La ragazza gentile ed
efficiente dell'ufficio informazioni turistiche ci aveva
avvertito: questo albergo è un po' rumoroso. E noi per
la verità avevamo cercato altro, ma le cifre che sparano
per dormire in città, a Parma sono iperboliche.
Decidiamo che la città ci attrae e, se si tratta di
sopportare il rumore del traffico, pazienza...Ma altri
sono i rumori: di notte è un equivoco sbattere di porte,
un susseguirsi di risatine alcoliche, un alternarsi di
discussioni animate, che sarebbe meglio definire
alterchi, in lingua araba, almeno credo, dal momento che
non afferro il significato di neanche una parola. Ci
troviamo in una kasbah, nel cuore del Nord. Al
mattino abbandoniamo alla chetichella la nostra camera,
un po' impauriti e lasciamo l'albergo con sollievo nostro
e soprattutto, pare, dei conduttori dell'hotel.
Ecco, quello che mi ha colpito di Parma è proprio il
contrasto fra le geometriche campagne, l'ordinato
sviluppo della città, ospitale e ricca di storia, con la
figura incombente di Maria Luigia d'Austria, vero nume
tutelare, e la forte presenza di cittadini
extracomunitari.
Li incontri dappertutto, almeno in queste giornate di afa
estiva, con i loro abiti logori, l'andatura stanca e,
parafrasando una vecchia canzone di Gaber, non sai,
incrociandoli, "se aspettarti un sorriso o una
coltellata".
Intanto le belle ragazze pedalano eleganti, con la
loro pelle abbronzata, le acconciature curate, le gonne
corte, con olimpica indifferenza.
Chissà che effetto fanno a questi diseredati, che
provengono da altre culture, che hanno altri valori, che
hanno della donna una concezione diversa dalla nostra?
Molti le osservano a lungo. Mi capita di pensare che
forse, in Italia, stiamo lavorando a creare una
situazione esplosiva, difficile da controllare,
sottovalutata.
Non abbiamo da offrire a questa gente una vera
integrazione, lo si capisce dai loro volti non proprio
felici, ma soltanto il nostro ventre molle, una ricchezza
raggiunta tardi e con difficoltà.
In una trattoria del centro, con un bel giardino
all'aperto, frequentata da studenti che corteggiano le
avvenenti giovani cameriere, mangiamo degli squisiti
ravioli con la zucca, in un'atmosfera dinamica e
rilassata allo stesso tempo.
Un vecchio, solo ad un tavolo, si lamenta di come viene
trattato dall'amministrazione comunale, ma probabilmente
lo fa per quella frequente distorsione psichica degli
anziani che li porta a borbottare di continuo, per
quell'umore saturnino che condisce spesso la loro
solitudine.
I gestori sono dei giovani che parlano con accento
meridionale. Mi sembrano intraprendenti e svegli. Forse
persino un po' troppo spregiudicati.
In Piazza Garibaldi, come in un romanzo di Bevilacqua,
beviamo un drink servitoci da un cameriere
ciarliero e brillante, riparandoci sotto un ombrellone
dal bel sole estivo.
I giornali intanto annunciano il passaggio di Roby Baggio
alla squadra della città e forse anche l'arrivo di
Boban. Ai tifosi di ogni latitudine piace sognare.
Passiamo davanti alla casa natale di Arturo Toscanini,
un genio nato nelle ristrettezze economiche, come spesso
accade.
Il melodramma è l'anima di Parma, almeno di quella
popolare. Mia madre, che è originaria di queste parti,
pur senza possedere una istruzione formale, conosce molte
arie a memoria e le canta tuttora.
Il mito dei parmensi melomani non è dunque inventato, ma
poggia su solide basi.
Ci manca il tempo e la cultura per godere di più delle
bellezza artistiche che il luogo offre. Nostos
ci richiama a casa.