Affascinante viaggio attraverso la medicina
italiana del Novecento, in cui Cosmacini ci fa da
competente e piacevole guida. Usando uno stile
narrativo elegante e vivacizzando l'esposizione della
materia con molteplici citazioni tratte da autorevoli
fonti bibliografiche, Cosmacini ci racconta gli
spettacolari cambiamenti della medicina nel secolo
appena trascorso: l'introduzione degli antibiotici,
che permetterà di sconfiggere malattie prima
affrontate con fatalismo; il contributo dei vaccini
nel miglioramento della qualità della vita; il
prodigioso sviluppo dell'industria farmaceutica, con
la produzione di sempre nuovi e spesso efficaci prodotti;
l'identificazione dei fattori di rischio nella
spiegazione delle malattie degenerative, con un
cambio di paradigma nell'epidemiologia; i progressi
della radiologia con l'introduzione degli ultrasuoni (ecografia) e del computer
(Tac, Rmn); le strepitose acquisizioni
dell'anestesia, che adotta tecniche più sicure e
sofisticate e si evolve in rianimazione; la medicina
di laboratorio sempre più raffinata; la chirurgia,
che si avvale degli avanzamenti nelle altre
discipline, per consentire interventi inauditi, fino
al trapianto degli organi; la centralità
dell'ospedale nel trattamento di problemi di salute
complessi.
Cosmacini, nel parlare della medicina
contemporanea, non dimentica la figura
dell'infermiere:
"Oggi il ruolo dell'infermiere non è solo quello
complementare appartenente a un recente passato o
quello peculiare inserito all'interno di questa o
quella applicazione tecnica. Oggi il ruolo è anche
quello umano di vedere "l'uomo nella
malattia" anziché "la malattia
nell'uomo". L'infermiere odierno spesso fa cose
che il medico non fa più (...), è l'infermiere ad
ascoltare il malato e a occuparsi di lui, non però
dei suoi organi, ma della sua persona tutt'intera.
(...) Come l'assistenza infermieristica non è
riducibile alla sola tecnica, così non è riducibile
alla sola pratica ospedaliera. Forse è più
qualificante stare in ospedale che in consultorio,
come è più gratificante lavorare in sala operatoria
che in corsia, più appagante sacrificarsi in
rianimazione che in geriatria. Certamente è più
"asettico" e meno emotivamente coinvolgente
far funzionare una macchina che prendersi cura di un
uomo. Però curante è soprattutto colui che in ogni
luogo - ospedale o consultorio, sala operatoria o
corsia, unità coronarica o reparto di lungodegenza -
si applica a ricostruire l'uomo malato intorno ai
suoi bisogni e alla sua personalità, rispondendo a
domande, soccorrendo a sofferenze. Oggi, inoltre, il
modello ospedaliero non è più dominante o egemone.
(...) per molti, moltissimi malati - malati cronici,
malati inveterati, malati invecchiati, malati
inguaribili, vecchi ammalati, malati terminali -
l'ospedale non è più un luogo di degenza
indispensabile (...). Torna a proporsi, non ancora a
imporsi, il modello domiciliare (...), al day
hospital si aggiunge l'home-care".
Dunque un bel libro, questo di Cosmacini, da
procurarsi e tenere a portata di mano sugli scaffali.
ordina
I
libri di Giorgio Cosmacini