"Questi bambini
nascono due volte. Devono imparare a muoversi in un
mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La
seconda dipende da voi, da quello che saprete dare.
Sono nati due volte e il percorso sarà più
tormentato. Ma alla fine anche per voi sarà una
rinascita. Questa almeno è la mia esperienza. Non
posso dirvi altro".
La disabilità, l'handicap fisico e
psichico di un figlio ritardato, affetto da
tetraparesi spastica, indagati non dalla prosa
scientifica e standard di uno specialista,
ma dalla fine sensibilità di uno scrittore lucido,
maturo, analitico e disincantato come Pontiggia,
attraverso il racconto travagliato, in prima persona,
di uno dei personaggi, il padre, il professor
Frigerio, insegnante presso un Istituto d'Arte.
E' un bel libro, quest'ultimo romanzo di
Pontiggia, che si legge con partecipazione, soffuso
di disperante consapevolezza e di sofferta
autobiografia.
Attraverso l'esperienza dell'handicap, l'autore
scruta, con disarmata spietatezza, il mondo della
medicina, della scuola, l'ottundimento di una
burocrazia tanto limitata quanto animata da buone
intenzioni ("non c'è come una circolare per
gratificare o umiliare gli uomini"), i rapporti
familiari che la presenza di una grave difficoltà
rende critici, difficili, aggressivi, le vite povere
e confuse di tutti noi, intessute di buoni e coerenti
propositi, ma anche di stupidità.
Ciò che colpisce di Pontiggia è l'intelligenza,
il costruire la frase con rapide e azzeccate
osservazioni che disorientano il lettore,
allargandone tuttavia la coscienza.
Si avverte nell'interpretazione dell'esperienza
l'influsso della lezione freudiana, filtrata
criticamente, con una salutare insofferenza per i
dogmi rivelati ("La vita ne sa di più che un
teorema").
Un libro, dunque, autentico, di quelli dove
esistenza e dolore si intersecano di continuo.
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*Dal romanzo di Pontiggia è stato tratto il film Le chiavi di casa
per la regia di Gianni Amelio (DVD, 2004)
I
libri di Giuseppe Pontiggia