Ugo Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis, Garzanti, 2002

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copertinaSi tratta di un romanzo epistolare che ha come modelli la Nuova Eloisa di Rousseau e i Dolori del giovane Werther di Goethe. Pubblicato nel 1802, venne rivisto e aggiornato nelle successive edizioni del 1816 e del 1817.

Dopo essere fuggito da Venezia in seguito al trattato di Campoformio, Jacopo si rifugia sui Colli Euganei. Qui conosce Teresa, figlia del conte T., promessa sposa di Odoardo. Ne nasce un passione travolgente che purtroppo viene ostacolata, sia dalla presenza del rivale che dalle condizioni economiche ed esistenziali di Jacopo, costretto alla condizione di profugo perseguitato. Il giovane inizia allora un disperato vagabondaggio che ha come meta Ferrara, Bologna, Firenze, Milano, Genova. A Firenze sosta sulle tombe dei grandi in Santa Croce; a Milano incontra uno sconsolato Parini. Quando Teresa si sposa, Jacopo, deluso non soltanto dall'amore, ma anche dai suoi compatrioti, si suicida conficcandosi un pugnale nel petto.

La vicenda non ha uno sviluppo avvincente, quello che costituisce la sostanza del romanzo sono le meditazioni del protagonista, alter ego dell'autore, contenute nelle lettere che egli scrive all'amico Lorenzo Alderani.

Il romanzo di Foscolo contiene molti motivi tipici del preromanticismo e del romanticismo: l'esaltazione del sentimento, il tema del suicidio, il pianto, la luna, amore e morte, le tombe, i fantasmi.

Dominano l'atteggiamento introspettivo, l'anelito del protagonista all'assoluto e all'ideale, il pessimismo riguardo alla natura e all'uomo, la cui condizione di solitudine, senza il conforto di una fede religiosa salda obbliga a continue illusioni per continuare a vivere. Alcuni di questi temi saranno sviluppati da Leopardi.
Rispetto al Werther di Goethe è forte nell'Ortis la passione politica e civile. Non a caso tra i letterati più ammirati da Jacopo c'è Dante.

Un libro ricco di palpiti, di fremiti, di empiti, che gronda di grandi passioni, forse troppo gridate e di grandi sentimenti, forse troppo esibiti e declamati, almeno per la sensibilità odierna.

Un testo, tuttavia, denso, intessuto di intelligenti riflessioni sulle cose ultime, che riescono ancora a far breccia nella coscienza del lettore contemporaneo, che contribuiscono ad affinare ancora la nostra umanità. 

Leggere l'Ortis può costituire tuttora una valida opportunità per sollevarsi dai prosaici calcoli cui ci costringe la grigia esistenza quotidiana e per riflettere poeticamente sulla nostra condizione di uomini immersi nel mistero del cosmo.

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