Nikolaj V. Gogol', Il cappotto e Il naso, Newton, 1993

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Appartenenti alla letteratura russa dell'Ottocento, due piccole gemme nel loro genere, inseriti nella celebre raccolta de "I racconti pietroburghesi", Il cappotto e Il naso costituiscono una amara e nello stesso tempo divertente satira dell'accidiosa burocrazia russa e degli apparati di tutto il mondo, popolati da personaggi interamente compresi nei loro ruoli e che conducono esistenze inautentiche e povere, qualora privati dei lustrini e degli oggetti che possiedono o dei gradi che ricoprono. Per i quali, spesso, qualsiasi imprevisto, più o meno drammatico, si rivela pericolosamente destabilizzante.

Non si tratta, tuttavia, soltanto dei vizi e delle piccinerie dell'anima russa, ma dei difetti di ciascuno di noi, che Gogol' sa smascherare con la maestria dell'artista e la finezza del grande psicologo. E in questo universalismo sta, secondo me, uno dei motivi della grandezza dello scrittore russo.

Ne Il cappotto Akakij Akakievic è un impiegato zelante, ma con una personalità grigia, austera, mediocre che gli procura la derisione e le angherie dei colleghi.

Costretto a comperarsi un cappotto nuovo, perché quello vecchio non si può rammendare, ne prova un intenso piacere interiore. La sua vita sociale ne trae beneficio. Una sera, però, di ritorno da una festa, viene aggredito e rapinato del suo cappotto. Abbattuto, egli non si dà pace e cerca aiuto presso le autorità per ritrovare il suo prezioso indumento. Dopo aver tuttavia ricevuto l'ennesima strigliata da un superiore vanesio e autoritario, cade malato e muore.

Il suo fantasma, da allora, si aggira per Pietroburgo a derubare gli altri di ogni sorta di cappotto.

Ne Il naso, il tronfio assessore collegiale Kovalev, si accorge una mattina, specchiandosi, di aver perso il naso. L'avvenimento condiziona tutta la sua vita pubblica e privata, gettandolo in un tetro sconforto. Nel frattempo il naso cercherà di condurre una vita autonoma, ma alla fine tornerà sulla faccia del legittimo proprietario, calmandone i turbamenti.

Questi due racconti sono emblematici dello stile di Gogol', improntato ad un realismo che sfuma elegantemente nel grottesco, nel surreale e nel fantastico. Dal punto di vista linguistico, Gogol' è un innovatore, e persino nella traduzione si può apprezzare la sua prosa efficace e viva.

Riguardo la sua attualità, basti dire che Paolo Villaggio, autore della fortunata epopea di Fantozzi, prototipo dell'impiegato scialbo e sfortunato, è stato ed è un assiduo lettore di Gogol'.

I personaggi di Gogol' continuano dunque a vivere dentro di noi e attorno a noi.

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