E' un classico della psichiatria, The Myth of
Mental Illness, e contribuì non poco al
clamoroso rinnovamento di questa disciplina, che si
verificò negli anni Settanta.
Secondo lo psichiatra e psicoanalista Szasz, non esistono, nelle
cosiddette malattie mentali, alterazioni organiche
permanenti del cervello. Il termine
"malattia" è quindi soltanto una metafora
e una mistificazione, per descrivere la sofferenza
del tutto umana determinata da conflitti morali.
Vivere è apprendere e ciascuno di noi deve diventare
un essere umano competente. La psicoterapia proposta
da Szasz non è altro che un processo educativo, nel
corso del quale psichiatra e cliente stabiliscono gli
obiettivi da raggiungere.
Nella seconda parte del
libro, dopo che nella prima ha criticato la
psichiatria come branca della medicina, Szasz
fornisce una spiegazione del comportamento umano
ispirata alla teoria dei giochi. "La psichiatria
consisterà appunto", secondo lo psichiatra e
psicoanalista americano, "nel chiarire e
"spiegare" i giochi che gli individui fanno
tra loro, e come li hanno appresi, e perché amano farli".
Si possono non condividere le idee di Szasz, ma
questo libro ci aiuta, ancor oggi, a comprendere
meglio l'edificio della psichiatria moderna e anche
un po' di noi stessi.