Il morbo di Alzheimer
costituisce la più diffusa forma di demenza. Si calcola in 12 milioni
il numero di malati di Alzheimer nel mondo. Soltanto in Italia si contano
80mila nuovi casi di malattia ogni anno. Il morbo di Alzheimer comporta
la distruzione delle cellule cerebrali, con conseguente decadimento progressivo
della sfera cognitiva, comportamentale ed emotiva del paziente. Il malato finisce con
l'essere incapace di attendere alle più semplici attività della
vita quotidiana e ha bisogno di assistenza continua.
Lo scopritore di questa forma di demenza che può colpire persone
relativamente giovani fu il dottor Alois Alzheimer. Della sua vita e
delle vicissitudini che portarono all'importante scoperta ci parla
questo libro, tradotto in italiano da Luigi Garzone, il cui titolo
originale è Alzheimer Das Leben eines Arztes und die Karriere einer
Krankheit (Piper, München Zürich, 1998).
Alois Alzheimer nasce a a Marktbreit il 14 giugno del 1864. È figlio
di un notaio e trascorre un'infanzia spensierata in una famiglia
numerosa. Già al ginnasio si rivela un brillante studente di scienze
naturali, inoltre il suo carattere denota il virtuoso impulso ad aiutare il
prossimo.
Prima del conseguimento della maturità ginnasiale gli muore la madre.
Nel 1883 si iscrive a Medicina. Sceglie la sede di Berlino,
consigliatagli dal padre, dove insegnano scienziati eminenti del calibro
di Rudolf Virchov, noto per i fondamentali studi sulla patologia
cellulare e Robert Koch, lo scopritore del bacillo tubercolare.
Ma il clima cosmopolita di Berlino non gli si addice, per cui egli si
trasferisce prima a Würzburg, più vicino a casa, quindi a Tubinga.
Aderisce alla goliardia. Dapprima si manifesta uno studente un po'
svogliato di corsi propedeutici, ma poi si appassiona agli studi di
istologia, patologia e psichiatria.
Consegue la laurea in Medicina nel 1887, a Würzburg.
In qualità di psichiatra, Alzheimer è convinto che le malattie
psichiche siano malattie organiche del cervello. Non di meno crede
nell'efficacia della terapia del dialogo (psicoterapia) e nel
principio di limitare al massimo le restrizioni alla libertà del
malato.
Soprattutto egli si rivela uno scienziato molto abile nell'uso del
microscopio.
Il 1888 lo vede medico assistente nella Clinica comunale per dementi
ed epilettici di Francoforte, diretta dal dottor Sioli.
Qui si fa uso, nella cura degli infermi, di bagni terapeutici prolungati
e si pratica l'ergoterapia. I mezzi più coercitivi sono aboliti, mentre
si organizzano invece gite, serate musicali, rappresentazioni teatrali.
Nel 1896 nasce il primogenito Hans; nel 1901 muore l'amata moglie
Cecilie.
Nel 1903 è prima a Heidelberg, poi a Monaco. In queste sedi conosce
Kraepelin, il fondatore della psichiatria scientifica contemporanea e
fautore egli stesso di una psichiatria "dal volto umano".
Con Kraepelin lavora alla classificazione delle malattie mentali,
sulla base di un'origine neuroanatomica delle stesse.
Nel 1906 tiene una conferenza su "Una strana malattia della
corteccia cerebrale": si tratta della prima descrizione di una
demenza presenile, più tardi denominata, su proposta di Kraepelin,
malattia di Alzheimer. La prima citazione della denominazione di
malattia di Alzheimer compare infatti nel 1910, sul libro di testo di
psichiatria di Kraepelin.
Ben presto l'abile scienziato Alzheimer lascia la direzione della
clinica di Monaco per dedicarsi interamente alla ricerca scientifica.
Nel 1912 assume l'incarico di professore ordinario di psichiatria a
Breslavia, un riconoscimento che Alzheimer dimostra di apprezzare
particolarmente.
Purtroppo, prima di giungere al prestigioso incarico di Breslavia, si
ammala. Fisicamente forte e battagliero, ora il minimo sforzo gli
provoca affanno e oppressione cardiaca.
Ciò tuttavia non gli impedisce di adempiere il proprio dovere con
scrupolosità ed entusiasmo. Oltre al lavoro scientifico e
all'insegnamento della psichiatria, egli dedica ancora parte del suo
tempo alla cura dei malati.
Alois Alzheimer muore per blocco renale, a soli 51 anni, il 19
dicembre del 1915.
Ma la storia di una malattia non è soltanto la storia dello suo
scopritore e dell'ambiente scientifico che ne ha consentito la scoperta.
Spesso sono i pazienti stessi ed essere decisivi protagonisti del
progresso scientifico. Nel caso del morbo di Alzheimer si tratta di
Augusta D., 51 anni, moglie di un impiegato delle ferrovie che nel giro
di pochi mesi manifesta una serie di sintomi che vanno dal calo di
memoria al disorientamento temporospaziale, dai disturbi del linguaggio
alle allucinazioni, all'agitazione psicomotoria.
Il dottor Alois Alzheimer la visita nel novembre del 1901 e sempre si
terrà aggiornato sullo strano caso di questa paziente, che gli
consentirà di formulare la prima diagnosi di quell'atrofia cerebrale,
che porterà negli anni successivi il suo nome.
In anni più recenti si deve ai casi clinici di due illustri
personaggi, il presidente Ronald Reagan e l'attrice Rita Hayworth, il
merito di aver richiamato l'attenzione del vasto pubblico su una
malattia che costituisce una delle più drammatiche sfide che la
medicina contemporanea si trova ad affrontare.