Gianmarco Perboni, Perle ai porci. Diario di un anno in cattedra. Da carogna, Rizzoli, 2009

 N
a
r
r
a
t
i
v
a
copertina libroIl libro è il racconto-diario di un anno scolastico, redatto dal fantomatico professor Perboni, omonimo del celebre maestro del libro Cuore di De Amicis. Ma, mentre le cronache ottocentesche deamicisiane grondavano buoni sentimenti, la narrazione del Perboni contemporaneo è infarcita di cinismo e di ironia. Un'ironia che sfocia spesso nell'aperto sarcasmo e nella comicità. Per l'estensore di questo diario scolastico "l'ignoranza degli studenti è congenita, abissale e irrimediabile". Gli insegnanti, cui vengono di norma assegnate classi affollatissime ed indisciplinate, sono malpagati, inascoltati e, per soprammercato, sottoposti a dirigenti scolastici insipienti, ministri dell'Istruzione sprovveduti, i quali, a colpi di riforma, hanno definitivamente demolito la scuola pubblica per favorire quella privata, norme burocratiche assurde, linguaggi e concetti pedagogici, come il "didattichese", astrusi e alienanti. Né sono migliori i genitori dei ragazzi, non di rado arroganti e sempre pronti a giustificare qualsiasi mancanza dei loro pargoli.

Malgrado tutti i gadget tecnologici a loro disposizione, l'indigenza culturale degli attuali ragazzi è disperante. I loro unici interessi sono: "1. il cellulare 2. l'abbigliamento 3. il motorino 4. la PlayStation (per le femmine sostituita dal pettegolezzo su Messenger)"
Il loro tempo, invece che sui libri o in qualche altro modo costruttivo, lo passano a scambiarsi SMS, a guardare la televisione, a giocare alla PlayStation o a chattare, quando non lo trascorrono "a non fare niente in compagnia degli amici". Le loro più grandi aspirazioni consistono nel partecipare ad una qualsiasi trasmissione televisiva della De Filippi (la più gettonata è "Amici") o al "Grande Fratello", di cui ignorano naturalmente la libresca origine orwelliana, oppure le ragazze sognano di diventare delle "veline".

Si capisce allora come il sentimento più diffuso tra gli insegnanti sia la paura e la malattia professionale più frequente l'esaurimento da stress, altrimenti definita con un elegante anglicismo "sindrome da burnout". L'unica via d'uscita, individuata dal professor Perboni è, bandito ogni inutile buonismo e pericolosa confidenza, "complicità e amicizia", farsi carico del proprio compito di educatore, entrando in classe con "la stessa circospezione del domatore che si avvicina alle sue fiere", facendo ricorso, con deliberato sadismo, ai cari, vecchi, ma efficaci metodi didattici della tradizione: l'umiliazione, la minaccia di un richiamo dal preside, il brutto voto, il rapporto disciplinare, la bocciatura, l'interrogazione a sorpresa, mentre "il dito scorre lentamente su e giù lungo l'elenco dei nomi sul registro".

Un libro politicamente scorretto e divertente, una satira che ricorre all'esagerazione per mettere in rilievo i mali della scuola contemporanea.

ordina

Il blog del professor Perboni

| home |

| recensioni


Pagina aggiornata il 15.01.10
Copyright 2000-2010 Valentino Sossella