Douglas Coupland, Microservi, Feltrinelli, 1996

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copertinaSe il sogno di molti è quello di lavorare per Bill Gates, questo è il libro adatto per ricredersi. Anche alla corte della Microsoft la vita è durissima. 

L'impressione che ho ricavato dalla lettura di questo libro è di una narrazione che avanzi in un clima di annoiata disperazione, di piatto grigiore, concedendo all'autore che forse sono proprio queste le tinte predominanti nella società globalizzata, informatizzata, normalizzata. Tranquillanti e desolata vita quotidiana.  

Microservi mi sembra narrativa adatta per chi ama la divulgazione romanzata. Scritto in un gergo a volte fastidioso, ha il pregio di iniziare il lettore non esperto, come sono io, ai misteri dell'informatica. 
Il motivo che spinge a leggere libri come questo mi sembra però, soprattutto, la curiosità per il modo di vita americano. La stessa ragione per cui si leggono i libri di McInerney, Ellis e Leavitt, autori peraltro di esordi non disprezzabili. 

Non mancano in Coupland elementi di critica sociologica pertinenti (la concezione totalizzante del lavoro, la competitività asfissiante, la mortificazione della vita affettiva, il vuoto contenutistico della comunicazione virtuale). 
Trovo, tuttavia, che Microservi assomigli troppo ad un instant-book, con i limiti che questo comporta. Questa storia di nerd e di geek è destinata ad invecchiare precocemente, man mano che le tecnologie di cui parla diventeranno obsolete. Tra 10 o 20 anni Microservi sarà ricordato soltanto da una minoranza di eruditi. E tra cento, qualcuno se ne ricorderà ancora?

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