Seguo
con interesse, non sempre ripagato, la narrativa di
Jay McInerney.
E' un coetaneo che ambienta i suoi libri in ricchi milieu,
- tanto che gli è stata affibbiata l'etichetta di
scrittore degli yuppies- , ma scrive con tale
garbo da far emergere nel lettore una sotterranea
corrente di affinità e simpatia.
Questo Professione: modella, per esempio,
pur se maltrattato dalla critica, mi è piaciuto.
Al di là della gratificante evasione offerta a noi
grigi timbratori di cartellino dalla realistica
descrizione di facoltosi ambienti borghesi, McInerney
sa rendere brioso il racconto con acute osservazioni
e con la giusta dose di riferimenti letterari che
finiscono col conquistare il vero lettore di libri.
Storia d'amore tra un giornalista di una rivista
femminile, Connor McKnight, frustrato nelle sue
ambizioni di scrittore e una fotomodella, Philomena,
dai comportamenti sfuggenti e dalla psicologia
evanescente, Professione: modella ci
presenta il vuoto della contemporaneità, i cui
ideali culturali sono appunto gli attori, i cantanti,
i presentatori, le fotomodelle, il mondo del cinema e
della tv, nonché l'incessante pettegolezzo che
questi protagonisti della società dello spettacolo
alimentano.
La falsa rappresentazione della vita inscenata dai
media diventa la sola forma di esistenza percepita
come autentica sia dai protagonisti che dai loro fans.
Ma il bello del libro non consiste tanto nella
critica sociale, abbastanza risaputa e scontata,
quanto nella freschezza della narrazione con al
centro i tormenti amorosi del protagonista.
Nel romanzo c'è naturalmente dell'altro: la
fragilità della famiglia americana, con genitori
troppo di frequente inadeguati o assenti;
l'intelligenza e la sensibilità di una nuova
generazione di donne, incarnata nel libro da Brooke,
la sorella di Connor, personaggio salingeriano
tormentato dall'anoressia; le miserie del mondo
editoriale.
C'è abbastanza materiale per tenere vivo l'interesse
del lettore sino alla fine.
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