Il
saggio fu pubblicato per la prima volta a Oxford nel 2000, con il titolo
di Liquid Modernity.
Secondo Bauman, la
società tardo moderna decreta l'affermazione dell'individuo, ma
dell'individuo de iure, non dell'individuo de facto. Solo,
vulnerabile, senza
uno spazio pubblico cui far riferimento, senza una dimensione politica
che soltanto una resurrezione dell'agorà può garantire,
l'individuo contemporaneo non assurge al ruolo di cittadino, ma è un
isolato alla mercé delle proprie scelte e delle proprie sconfitte, "gli
occhi puntati esclusivamente sulla propria performance".
Se sino a qualche decennio fa il pericolo per l'uomo derivava
dall'invadenza del potere pubblico, dall'occhio pervasivo del Grande
Fratello, dal totalitarismo, oggi al contrario i pericoli derivano all'individuo dal ritiro
e dalla povertà della dimensione pubblica.
Lo spazio pubblico si è ormai ridotto a poco più di un maxischermo, "in
cui si rende pubblica confessione di segreti e confessioni privati".
Non a caso, una tipica espressione del nostro tempo sono i talk show
che imperversano nelle televisioni a tutte le ore, dove chi interviene
esibisce una sincerità spesso inautentica.
Giudicato padrone del proprio destino e quindi colpevole in caso di
insuccesso, il singolo è costretto dall'ideologia trionfante a cercare,
per dirla con Ulrich Beck, una "soluzione biografica a
contraddizioni sistemiche".
L'individualismo odierno è un individualismo povero, dove prevalgono
l'interesse egoistico, l'incertezza e l'ansia del fallimento.
L'individuo instabile del nostro tempo proietta e sposta le proprie
paure su collaudati capri espiatori: il criminale, lo straniero, il
politico dalla vita privata dissennata, il vicino di casa, il
cospiratore.
L'esistenza contemporanea è all'insegna del consumo: lo shopping
compulsivo è il rituale attraverso il quale tentiamo di esorcizzare le
nostre paure. La vera vita è quella che viene rappresentata in tv, la
vita dispendiosa dell'elite piena di risorse. Viviamo nell'età del glomour
e dell'apparenza. Tuttavia il consumo
sfrenato di sempre nuovi oggetti ci lascia inappagati, non lenisce la
nostra insicurezza e il nostro senso di precarietà.
La mercificazione riguarda anche i rapporti personali, che reggono
finché garantiscono mutua soddisfazione. Le relazioni sono "a
tempo", hanno come i beni di consumo una data di scadenza. La
fragilità del nuovo tipo di unione matrimoniale, soprattutto nel caso
delle persone comuni, non fa altro che produrre "miseria, agonia
e sofferenza umana e un numero sempre crescente di vite spezzate, prive
d'amore e di prospettive".
I più deboli, per esempio i bambini, che pure sono parte in causa,
raramente vengono interpellati.
La salute, nella società contemporanea, si è trasformata nel fitness,
nella ricerca inesausta e sempre inappagata della forma fisica perfetta.
Il lavoro, sempre più scarso, ci rende fungibili e licenziabili. "I
lavori sicuri in aziende sicure sembrano ormai un ricordo del passato;
né esistono specializzazioni ed esperienze che, una volta acquisite,
possano garantire un posto di lavoro certo e, soprattutto,
duraturo".
Le mannaie che incombono sulle nostre teste si chiamano
"ridimensionamento", "ottimizzazione",
razionalizzazione", "fluttuazione della domanda",
"competizione", "produttività",
"efficienza". La "flessibilità", tanto decantata da
economisti ed esperti contemporanei, non è altro che il sinonimo di
lavoro privo di sicurezza, a termine, senza alcun diritto futuro.
Un libro che si legge con interesse, in cui le tesi dell'autore sono
esposte con una chiarezza aliena da ogni astruseria metafisica. Le
sconsolate e lucide considerazioni di Bauman ne fanno una delle voci
critiche più importanti del nostro tempo.
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