Si
tratta di un romanzo
epistolare che ha come modelli la Nuova Eloisa di Rousseau e i
Dolori del giovane Werther di Goethe. Pubblicato nel 1802, venne
rivisto e aggiornato nelle successive edizioni del 1816 e del 1817.
Dopo essere fuggito da Venezia in seguito al trattato di
Campoformio, Jacopo si rifugia sui Colli Euganei. Qui conosce Teresa,
figlia del conte T., promessa sposa di Odoardo. Ne nasce un passione
travolgente che purtroppo viene ostacolata, sia dalla presenza del
rivale che dalle condizioni economiche ed esistenziali di Jacopo,
costretto alla condizione di profugo perseguitato. Il giovane inizia
allora un disperato vagabondaggio che ha come meta Ferrara, Bologna,
Firenze, Milano, Genova. A Firenze sosta sulle tombe dei grandi in
Santa Croce; a Milano incontra uno sconsolato Parini. Quando Teresa si
sposa, Jacopo, deluso non soltanto dall'amore, ma anche dai suoi
compatrioti, si suicida conficcandosi un pugnale nel petto.
La vicenda non ha uno sviluppo avvincente, quello che costituisce la
sostanza del romanzo sono le meditazioni del protagonista, alter ego
dell'autore, contenute nelle lettere che egli scrive all'amico Lorenzo
Alderani.
Il romanzo di Foscolo contiene molti motivi tipici del
preromanticismo e del romanticismo: l'esaltazione del sentimento, il
tema del suicidio, il pianto, la luna, amore e morte, le tombe,
i fantasmi.
Dominano l'atteggiamento introspettivo, l'anelito del protagonista
all'assoluto e all'ideale, il pessimismo riguardo alla
natura e all'uomo, la cui condizione di solitudine, senza il conforto di una fede religiosa salda
obbliga a continue illusioni per continuare a vivere. Alcuni di
questi temi saranno sviluppati da Leopardi.
Rispetto al Werther di Goethe è forte nell'Ortis la
passione politica e civile. Non a caso tra i letterati più ammirati
da Jacopo c'è Dante.
Un libro ricco di palpiti, di fremiti, di empiti, che gronda di
grandi passioni, forse troppo gridate e di grandi sentimenti, forse
troppo esibiti e declamati, almeno per la sensibilità odierna.
Un testo, tuttavia, denso, intessuto di intelligenti riflessioni sulle cose
ultime, che riescono ancora a far breccia nella coscienza del lettore
contemporaneo, che contribuiscono ad affinare ancora la nostra umanità.
Leggere l'Ortis può costituire tuttora una valida opportunità
per sollevarsi
dai prosaici calcoli cui ci costringe la grigia esistenza quotidiana e
per riflettere poeticamente sulla nostra condizione di uomini immersi
nel mistero del cosmo.
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