Zygmunt Bauman, Modernità liquida, Laterza, 2002

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copertinaIl saggio fu pubblicato per la prima volta a Oxford nel 2000, con il titolo di Liquid Modernity.

Secondo Bauman, la società tardo moderna decreta l'affermazione dell'individuo, ma dell'individuo de iure, non dell'individuo de facto. Solo, vulnerabile, senza uno spazio pubblico cui far riferimento, senza una dimensione politica che soltanto una resurrezione dell'agorà può garantire, l'individuo contemporaneo non assurge al ruolo di cittadino, ma è un isolato alla mercé delle proprie scelte e delle proprie sconfitte, "gli occhi puntati esclusivamente sulla propria performance".

Se sino a qualche decennio fa  il pericolo per l'uomo derivava  dall'invadenza del potere pubblico, dall'occhio pervasivo del Grande Fratello, dal totalitarismo, oggi al contrario i pericoli derivano all'individuo dal ritiro e dalla povertà della dimensione pubblica.
Lo spazio pubblico si è ormai ridotto a poco più di un maxischermo, "in cui si rende pubblica confessione di segreti e confessioni privati". Non a caso, una tipica espressione del nostro tempo sono i talk show che imperversano nelle televisioni a tutte le ore, dove chi interviene esibisce una sincerità spesso inautentica.

Giudicato padrone del proprio destino e quindi colpevole in caso di insuccesso, il singolo è costretto dall'ideologia trionfante a cercare, per dirla con Ulrich Beck, una "soluzione biografica a contraddizioni sistemiche".

L'individualismo odierno è un individualismo povero, dove prevalgono l'interesse egoistico, l'incertezza  e l'ansia del fallimento. L'individuo instabile del nostro tempo proietta e sposta le proprie paure su collaudati capri espiatori: il criminale, lo straniero, il politico dalla vita privata dissennata, il vicino di casa, il cospiratore.

L'esistenza contemporanea è all'insegna del consumo: lo shopping compulsivo è il rituale attraverso il quale tentiamo di esorcizzare le nostre paure. La vera vita è quella che viene rappresentata in tv, la vita dispendiosa dell'elite piena di risorse. Viviamo nell'età del glomour e dell'apparenza. Tuttavia il consumo sfrenato di sempre nuovi oggetti ci lascia inappagati, non lenisce la nostra insicurezza e il nostro senso di precarietà. 

La mercificazione riguarda anche i rapporti personali, che reggono finché garantiscono mutua soddisfazione. Le relazioni sono "a tempo", hanno come i beni di consumo una data di scadenza. La fragilità del nuovo tipo di unione matrimoniale, soprattutto nel caso delle persone comuni, non fa altro che produrre "miseria, agonia e sofferenza umana e un numero sempre crescente di vite spezzate, prive d'amore e di prospettive".
I più deboli, per esempio i bambini, che pure sono parte in causa, raramente vengono interpellati.

La salute, nella società contemporanea, si è trasformata nel fitness, nella ricerca inesausta e sempre inappagata della forma fisica perfetta. Il lavoro, sempre più scarso, ci rende fungibili e licenziabili. "I lavori sicuri in aziende sicure sembrano ormai un ricordo del passato; né esistono specializzazioni ed esperienze che, una volta acquisite, possano garantire un posto di lavoro certo e, soprattutto, duraturo"
Le mannaie che incombono sulle nostre teste si chiamano "ridimensionamento", "ottimizzazione", razionalizzazione", "fluttuazione della domanda", "competizione", "produttività", "efficienza". La "flessibilità", tanto decantata da economisti ed esperti contemporanei, non è altro che il sinonimo di lavoro privo di sicurezza, a termine, senza alcun diritto futuro.

Un libro che si legge con interesse, in cui le tesi dell'autore sono esposte con una chiarezza aliena da ogni astruseria metafisica. Le sconsolate e lucide considerazioni di Bauman ne fanno una delle voci critiche più importanti del nostro tempo.

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