Antonio Fogazzaro, Malombra, Garzanti, 2004

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copertina"Pareva a Silla che se fosse possibile rappresentare una generazione con un uomo solo, come altri ha fatto per la umanità intera, la generazione presente verrebbe raffigurata in un uomo colto, acuto di mente e basso di animo, attivo, ambizioso, doppio, sensuale senza passione, forte di molta fede in se stesso, vantatore, malato d'umori vaganti che lo molestano sempre a fior di pelle e talvolta gli minacciano i visceri".

Nell'ala più tenebrosa del palazzo del conte Cesare d'Ormengo, vive la nipote Marina, una ragazza languida, esuberante, enigmatica, seducente.
Tra il conte e la nipote esiste un'aperta ostilità, un'irriducibile inconciliabilità di carattere. 
Per un segno del destino, un giorno Marina scopre nel suo appartamento, dentro a un antico stipo, un biglietto, scritto di suo pugno dalla prima moglie del padre del conte Cesare, Cecilia Varrega, la nonna di Marina, tenuta segregata dal marito nel palazzo sino a morirne.

Da quel giorno Marina Crusnelli di Malombra si identifica con la progenitrice perseguitata e cerca di attuarne la vendetta.
Conosce a palazzo un giovane, un animo nobile con aspirazioni letterarie, Corrado Silla, trattato con grande affetto dal conte, che ne ha conosciuto la madre, ormai morta e che l'ha chiamato presso di sé per assegnargli un incarico letterario-scientifico ben retribuito. 
Tra Corrado e Marina nasce un'attrazione, ma i due, orgogliosi, finiscono col respingersi e Silla, arrabbiato, fa ritorno a Milano. 

Pochi giorni dopo giungono in visita a palazzo, da Venezia, i Salvador, madre e figlio. Il giovane Nepo Salvador corteggia Marina, sperando in una ricca dote. La madre, la contessa Fosca, sostiene i maneggi del figlio, per puro interesse economico. Nepo, tuttavia, goffo e vanesio, finisce per subire il fascino della marchesina, che, invece, si prende gioco di lui, promettendogli di sposarlo.

A Milano, intanto, Silla conosce Edith, la figlia adorata del segretario del conte Cesare, Steinegge. Edith è dolce e pura, animata da sentimenti religiosi e da amore filiale. Ritrova il padre dopo lunghi anni di dolorosa separazione. 
Edith, suo malgrado, rimane affascinata da Silla, il quale, pure, è attratto dalla ragazza.

All'improvviso, un telegramma a firma Cecilia richiama Silla a palazzo: il conte sta male; qualcuno dice che sia già morto. Silla accorre; il conte Cesare ha avuto un attacco di apoplessia ed è agonizzante. 
Un frate chiamato al suo capezzale, padre Tosi, un valente medico oltre che religioso, insinua il sospetto che il conte sia stato ucciso deliberatamente da qualcuno che l'ha sottoposto a una intensa emozione. 
Marina, in preda al delirio, confessa di essersi palesata al conte come Cecilia e di aver perpetrato la sua agognata vendetta contro la odiata stirpe degli Ormengo.
Mandato a monte il matrimonio con Nepo Salvador, Marina-Cecilia circuisce Silla, che ne subisce il misterioso fascino.

Secondo i frequentatori del palazzo, Marina è una pazza che soffre di allucinazioni, che va allontanata al più presto e curata. 
Il conte muore. 
Silla, consigliato dal commendator Vezza, esecutore testamentario del conte Cesare, prende la sofferta risoluzione di allontanarsi dal palazzo. Marina-Cecilia, sentendosi tradita da quello che considera il suo amante e il suo strumento di vendetta, lo uccide con un colpo di pistola e poi si suicida nelle acque del lago, dopo una disperata fuga. 
Saputo della morte di Silla, Edith, che ne era innamorata (e corrisposta), si dispera, ma la fede in Dio la salverà.

Questo, a grandi linee, l'intreccio di un romanzo complesso e avvincente, il primo di  Fogazzaro, ormai quarantenne, che fu pubblicato nel 1881, l'anno dell'uscita de I Malavoglia di Verga.
In Malombra sono riconoscibili alcuni stilemi del decadentismo: il misticismo, lo spiritismo, l'atmosfera sensuale al limite di un estenuato erotismo, la reazione al positivismo.

Interessante il personaggio di Corrado Silla, in cui l'autore sembra avere messo tratti autobiografici. 
Considerato dai parenti un ozioso perché si occupa di cose letterarie e non di commerci, Silla è ardente, di nobili sentimenti, di alto volere, ma si sente perseguitato dalla sfortuna e dai suoi simili, che non ne riconoscono il valore. 
È "inetto a vivere", come affermerà egli stesso, il primo della letteratura italiana; con lui "comincia la malattia morale del decadentismo, quella che mette capo a Borgese e Moravia", come ha fatto osservare Momigliano. 
Personaggio attuale, egli anticipa le crisi dell'individuo novecentesco.

Steinegge, Edith e don Innocenzo, con i loro dialoghi permettono di sviscerare il tema religioso sempre ben presente in Fogazzaro. La loro tensione morale, la loro serenità sembrano indicare al lettore che la fede è la più grande risorsa di cui dispone l'individuo per superare le avversità e i dolori della vita.

Personaggio affascinante, il conte Cesare, scettico e solitario, rappresenta l'integrità morale, la serietà, l'austerità di un mondo, quello dell'aristocrazia,  ormai avviato al tramonto.

Marina è uno dei personaggi femminili meglio riusciti della letteratura italiana, dotata di una bellezza conturbante e perversa. 

Fogazzaro sa rendere con liricità la bellezza del paesaggio, la calma del lago, la spiritualità delle montagne, la vegetazione descritta con precisione botanica in un trionfo di noci, roveri, frassini, ulivi, platani, cipressi, viti, gelsi, abeti e pioppi.

L'ambientazione del romanzo, come sempre in Fogazzaro, è aristocratica e alto-borghese; per ritrarre la piccola gente, gli umili, la servitù,  lo scrittore adotta, sapientemente, ma con un certo distacco, il registro comico.

Non manca, nel romanzo, la mondanità, con le sue fatue passioni, con gli intrighi amorosi, con gli stanchi piaceri. La sua rappresentante, nel romanzo è Giulia De Bella, l'amica di Marina
E soprattutto, fa capolino la folla delle città, grande protagonista di tutto il Novecento. Sulla folla e sulle forze che tengono avvinti gli individui, Fogazzaro scrive delle belle e sensuali pagine, come, per esempio: 
"La striscia nera della gente a piedi moveva lenta, assaporando l'ora dolce, l'aria pura, odorata di primavera e di eleganza, il rumor soffice delle carrozze, musica della ricchezza indolente, piena d'immagini tentatrici. E le signore, negli equipaggi di gala, passavano e ripassavano sotto la nebbia verdognola dei grandi platani, come Dee infingarde, fra gli sguardi ardenti, la curiosità invidiosa del pubblico, blandite da questi acri vapori d'ammirazione, fiso l'occhio al di sopra di essi, in qualche invisibile. Quel moto lento e molle, quella stanca inquietudine umana pareano consentire col nuovo turbamento, con le nascenti passioni della terra. 

Alcune note sul linguaggio: Fogazzaro è uno scrittore lombardo-veneto, che nei dialoghi ricorre spesso al dialetto. La sua tecnica narrativa ricorre con perizia al discorso indiretto libero.

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