Giorgio Cosmacini, Storia della medicina e della sanità nell'Italia contemporanea, Laterza, 1994

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copertinaAffascinante viaggio attraverso la medicina italiana del Novecento, in cui Cosmacini ci fa da competente e piacevole guida. Usando uno stile narrativo elegante e vivacizzando l'esposizione della materia con molteplici citazioni tratte da autorevoli fonti bibliografiche, Cosmacini ci racconta gli spettacolari cambiamenti della medicina nel secolo appena trascorso: l'introduzione degli antibiotici, che permetterà di sconfiggere malattie prima affrontate con fatalismo; il contributo dei vaccini nel miglioramento della qualità della vita; il prodigioso sviluppo dell'industria farmaceutica, con la produzione di sempre nuovi e spesso efficaci prodotti; l'identificazione dei fattori di rischio nella spiegazione delle malattie degenerative, con un cambio di paradigma nell'epidemiologia; i progressi della radiologia con l'introduzione degli ultrasuoni (ecografia) e del computer (Tac, Rmn); le strepitose acquisizioni dell'anestesia, che adotta tecniche più sicure e sofisticate e si evolve in rianimazione; la medicina di laboratorio sempre più raffinata; la chirurgia, che si avvale degli avanzamenti nelle altre discipline, per consentire interventi inauditi, fino al trapianto degli organi; la centralità dell'ospedale nel trattamento di problemi di salute complessi. 

Cosmacini, nel parlare della medicina contemporanea, non dimentica la figura dell'infermiere:
"Oggi il ruolo dell'infermiere non è solo quello complementare appartenente a un recente passato o quello peculiare inserito all'interno di questa o quella applicazione tecnica. Oggi il ruolo è anche quello umano di vedere "l'uomo nella malattia" anziché "la malattia nell'uomo". L'infermiere odierno spesso fa cose che il medico non fa più (...), è l'infermiere ad ascoltare il malato e a occuparsi di lui, non però dei suoi organi, ma della sua persona tutt'intera.
(...) Come l'assistenza infermieristica non è riducibile alla sola tecnica, così non è riducibile alla sola pratica ospedaliera. Forse è più qualificante stare in ospedale che in consultorio, come è più gratificante lavorare in sala operatoria che in corsia, più appagante sacrificarsi in rianimazione che in geriatria. Certamente è più "asettico" e meno emotivamente coinvolgente far funzionare una macchina che prendersi cura di un uomo. Però curante è soprattutto colui che in ogni luogo - ospedale o consultorio, sala operatoria o corsia, unità coronarica o reparto di lungodegenza - si applica a ricostruire l'uomo malato intorno ai suoi bisogni e alla sua personalità, rispondendo a domande, soccorrendo a sofferenze. Oggi, inoltre, il modello ospedaliero non è più dominante o egemone. (...) per molti, moltissimi malati - malati cronici, malati inveterati, malati invecchiati, malati inguaribili, vecchi ammalati, malati terminali - l'ospedale non è più un luogo di degenza indispensabile (...). Torna a proporsi, non ancora a imporsi, il modello domiciliare (...), al day hospital si aggiunge l'home-care".

Dunque un bel libro, questo di Cosmacini, da procurarsi e tenere a portata di mano sugli scaffali.

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Pagina aggiornata il 16.01.01
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