L'intervista
di Silvia Ronchey a James Hillman rappresenta un'utile introduzione alle
idee dello psicologo e filosofo statunitense, che vede, come è noto, nella mitologia
greca la mappa e la spiegazione del funzionamento del mondo e della
nostra psiche.
I libri di Hillman, anche quelli in apparenza più semplici per il
lettore, come può essere questo sotto forma di conversazione, sono
fonte di riflessioni stimolanti e originali.
Per esempio, in questa intervista, lo psicoanalista di Atlantic City
critica la nostra concezione dell'apprendimento scolastico, oggi
inteso come intrattenimento, divertimento, semplificazione e ci
richiama invece a un piacere del pensare e dell'apprendere incentrato
sulla difficoltà, il rigore, il confronto diretto con il pensiero e
gli scritti degli uomini più eminenti..
Vede la globalizzazione e il movimento "no global"
scontrarsi sullo stesso ingannevole tema dell'economicismo. Dà una
propria, inquietante interpretazione, in chiave psicologica, del terrorismo
contemporaneo.
Chiamati a confrontarci con la sofferenza, invece di ammettere che
il dolore fa parte integrante della nostra umana esistenza, noi
occidentali, secondo Hillman, ci affanniamo a sfuggirlo attraverso
l'Anestesia e la Distrazione.
La depressione, economica e psicologica, dominante attualmente nel
mondo industrializzato, può essere letta come una reazione tutto
sommato positiva al consumismo e allo stile di vita maniacale che
conduciamo.
Pur senza farne oggetto di un culto fideistico, questo, come gli
altri libri di Hillman, aiuta il lettore ad uscire dai rassicuranti,
ma mortiferi conformismi contemporanei.
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