Appartenenti alla letteratura russa
dell'Ottocento, due piccole gemme nel loro genere,
inseriti nella celebre raccolta de "I racconti
pietroburghesi", Il cappotto e Il
naso costituiscono una amara e nello stesso
tempo divertente satira dell'accidiosa burocrazia
russa e degli apparati di tutto il mondo, popolati da
personaggi interamente compresi nei loro ruoli e che
conducono esistenze inautentiche e povere, qualora
privati dei lustrini e degli oggetti che possiedono o
dei gradi che ricoprono. Per i quali, spesso,
qualsiasi imprevisto, più o meno drammatico, si
rivela pericolosamente destabilizzante.
Non si tratta, tuttavia, soltanto dei vizi e delle
piccinerie dell'anima russa, ma dei difetti di
ciascuno di noi, che Gogol' sa smascherare con la
maestria dell'artista e la finezza del grande
psicologo. E in questo universalismo sta, secondo me,
uno dei motivi della grandezza dello scrittore russo.
Ne Il cappotto Akakij Akakievic è un
impiegato zelante, ma con una personalità grigia,
austera, mediocre che gli procura la derisione e le
angherie dei colleghi.
Costretto a comperarsi un cappotto nuovo, perché quello vecchio non si può rammendare, ne prova un
intenso piacere interiore. La sua vita sociale ne
trae beneficio. Una sera, però, di ritorno da una
festa, viene aggredito e rapinato del suo cappotto.
Abbattuto, egli non si dà pace e cerca aiuto presso
le autorità per ritrovare il suo prezioso indumento.
Dopo aver tuttavia ricevuto l'ennesima strigliata da
un superiore vanesio e autoritario, cade malato e
muore.
Il suo fantasma, da allora, si aggira per Pietroburgo
a derubare gli altri di ogni sorta di cappotto.
Ne Il naso, il tronfio assessore collegiale
Kovalev, si accorge una mattina, specchiandosi, di
aver perso il naso. L'avvenimento condiziona tutta la
sua vita pubblica e privata, gettandolo in un tetro
sconforto. Nel frattempo il naso cercherà di
condurre una vita autonoma, ma alla fine tornerà
sulla faccia del legittimo proprietario, calmandone i
turbamenti.
Questi due racconti sono emblematici dello stile di
Gogol', improntato ad un realismo che sfuma
elegantemente nel grottesco, nel surreale e nel
fantastico. Dal punto di vista linguistico, Gogol' è
un innovatore, e persino nella traduzione si può
apprezzare la sua prosa efficace e viva.
Riguardo la sua attualità, basti dire che Paolo
Villaggio, autore della fortunata epopea di Fantozzi,
prototipo dell'impiegato scialbo e sfortunato, è
stato ed è un assiduo lettore di Gogol'.
I personaggi di Gogol' continuano dunque a vivere
dentro di noi e attorno a noi.
I
libri di Nikolaj V. Gogol'