Konrad Maurer, Ulrike Maurer, Alzheimer. La vita di un medico la carriera di una malattia, Manifestolibri, 1999

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Il morbo di Alzheimer costituisce la più diffusa forma di demenza. Si calcola in 12 milioni il numero di malati di Alzheimer nel mondo. Soltanto in Italia si contano 80mila nuovi casi di malattia ogni anno. Il morbo di Alzheimer comporta la distruzione delle cellule cerebrali, con conseguente decadimento progressivo della sfera cognitiva, comportamentale ed emotiva del paziente. Il malato finisce con l'essere  incapace di attendere alle più semplici attività della vita quotidiana e ha bisogno di assistenza continua.

Lo scopritore di questa forma di demenza che può colpire persone relativamente giovani fu il dottor Alois Alzheimer. Della sua vita e delle vicissitudini che portarono all'importante scoperta ci parla questo libro, tradotto in italiano da Luigi Garzone, il cui titolo originale è Alzheimer Das Leben eines Arztes und die Karriere einer Krankheit (Piper, München Zürich, 1998).

Alois Alzheimer nasce a a Marktbreit il 14 giugno del 1864. È figlio di un notaio e trascorre un'infanzia spensierata in una famiglia numerosa. Già al ginnasio si rivela un brillante studente di scienze naturali, inoltre il suo carattere  denota il virtuoso impulso ad aiutare il prossimo.
Prima del conseguimento della maturità ginnasiale gli muore la madre.
Nel 1883 si iscrive a Medicina. Sceglie la sede di Berlino, consigliatagli dal padre, dove insegnano scienziati eminenti del calibro di Rudolf Virchov, noto per i fondamentali studi sulla patologia cellulare e Robert Koch, lo scopritore del bacillo tubercolare.

Ma il clima cosmopolita di Berlino non gli si addice, per cui egli si trasferisce prima a Würzburg, più vicino a casa, quindi a Tubinga.
Aderisce alla goliardia. Dapprima si manifesta uno studente un po' svogliato di corsi propedeutici, ma poi si appassiona agli studi di istologia, patologia e psichiatria.
Consegue la laurea in Medicina nel 1887, a Würzburg.

In qualità di psichiatra, Alzheimer è convinto che le malattie psichiche siano malattie organiche del cervello. Non di meno crede nell'efficacia della terapia del dialogo (psicoterapia) e nel principio di limitare al massimo le restrizioni alla libertà del malato.
Soprattutto egli si rivela uno scienziato molto abile nell'uso del microscopio.

Il 1888 lo vede medico assistente nella Clinica comunale per dementi ed epilettici di Francoforte, diretta dal dottor Sioli.
Qui si fa uso, nella cura degli infermi, di bagni terapeutici prolungati e si pratica l'ergoterapia. I mezzi più coercitivi sono aboliti, mentre si organizzano invece gite, serate musicali, rappresentazioni teatrali.
Nel 1896 nasce il primogenito Hans; nel 1901 muore l'amata moglie Cecilie.
Nel 1903 è prima a Heidelberg, poi a Monaco. In queste sedi conosce Kraepelin, il fondatore della psichiatria scientifica contemporanea e fautore egli stesso di una psichiatria "dal volto umano".

Con Kraepelin lavora alla classificazione delle malattie mentali, sulla base di un'origine neuroanatomica delle stesse.
Nel 1906 tiene una conferenza su "Una strana malattia della corteccia cerebrale": si tratta della prima descrizione di una demenza presenile, più tardi denominata, su proposta di Kraepelin, malattia di Alzheimer. La prima citazione della denominazione di malattia di Alzheimer compare infatti nel 1910, sul libro di testo di psichiatria di Kraepelin.

Ben presto l'abile scienziato Alzheimer lascia la direzione della clinica di Monaco per dedicarsi interamente alla ricerca scientifica. Nel 1912 assume l'incarico di professore ordinario di psichiatria a Breslavia, un riconoscimento che Alzheimer dimostra di apprezzare  particolarmente.
Purtroppo, prima di giungere al prestigioso incarico di Breslavia, si ammala. Fisicamente forte e battagliero, ora il minimo sforzo gli provoca affanno e oppressione cardiaca.
Ciò tuttavia non gli impedisce di adempiere il proprio dovere con scrupolosità ed entusiasmo. Oltre al lavoro scientifico e all'insegnamento della psichiatria, egli dedica ancora parte del suo tempo alla cura dei malati.

Alois Alzheimer muore per blocco renale, a soli 51 anni, il 19 dicembre del 1915.

Ma la storia di una malattia non è soltanto la storia dello suo scopritore e dell'ambiente scientifico che ne ha consentito la scoperta. Spesso sono i pazienti stessi ed essere decisivi protagonisti del progresso scientifico. Nel caso del morbo di Alzheimer si tratta di Augusta D., 51 anni, moglie di un impiegato delle ferrovie che nel giro di pochi mesi manifesta una serie di sintomi che vanno dal calo di memoria al disorientamento temporospaziale, dai disturbi del linguaggio alle allucinazioni, all'agitazione psicomotoria.
Il dottor Alois Alzheimer la visita nel novembre del 1901 e sempre si terrà aggiornato sullo  strano caso di questa paziente, che gli consentirà di formulare la prima diagnosi di quell'atrofia cerebrale, che porterà negli anni successivi il suo nome.
In anni più recenti si deve ai casi clinici di due illustri personaggi, il presidente Ronald Reagan e l'attrice Rita Hayworth, il merito di aver richiamato l'attenzione del vasto pubblico su una malattia che costituisce una delle più drammatiche sfide che la medicina contemporanea si trova ad affrontare.

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