
Le strutture sanitarie esistono per occuparsi della salute dei
cittadini. Tuttavia nessun cittadino può esercitare la propria tirannia
su chi si prende cura di lui. Una malintesa cultura dei diritti non può
risolversi nella prepotenza dell'uno sull'altro. Occorre reciprocità nel
rapporto tra curante e curato. Per operare un profondo cambiamento dello
stato attuale delle cose, occorre una profonda riflessione etica, che deve
coinvolgere non soltanto chi ha scelto come propria professione quella di
curare, ma tutti i cittadini. Il cliente dei servizi sanitari non deve
proiettare sui camici bianchi aspettative di onnipotenza. Medici e
infermieri sono "esseri umani con la loro storia, sovente
costellata di lutti e dolori, e le loro ferite segrete. Esseri umani
vulnerabili come gli altri".
La psicologa Marie De Hennezel, già famosa per la pubblicazione del fortunato libro La
morte amica, ci presenta queste sue convincenti riflessioni in un
libro discorsivo, tutt'altro che difficile, corredato da molti esempi e
testimonianze.
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