Questa
concezione della malattia e della morte come passaggio obbligato al
sapere, alla salute e alla vita fa della"Montagna
incantata" un romanzo di iniziazione.
(T. Mann, "Lezione per gli studenti dell'Università di
Princeton")
Pubblicato nel 1924, Der Zauberberg è un
romanzo tradizionale, lungo, forse a volte noioso per
il lettore contemporaneo, poichè il tempo vi scorre
lento e la narrazione procede senza incalzanti colpi
di scena.
E' stato definito un romanzo-saggio, un romanzo
filosofico.
E' un romanzo, tuttavia, questo che narra le
vicende e l'individuazione del protagonista Hans
Castorp, pieno di cose, narrate con la consueta
maestria da Mann: l'amore, l'amicizia, la malattia,
la morte, la cultura, la discussione filosofica, il
razionalismo contro l'irrazionalismo (incarnati, il
primo dall'italiano illuminista e liberalborghese
Settembrini, il secondo dal gesuita Naphta).
Nel sanatorio, nelle clinica del Berghof del
dottor Krokowski, ordinata, linda, la malattia non è
soltanto un disordine organico, non si cura
semplicemente con terapie medico-chirurgiche, ma vi
hanno spazio il dialogo, le conferenze, lo stile di
vita, le emozioni. Vi prevale una visione dell'uomo
nella sua unità di corpo e di anima, una concezione
olistica, psicosomatica della medicina, sul cui
ottimismo, l'autore a volte ironizza garbatamente.
Al di là, quindi, delle profondità indagate da
Mann, dei molteplici significati veicolati dal
romanzo, vi è questa clinica per tubercolotici, che
può costituire ancora un modello per i nostri
ospedali moderni, un ambiente non completamente
spersonalizzante, dove poter tentare di dare
significato alla propria malattia e alla propria
sofferenza e dove sia possibile, come al
protagonista, ritrovare se stessi.
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